Strage di Bologna, nel cablogramma degli 007 la preoccupazione per i fatti dell’Aquila

di Redazione | 30 Luglio 2020 @ 09:37 | CULTURA
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Quinto dispaccio: “16 giugno 1980. La Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto il 29 maggio la richiesta di scarcerazione del giordano Abu Saleh. C’è motivo di ritenere che si riprendano azioni in libertà. Non si può fare affidamento sulla sospensione dell’operazione terroristica in Italia decisa nel 1973 e si può ipotizzare una situazione di pericolo a breve scadenza anche in coincidenza dell’Appello”.

L’ultimo dispaccio, sempre più allarmato, arriverà il 27 giugno. Il 2 agosto, quindi, la strage di Bologna, 85 morti e 200 feriti che insanguinano ulteriormente il triennio più delicato della storia repubblicana. E’ la storia della pista palestinese ricostruita da Beppe Boni, giornalista del Resto del Carlino, in un libro appena uscito,“La strage del 2 agosto”, ed edito da Minerva. La pista palestinese verrà archiviata dalla giustizia nel 2015 e i terroristi neri Ciavardini, Mambro e Fioravanti restano ad oggi gli unici responsabili riconosciuti dalla giustizia. Ma i misteri e i dubbi, come la richiesta di una verità esaustiva su cosa sia successo in Italia in quegli anni, restano immutati.

A inviare i cablogrammi via Telex, oggi finalmente pubblici, è il Maestro, nome in codice di un operativo del Sismi, capostazione in Medio Oriente per i nostri servizi segreti con base in Libano, all’anagrafe è il colonnello dei carabinieri Stefano Giovannone che in quei mesi segue con estrema apprensione la vicenda dei missili di Ortona. A Ortona vengono arrestati, nella notte tra il 7 e l’8 novembre del 1979, diversi membri di Autonomia operaia mentre trasportano due missili terra aria da consegnare al giordano Abu Anzeh Saleh, che verrà arrestato qualche giorno dopo. Abu Anzeh Saleh è un membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e un militante di Separat, il cosiddetto gruppo Carlos, operativo in Germania dell’Ovest. I due missili sarebbero destinati alla resistenza palestinese.

Il processo, per direttissima, si svolgerà a Chieti, l’Appello, come detto, a L’Aquila. E’ in questi mesi che partono i dispacci dei servizi che temono una rappresaglia, la stessa pista palestinese di Bologna avrà questa come ipotesi o al limite l’incidente mentre si trasportava esplosivo per liberare Anzeh, o magari l’obiettivo era proprio la magistratura. Secondo i servizi, e anche secondo la linea difensiva degli imputati e secondo i palestinesi, esisteva un patto tra lo Stato e i palestinesi, datato 1973 che garantiva all’Italia di non essere vittima di azioni palestinesi nel contesto del conflitto arabo israeliano, e ai palestinesi di utilizzare l’Italia come base di operazioni logistiche.

E’ solo una parte della complessa strategia italiana nello scacchiere mediterraneo e del Medio Oriente. Ortona rientrava tra quelle operazione secondo la difesa e con gli arresti e le successive condanne si sarebbe rotto quel patto. Chissà se non sia giocata sulla pelle degli ignari aquilani una pericolosa partita a scacchi.

@AFP/Getty Images


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