Sulmona, lo stabilimento Marelli verso una crisi senza uscita

di Marianna Gianforte | 28 Giugno 2022 @ 06:31 | ATTUALITA'
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SULMONA – Non si vede ancora alcuna prospettiva di uscita dalla crisi in cui lo stabilimento Marelli di Sulmona è precipitato, come un effetto domino, a causa della mancanza di produzione per quello che è il suo principale ‘cliente’: la Sevel di Atessa, che ha difficoltà nell’approvvigionamento dei componenti. Una crisi che ha orgine nei mesi dell’emergenza sanitaria e delle chiusure a molte produzioni in tutto il mondo. Situazione aggravata adesso dalla guerra in Ucraina. A fare il punto della situazione è la segretaria provinciale della Fiom Cgil, Elvira De Santis: “Sono 550 i lavoratori in cassa integrazione ormai da mesi – spiega – l’ultima tornata scadrà il 16 luglio”.

Il ricorso alla cassa integrazione riguarda quasi tutti i lavoratori, a esclusione degli amministrativi. La Sevel di Atessa (circa 6-7mila dipendenti) è praticamente ferma a causa della difficoltà a reperire componenti e crea a catena problemi sui fornitori, catena alla quale appartiene la Marelli di Sulmona. Per i 550 lavoratori rimasti non resta che contare ancora una volta sulla cassa integrazione, quest’ultima tranche prevista sino al 16 luglio, con impatti, però, sui loro redditi molto importanti. “

Una crisi che si spingerà probabilmente molto più in là nel tempo, prova ad analizzare la sindacalista, in quanto “lo stabilimento di Sulmona non è ‘innovativo’, è legato alle produzioni del motore endotermico e questo ci preoccupa anche per il futuro. Un incontro con la proprietà dovrebbe essere programmato a luglio proprio per fare un focus sullo stabilimento di Sulmona. Non sappiamo però se in quell’incontro – precisa De Santis – ci sarà la possibilità di capire quale sarà il futuro dello stabilimento, immaginiamo che ci si concentrerà sulla contingenza, e cioè sulla mancanza di componenti da parte della Sevel e la necessità di dover ricorrere agli ammortizatori sociali”.

E sono già due anni che lo stabilimento vede la fuoriuscita dei dipendenti precari; poi l’azienda ha promosso incentivazioni all’uscita, sia attraverso contratti di espansione sia incentivi all’esodo, che hanno determinato la perdita dei posri di lavoro: e questo è sempre un problema perché vuol dire andare verso il ridimensionamento del sito.

Intanto è stato approvato processo di ristrutturazione volontario del debito. A renderlo noto sono le sigle sindacali nazionali (Fim-Fiom-Uilm-Fismic-UglM-AqcfR):

“Marelli ci ha comunicato che il processo di ristrutturazione volontario del debito è stato approvato dal 95% dei creditori. Secondo la legislazione giapponese si apre ora un’ultima fase supplementare, che non inciderà nella valenza del piano approvato, che porterà alla conclusione del processo entro l’inizio del mese di Agosto. Il fondo KKR, proprietario di Marelli, dopo avere avuto l’approvazione da parte delle banche creditrici sul ripianamento del debito, si è impegnato anche a effettuare un’iniezione di nuova liquidità che permetterà di garantire le attività industriali e il piano di investimento condiviso negli accordi di febbraio. Per quanto riguarda gli accordi sulle uscite volontarie si è superato l’obiettivo posto avendo aderito complessivamente 467 lavoratrici e lavoratori. L’azienda avvierà inoltre una digitalizzazione di processi per questo si avvierà un confronto sull’utilizzo del fondo nuove competenze per un’ulteriore attività di formazione che si affiancherà a quella prevista dal contratto di espansione che sta procedendo nei tempi stabiliti dall’accordo. Infine sono partiti gli incontri specifici negli stabilimenti per entrare nel merito degli investimenti e delle prospettive industriali. La chiusura positiva del processo di ristrutturazione del debito e il raggiungimento dell’obiettivo del piano di salvaguardia permettono di avere una stabilità dal punto di vista finanziario e industriale. Continueremo a mantenere alta l’attenzione e il confronto con l’azienda per affrontare le trasformazioni e gli effetti della situazione generale del settore”.

Proprio oggi, infine, in mattinata, si terrà un incontro a Roma tra la proprietà del gruppo Leonardo e tutti i rappresentanti – anche sindacali – dei siti che intende dismettere, compreso quello di Carsoli.


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