Tagli alla cultura, Zappacosta: basta amatori! Teatrozeta? Decurtazione dovuta

di Marco Signori | 30 Giugno 2020 @ 07:00 | POLITICA
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L’AQUILA – Enti e associazioni culturali ricevono dalla Regione Abruzzo contributi rapportati a quelli che vengono erogati dal Ministero per i beni e le attività culturali. È una legge a stabilirlo e a fissare le percentuali, rispetto alla sovvenzione statale, del finanziamento regionale.

A spiegarlo è Giancarlo Zappacosta, direttore del dipartimento Cultura e Turismo della Regione, che a L’Aquilablog risponde anche a Manuele Morgese, attore, regista e imprenditore della cultura, fondatore del Teatrozeta dell’Aquila, che nei giorni scorsi ha denunciato il rischio chiusura per il taglio dei fondi da parte della Regione.

“Le leggi di riferimento sono la numero 55 e la numero 46, la 46 si occupa di enti o associazioni che sono immessi nel circuito del Fondo unico per lo spettacolo del Ministero, la Regione Abruzzo con la 46, considerando che c’è una norma che lega indissolubilmente il contributo ministeriale a quello Regioni, ha stabilito delle percentuali in relazione a quello che eroga il Mibact”, dice. “La Regione non può inventarsi una erogazione extra moenia o superiore a quella prevista”.

“Se a Teatrozeta era quindi già stato tagliato il contributo ministeriale? Certo che sì”, afferma Zappacosta, “sia a lui che al Teatro dei colori! Non può pensare di avere una compensazione per una logica, a mio parere assolutamente ammissibile per quanto concerne i lavoratori dello spettacolo”.

“Il sistema”, prosegue il direttore, “si potrebbe considerare paradossale ma non è aberrante. Si danno più soldi a chi fa più incassi, chi attira più pubblico deve avere maggiore consistenza di erogazione. Devo promuovere il teatro e la musica, non si può pensare di finanziare il cosiddetto atto di creatività, deve esserci anche un riscontro economico”.

“C’è un multidisciplinarismo nell’ambito della materia”, aggiunge Zappacosta, “Morgese deve spiegarmi dove sono le sue performance, i suoi incassi. Lui ha fatto un teatro, bene, ma siccome questa è un’impresa di carattere privato non è detto che il pubblico debba intervenire sul fatto che lui si è costruito un teatro! La legislazione nazionale finanzia, laddove ci sono risorse, teatri di proprietà pubblica, non teatri di proprietà privata. Ci sarebbe un vulnus al libero mercato!”.

“Dal punto di vista personale lo posso anche capire, anche perché sono uomo di teatro a tutto tondo”, rileva il direttore, diplomato attore all’Accademia di arte drammatica e con esperienze nel campo, “ma bisogna pensare alla professione prevalente. Io, ad esempio, quando andrò in pensione molto probabilmente assieme ad un mio ex collega, Tonino Giambuzzi, farò uno spettacolo per la regia di Tonino Calenda, ma ce lo finanziamo noi!”.

“Il problema è questo: io non posso pretendere risorse dall’ente pubblico se il Ministero non mi ha riconosciuto come ente incluso nel Fondo unico dello spettacolo”, rileva Zappacosta, “tanto è vero che anche il contributo regionale al Teatro stabile d’Abruzzo è diminuito in virtù del contributo che gli ha dato il Minsitero, poi certo fanno le sveltine in sede di bilancio di fine anno e danno contributi, ma ormai è tutto legato alle rendicontazioni”.

“Dovrei intervenire per facilitare Morgese, e non, per esempio, la Compagnia dell’Alba di Ortona oppure Giancarlo Gentilucci a San Demetrio Ne’ Vestini oppure un altro privato? Mi sembra improponibile in una logica legislativa di questo tipo”, dice senza mezzi termini.

E proprio a proposito degli operatori dello spettacolo extra Fus, che si sono costituiti in coordinamento nelle scorse settimane per chiedere un sostegno alla Regione, Zappacosta fa sapere come “abbiamo finalmente costituito l’Osservatorio regionale dello spettacolo che serve a definire qual è l’attività preminente e prevalente”.

“Cioè se sono un genio e faccio il medico ma non ho fatto l’università non posso mettermi al paro di un medico!”, dice il direttore con fermo sarcasmo, “se io non sono professionista del ramo e non lo faccio come attività prevalente non posso essere finanziato”.

“Ci sono professori che fanno teatro, un esempio su tutti è Edoardo Oliva, che insegna ma ha una compagnia. Ebbene, mi dispiace ma la sua attività prevalente è quella del professore”, fa osservare Zappacosta, “io posso intervenire per qualche altra figura nell’ambito della sua compagnia, ma non per lui che fa un altro mestiere e ha altre entrate che sono di natura prevalente”.

“Bisogna tener conto di dati incontrovertibili, che sono l’iscrizione all’Enpals, la Partita Iva e il riconoscimento come associazione culturale con i relativi adempimenti in regola”, chiosa il direttore, che ricorda come sia in via di pubblicazione un bando per sostenere le attività culturali purché di carattere professionistico: “Non finanziamo più i dopolavoristi ma solo attività di spettacolo professionali, Morgese partecipi a questo bando. Il finanziamento è certo perché stavolta i soldi ci sono”.


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