Tagliacozzo, Alba d’oro: primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo

di Redazione | 25 Settembre 2020 @ 13:05 | CRONACA
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TAGLIACOZZO – E’ arrivata ieri, dal Tribunale di Avezzano, la sentenza che dichiara colpevole Nino Zangari, nella veste di Amministratore delegato della società finita sotto la lente di ingrandimento della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, condannato alla pena di 4 anni ed 8 mesi di reclusione, all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni e ad una provvisionale di 90 mila euro a diverse parti civili. Così come riporta Site.it.

Secondo l’accusa,  Zangari avrebbero impiegato, in attività imprenditoriali in Abruzzo,  più di un milione e mezzo di euro provenienti dal «tesoro occulto» riconducibile al defunto boss mafioso Vito Ciancimino  per realizzare  La Contea, un moderno villaggio vacanze dotato di ristorante, piscina, campi da tennis, calcetto e nonché di terreni per un valore di oltre due milioni e mezzo di euro, già sequestrati dal Tribunale dell’Aquila nel 2011. 

Sono stati invece assolti,  perché il fatto non costituisce reato, Achille  Augusto Ricci, cugini e soci di Zangari nella Alba d’oro srl, cui il Tribunale ha disposto anche la restituzione delle loro quote della società, precedentemente sequestrate.

L’inchiesta “Alba d’oro”, partita da Palermo e arrivata nella Marsica, è nata su impulso della Direzione nazionale antimafia ed ha visto una parte del tesoro dell’ex sindaco e boss di Palermo, custodita e fatta fruttare proprio nella Marsica, attraverso società e prestanome. 


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