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Stagione Teatrale Aquilana, al Ridotto arriva “Tre sorelle. Nevica. Che senso ha?”

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Al Ridotto del Teatro Comunale, per la Stagione Teatrale Aquilana andrà in scena “Tre sorelle. Nevica. Che senso ha?”

Due giornate di spettacolo al Ridotto del Teatro Comunale

Mercoledì 1° aprile alle ore 21 e giovedì 2 aprile alle ore 17.30 e alle 21, al Ridotto del Teatro Comunale, per la Stagione Teatrale Aquilana andrà in scena “Tre sorelle. Nevica. Che senso ha?”, da Anton Čechov, riscrittura curata e diretta da Liv Ferracchiati.

Lo spettacolo si avvale della dramaturg di Piera Mungiguerra e della consulenza letteraria di Margherita Crepax. In scena Francesco Aricò, Valentina Bartolo, Giovanni Battaglia, Giordana Faggiano, Rosario Lisma, Riccardo Martone, Antonio Mingarelli, Marco Quaglia, Livia Rossi e Irene Villa. Le scene sono di Giuseppe Stellato, i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Pasquale Mari, il suono di Giacomo Agnifili, aiuto regia Adele Di Bella. La produzione è del Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale.

La rilettura contemporanea del testo di Čechov

Liv Ferracchiati propone una riscrittura di “Tre sorelle” che dialoga con la tradizione mantenendo uno sguardo personale. Scritto da Čechov nel 1900, in una Russia attraversata da tensioni sociali e da un diffuso senso di stagnazione, il testo racconta il destino di Olga, Maša e Irina, bloccate in una provincia che soffoca i loro desideri di riscatto e il sogno mai realizzato di tornare a Mosca.

La regia mette in risalto l’attualità dell’opera, evidenziando come l’immobilità e la frustrazione delle protagoniste trovino corrispondenza in una sensibilità contemporanea segnata da precarietà e incertezza. Attraverso un lavoro scenico che indaga le contraddizioni interiori dei personaggi, lo spettacolo illumina il bisogno umano di cambiare e di immaginare un altrove, pur nella consapevolezza di una vita spesso incompiuta.

Le parole della regista

“‘Tre sorelle’ è un testo filosofico sull’esistenza, infatti somiglia a una sequenza di fotografie che racconta come l’essere umano impiega e attraversa il tempo prima di morire”, spiega Liv Ferracchiati.

“La questione centrale non è il tempo che passa, ma il momento in cui il tempo non garantisce più un senso, una promessa, una direzione. Čechov non racconta un crollo improvviso: racconta un’erosione lenta, un logoramento per accumulo, una disgregazione silenziosa che avviene mentre la vita continua uguale a se stessa”.

Ferracchiati individua uno dei nuclei più forti dell’opera nella scena in cui Čebutykin rompe l’orologio appartenuto alla madre delle sorelle. “Questo orologio di porcellana in pezzi, a terra, è per noi uno dei nuclei più potenti dell’opera e da qui abbiamo scelto di irradiare l’azione. Čechov parla del tempo per parlare della vita e l’orologio è, in questa prospettiva, un oggetto di sfondo appartenente a un’epoca in cui si credeva che il tempo conducesse da qualche parte”.

“Per questo ‘Tre sorelle’ ci appare così contemporaneo: anche il nostro tempo ha perso le sue garanzie senza trovare nuove fondamenta. I personaggi continuano a dimenticare e a non comunicare. Forse per questo, sulla scena, si scattano fotografie, per tentare di fermare la vita, di salvare almeno l’attimo presente. La consapevolezza non sprofonda mai però nel nichilismo, anzi rafforza il valore dell’agire nell’orizzonte terrestre: nulla è più prezioso del vivere stesso, un bicchiere di champagne, una musica da ascoltare. Va bene anche scoprire che nulla ha senso. È Tuzenbach a dirlo: ‘Nevica. Che senso ha?’”.

I biglietti sono disponibili in prevendita online.