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Stefano Ardito alla riscoperta del Gran Sasso

Stefano Ardito alla riscoperta del Gran Sasso

L’AQUILA – Si è tenuta sabato scorso nella sede Cai dell’Aquila la presentazione del nuovo libro di Stefano Ardito, “Gran Sasso. Il gigante del Sud”, pubblicato da Solferino, con pubblico attento, partecipe e appassionato, tra cui anche il consigliere regionale Avv. Carla Mannetti.

Ardito, autore, giornalista e storico della montagna, ha espresso la propria soddisfazione per l’accoglienza ricevuta, ricordando il legame profondo che lo unisce all’Aquila e al Gran Sasso, una montagna che rappresenta non solo una meraviglia geologica e paesaggistica, ma anche un pezzo importante dell’identità abruzzese e italiana.

Nel corso della serata, Ardito ha dedicato parole di apprezzamento al regista aquilano Luca Cococcetta, autore del docufilm “Pareva che io fussi in aria”, che racconta la prima ascesa al Corno Grande del Gran Sasso, compiuta da Francesco De Marchi nell’agosto del 1573. Un’impresa epocale, narrata con rigore e poesia attraverso una ricostruzione filmica che fonde fiction e documentario.

“Una vetta conquistata 213 anni prima dell’ascensione al Monte Bianco di Balmat e Paccard – ha sottolineato Ardito – un primato sorprendente per la storia dell’alpinismo.”

Il vice presidente della sezione aquilana del Cai, Vincenzo Brancadoro, ha ricordato l’importanza della tradizione e del ruolo del Club Alpino Italiano nella promozione della cultura e della sicurezza in montagna. Fondata nel 1863, la sezione dell’Aquila è tra le più antiche d’Italia: istituita nel dicembre 1873, rappresenta una delle prime ramificazioni storiche dell’associazione.

Giampiero Di Federico, guida alpina storica del territorio, ha messo in guardia contro i rischi della sottovalutazione della montagna.

“Il Gran Sasso è un ambiente severo: troppo spesso ci si improvvisa escursionisti o scalatori senza preparazione, e questo ha conseguenze tragiche.”

Più fresco, ma altrettanto significativo, l’intervento di Domenico Totani, giovane guida alpina e medico, che ha raccontato con semplicità il proprio approccio all’alpinismo. Totani ha recentemente firmato, assieme a Pierluigi Carducci, una nuova variante sulla parete nord del Monte Camicia, un itinerario di 300 metri che si snoda tra le fenditure di roccia con un’impronta “patagonica”.

Un’impresa raccontata dallo stesso Ardito su Montagna.tv, come esempio di “alpinismo plaisir”, capace di coniugare tecnica, conoscenza e rispetto per l’ambiente.

La serata si è conclusa con un caloroso ringraziamento a tutti i partecipanti e con l’invito a riscoprire il Gran Sasso non solo come luogo di avventure, ma come patrimonio culturale e identitario da conoscere e custodire soprattutto per le nuove generazioni.