Suicidi, in città la cronaca fa paura ma i dati Istat ancora non ci sono

di Alessio Ludovici | 26 Settembre 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Dati ufficiali ancora non ce ne sono. L’ultimo Annuario Statistico Istat è del 2020 e contiene i dati relativi al 2017. In quell’anno furono 3940 i suicidi in Italia. Sono stati diversi, invece, i casi di cronaca in città negli ultimi mesi, ma in mancanza di dati c’è una ragionevole difficoltà ad esprimersi sul trend.

A cercare di colmare il vuoto statistico, molto criticato dai professionisti del settore, ci provano le strutture sanitarie pubbliche e private, come la Fondazione BRF– Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze, che durante la prima ondata della pandemia, ha istituito un Osservatorio Suicidi. Uno studio pilota, con un valore meramente indicativo, che si basa su un’attenta analisi delle notizie di cronaca dalle quali è però difficile desumere una variazione statistica. 

Tra le cose certe c’è l’aumento delle persone che si sono rivolte all’organizzazione di volontariato Telefono Amico Italia perché attraversate dal pensiero del suicidio o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro, quasi il triplo rispetto alle segnalazioni del periodo pre Covid. Ma non è possibile dire se ciò si sia tradotto in aumento del tasso di suicidi. 

Un altro allarme lo ha lanciato del resto lo stesso Franco Locatelli, presidente del Comitato scientifico, in un’audizione in Parlamento dello scorso giugno. Lì si parlava di bambini ed adolescenti in particolare. Locatelli ha riferito che in Italia secondo alcuni neuropsichiatri ci sarebbe stato un forte “incremento di accesso nei Pronto soccorso di adolescenti che hanno compiuto atti suicidari. Fortunatamente quasi sempre non andati a buon fine e atti di autolesionismo”. In mancanza di dati ufficiali e certificati è difficile trovare qualcuno pronto a confermare o smentire.

L’argomento è delicato, il rischio emulazioni sempre dietro l’angolo e ci vogliono certezze. D’altro canto ognuno fa il suo lavoro e noi dobbiamo chiederci qual è la situazione in città. L’ultimo tragico caso di cronaca, di una decina di giorni fa, riguardava un sessantenne. Un fatto derubricato con un lapidario “era malato da tempo” che non spiega molto. Ma era solo l’ultimo di una serie di casi, arrivati alle cronache di giornale e tra di essi ci sono stati anche diversi giovani. Una successione che andrà compresa e che ha generato un po’ di allarme nella popolazione più attenta. Il rischio è che i dati non saranno positivi. 

 


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