Strage di Ustica: l’aereo abbattuto era della Itavia, compagnia aerea abruzzese

Itavia aprì la sua prima rotta con Pescara-Roma e cessò le attività dopo Ustica. La compagnia formalmente esiste ancora in attesa della verità

di Fausto D'Addario | 03 Settembre 2023 @ 05:30 | RACCONTANDO
Strage di Ustica
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La strage di Ustica fu provocata da un missile francese”, questo il siluro lanciato ieri da Giuliano Amato su Repubblica, in riferimento al Dc9 dell’Itavia che precipitò nei pressi dell’isola di Ustica il 27 giugno 1980. “La versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani”. Obiettivo? “Fare la pelle a Gheddafi e il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, con molti aerei in azione, nel corso della quale sarebbe dovuto partire un missile contro il leader libico”. Insomma, l’idea era quella di inscenare un incidente “involontario”. Ma Gheddafi non salì mai su quell’aereo, avvertito, replica Bobo Craxi, dal padre Bettino. Quello che sappiamo è che le ultime parole del co-pilota Enzo Fontana furono: “Guarda, cos’è?”. E l’aereo scomparve dai radar. Il giorno seguente furono trovate le prime vittime: alla fine se ne contarono 81, tutti i passeggeri che erano a bordo. Giorgia Meloni chiarisce che non c’è nessun segreto di Stato e “se Amato ha nuovi elementi, li metta a disposizione”.

Sono passati più di quarant’anni dalla cessazione dei voli e le discussioni sui misteri di Ustica si riaprono periodicamente. Quel che è certo, è che la compagnia aerea abruzzese formalmente esiste ancora: tanti sono i punti da chiarire e la strage attende tutt’ora la verità. E un congruo risarcimento.

Forse non tutti sanno  che la compagnia aerea Itavia mosse i suoi primi passi a Pescara, proprio nell’Aeroporto d’Abruzzo, Proprio a Pescara Itavia vide la luce: nell’ottobre del 1958 fu costituita la “Itavia Società di Navigazione Aerea” dai due fratelli e imprenditori di Pescara Guglielmo e Carlo Mancini. Itavia, compagnia interamente privata, sfidò il sistema del trasporto aereo nazionale di Alitalia ed ebbe buon gioco ad assicurarsi la presenza negli scali minori, quelli non serviti dalla compagnia rivale. Con tre velivoli della De Havilland – i primi velivoli per passeggeri – da 14 posti, apre la sua prima rotta proprio dallo scalo abruzzese: un volo giornaliero Pescara-Roma Urbe, iniziato il 14 Ottobre 1960. Nel 1962 i fratelli Mancini vanno avanti: acquistano il primo Dakota D-C3: oggi sarebbe un bel pezzo di storia, ma quell’11 Marzo 1962 fece bella mostra di sé alla stampa sul piazzale dell’aeroporto adriatico. I collegamenti con l’Aeroporto di Pescara crescono progressivamente e nei primi anni ‘70 l’Abruzzo è collegato con le città di Roma, Milano, Ancona, Crotone, Forlì, Lecce, Bergamo, Bologna, Catania e Palermo. Arrivano anche i primi voli internazionali: Basilea, Ginevra, Monaco, Nizza, Londra. Non male per quei tempi! E pensare che negli ultimi giorni sono arrivati tristi annunci di diverse cancellazioni di voli all’Aeroporto d’Abruzzo (per Linate e Torino) e riduzioni per altre destinazioni, tra Londra.

La storia di Itavia fu tormentata da alcuni disastri aerei. Il 14 ottobre del 1960 la compagnia perde il suo primo aereo sull’isola Elba: il volo Itaviva 115 partito da Roma era diretto a Genova. Non vi arrivò mai: il velivolo si schiantò sulle pendici del Monte Capanne. Undici le vite spezzate; un orologio da polso segnava ancora l’ora del disastro: le 15.50. I resti accartocciati e arrugginiti delle lamiere rimasero per decenni sulle pendici del monte. La compagnia è costretta a interrompere i voli, ma si riprenderà non molto dopo e il 13 novembre 1962 la precedente denominazione è cambiata in “Aerolinee Itavia”.

Un’altra tragedia fu quella avvenuta la sera del 30 marzo del 1963. Il DC-3 dell’Itavia partito da Pescara e diretto a Ciampino finì fuori rotta a causa del maltempo, andando a schiantarsi nel territorio di Balsorano, sul versante abruzzese del monte Serra Alta. Otto le persone decedute. La vetta è sul confine tra il basso Lazio e l’Abruzzo, tra le provincie di Frosinone e L’Aquila. Il volo Itavia 703 era decollato dallo scalo di Pescara nonostante le pessime condizioni meteorologiche, con piogge, neve e forti raffiche di vento. Nei pressi di Roccaraso i due piloti persero ogni riferimento radio e decisero di modificare il piano di volo. Pensando di essere ormai vicini a Ciampino e confidando nell’altimetro di bordo, l’aereo scende di quota fino al terribile schianto contro la montagna innevata. Il relitto dell’aereo si trova ancora sul luogo dell’impatto e altri componenti sono sparpagliati sul crinale; una lapide con i nomi delle vittime funge da memoriale del triste evento.

Nel 1974 il volo Itavia IH897, partito da Cagliari il1 gennaio, al termine delle feste natalizie, precipita a pochi chilometri dall’aeroporto di Torino, a causa di un fittissimo banco di nebbia che copriva l’aeroporto di Caselle. L’aero urtò la cima di un pioppo e poi il tetto di un capannone, iniziando una vorticosa rotazione che si concluse con una violenta esplosione. Incredibilmente tre persone vennero fuori da quell’inferno.

Nonostante ciò, il 1976 segna l’apice della parabola per Itavia, che sfiorò sull’intera rete i 900.000 passeggeri, grazie alla ripresa degli anni successivi ai disastri e allo sviluppo dei voli. Ma il declino della compagnia aerea era dietro l’angolo: nel febbraio del 1979 Itavia è costretta a sospendere i propri voli su Pescara, sulla cui pista non tornerà più. Inaffidabilità dei programmi, mancato rispetto degli orari, ripetute cancellazioni di voli e scioperi minano la credibilità e gli affari della compagnia. Tutte le linee redditizie vengono concesse ad Alitalia. Poi i tragici fatti di Ustica del 27 giugno 1980: il Dc9 dell’Itavia partì da Bologna in direzione Palermo, ma si inabissò misteriosamente al largo dell’isola di Ustica. La sciagura diede il colpo di grazia alla compagnia, che non si riprese più: il 10 dicembre 1980 arrivò la fine per Itavia e il 21 gennaio 1981 il Ministero dei Trasporti decretò la decadenza della concessione ad esercitare voli di linea.

Oggi l’Itavia sopravvive nella memoria di quei tragici eventi. Ma formalmente è un’azienda temporaneamente commissariata, un’azienda fantasma in attesa della conclusione delle cause di risarcimento contro i ministeri. E pochi mesi fa si è avuta la svolta: il 14 giugno 2023 la Cassazione ha confermato la condanna dei Ministeri della Difesa e delle Infrastrutture a pagare 330milioni di euro circa ad Aerolinee Itavia come risarcimento per il default seguito alla sciagura area di Ustica. E ad oggi, tra misteri, ministeri e depistaggi, la questione sembra ancora aperta.


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