Stare al mondo. Ecologie dell’abitare e del convivere – L’ultimo festival di antropologia, “Dialoghi di Pistoia”, svoltosi nella medesima città dal 23 al 25 maggio scorsi, ha trattato le delicate sfide attuali del nostro essere nel mondo, con limiti e attese, relazioni e chiusure egoistiche. Esso ha prodotto il testo che proponiamo ai nostri lettori, quale raccolta di alcuni contributi all’evento.
L’intervento di Chiara Alessi – dedicato al design – metteva in evidenza il nostro attuale modo di concepire l’abitare, con quei necessari artigianalità (cfr. 13) e adattamento (cfr. 16) che rimangono imprescindibili per la sopravvivenza. La saggista afferma che, per ottenere un “buon” design, occorre «rinunciare a una sola storia, unica, presunta neutrale o che non dichiara la sua parzialità e chiedere invece conoscenze situate, anche individuando informazioni alternative, come fonti orali, per controbilanciare il grande peso della documentazione “ufficiale”» (21).
Irene Borgna si è occupata della immensa sfida dello spopolamento delle zone montuose del nostro Paese; controbilanciata – questa – da sempre più diffusi «sogni d’evasione dalla realtà urbana (vista come caotica, inquinata, iperconnessa ma anche solipsistica e disumanizzante) per raggiungere una dimensione montana spesso idealizzata come luogo dai ritmi più lenti e in armonia con la natura, abitato da comunità radicate, accoglienti e solidali» (33). L’autrice porta avanti la teoria del “perceive-predict-act” (percepisci, prevedi, agisci), in risposta al cambiamento climatico.
La riflessione di Pietro Del Soldà – autore e conduttore di programmi su RaiRadio3 – ha riguardato «l’amicizia, l’unico legame tra gli esseri umani che non li opprime, ma anzi li libera» (43); rispetto a «un’inarrestabile frammentazione sociale che alimenta un’onda crescente di solitudine» (45). Viene ribadito: «L’amicizia ci appare come l’unica cura, il vero antidoto alla disgregazione, l’argine contro l’isolamento e la miglior terapia per lenire la sofferenza» (Ivi). Gli espliciti riferimenti di Del Soldà sono indirizzati alla figura di Socrate, il quale porta a compimento la propria vocazione fino in fondo. Il sentimento dell’amicizia è declinato come «un percorso condiviso di ricerca incessante: l’amico è colui che mi consente di avanzare lungo la strada difficile della conoscenza di me stesso, l’unica su cui dobbiamo procedere se vogliamo avvicinarci alla felicità, altre non ce ne sono» (50). Il vivere bene è pienamente incarnato nel dialogo.
Emanuela Evangelista reca la propria testimonianza sulla viva realtà della Amazzonia, in cui «le palafitte non sono compartimenti stagni come i comuni appartamenti urbani. Al contrario, sono permeabili al passaggio di altre specie viventi» (60). Le terre d’oltreoceano ci ricordano che «la sopravvivenza non è possibile in solitudine e la convivenza è fatta anche di relazioni di convenienza e di utilità» (62); «la cooperazione è la regola, la collaborazione è la legge della foresta, non la competizione; è un mercato di scambi vitali» (63). Evangelista chiude il proprio contributo, sottolineando: «Abitare l’Amazzonia – o meglio essere l’Amazzonia – ci consegna così diversi spunti di ispirazione. Ci dimostra che un’altra occupazione del pianeta non è solo possibile, ma già in atto: un modo di stare al mondo che non distrugge ma interagisce con parsimonia. Ci rivela che la coesistenza con ogni specie non è un’utopia, ma la condizione necessaria per la ricchezza e il funzionamento dei sistemi. E, infine, ci insegna che la collaborazione, più della competizione, è la forza naturale dominante e la chiave della prosperità» (69).
Sarah Gainsforth – giornalista e ricercatrice indipendente – parte «da una semplice idea: abitare è una relazione» (73); «le città nascono come luoghi della relazione tra il dentro e il fuori, tra l’interno e l’esterno, tra la famiglia e la società» (75). La saggista freelance mette in guardia dall’overtourism odierno: «Le immagini turistiche ci parlano del nostro desiderio di riconnessione con le persone, le comunità e i territori. Ma lo fanno con la costruzione di un immaginario del mondo rassicurante, semplificato e infantilizzante» (79); «la logica turistica separa, isola, ritaglia: la vista dev’essere straordinaria, il prodotto di eccellenza, l’esperienza esclusiva» (81). «Per liberare i con-testi dell’abitare, bisogna demercificare il turismo riappropriandosi del valore delle relazioni su cui si fondano» (85).
Elena Granata, Professoressa di Urbanistica al Politecnico di Milano, si sofferma sulla attuale realtà della «città a tempo determinato», la quale «sostituisce il legame con il calcolo, il tempo lungo con il soggiorno breve, la progettualità con l’occasionalità» (92); e richiama a quella nevralgica riconnessione con gli altri, con la terra, con se stessi. «La città delle scatole produce spazi vuoti e rigidi, quando la vita urbana chiede porosità, permeabilità, flessibilità» (94). Le riflessioni della Granata invitano a «imparare a pensare la città non come macchina, ma come ecosistema vitale da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza» (97); «solo cambiando gli immaginari possiamo immaginare città diverse» (98); «serve una cultura civica che ridia valore alla prossimità, alle relazioni, alla cura» (99).
Telmo Pievani – Professore Ordinario di Filosofia delle scienze biologiche all’Università degli studi di Padova – ha trattato l’attuale sfida della convivenza, della pluralità; a discapito della solitudine. «Il nostro genoma è un mantello di Arlecchino – per fortuna, giacché in natura tutto ciò che è puro è debole e vulnerabile – e la storia umana comincia con una convivenza» (106). Pievani mette in luce l’alto valore della solidarietà e dell’altruismo; accanto al fondamentale recupero del «“noi” planetario» (114).
Ogni anno – solitamente nel mese di maggio – la città di Pistoia ci dona questa tre giorni di “Dialoghi sull’uomo”, perla preziosa per le riflessioni sugli attuali scenari antropologici. Cogliamo la presente pubblicazione quale occasione di riflessione su alcune sfide racchiuse nella nostra contemporaneità.
Contributi:
C. Alessi, «La storia del design. Da dove guardiamo, dove vorremmo vedere», 7-23:
I. Borgna, «Tutto scorre: non si abita due volte la stessa montagna», 25-39;
P. Del Soldà, «L’amicizia è una questione politica», 41-54;
E. Evangelista, «Abitare l’Amazzonia», 55-69;
S. Gainsforth, «Consumare i luoghi: overtourism ed ecologia», 71-85;
E. Granata, «Città: per abitarle dovremo cambiarle», 87-99;
T. Pievani, «In crisi di convivenza: come siamo finiti dentro una trappola evolutiva», 101-115.








