Spreco alimentare, Forza Italia propone la ‘doggy bag’ obbligatoria

Quanto spreca l'Italia, gli escamotage tecnologici e i rimedi della nonna

di Michela Santoro | 08 Gennaio 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
spreco alimentare
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Contribuire a contrastare lo spreco alimentare, è questo uno degli obiettivi della proposta di legge di Forza Italia volta a promuovere l’uso della cosiddetta ‘doggy bag‘, ovvero la sportina da portare a casa contente gli avanzi del pasto al ristorante.

Obbligatorietà della doggy bag‘, il titolo della proposta di legge che dopodomani, ovvero mercoledì 10 gennaio, sarà presentata dal partito azzurro, nella sala stampa della Camera dei deputati. 

“La pratica della ‘Doggy Bag’ è in uso da tempo negli Usa, in Europa è obbligatoria già in Francia e Spagna. Introdurla anche in Italia sarebbe non solo un atto di buon senso che aiuterebbe a contrastare lo spreco alimentare ma avrebbe anche una finalità sociale e solidale e questo è l’obiettivo della mia proposta di legge”, ha dichiarato ad AdnKronos il promotore della proposta di Legge, Giandiego Gatta, deputato di Forza Italia e responsabile nazionale Dipartimento pesca e acquacoltura di Fi

Quanto spreca l’Italia rispetto all’Europa?

Lo spreco alimentare, si legge sul report ‘Spreco e Fame‘ del Centro Studi Divulga, è un problema significativo nell’Unione Europea, con milioni di tonnellate di cibo che vanno sprecate ogni anno. Tra i principali paesi UE per spreco alimentare in valore assoluto, la Germania è al primo posto con 10,9 milioni di tonnellate, seguita dalla Francia con 9 milioni di tonnellate e l’Italia al terzo posto con 8,65 milioni di tonnellate. Spagna e Polonia seguono con rispettivamente 4,26 e 4 milioni di tonnellate. Questi paesi rappresentano il 63% degli sprechi totali dell’UE.

Analizzando i dati pro-capite, il Belgio è al primo posto con 250 kg per persona, seguito dalla Danimarca con 221 kg e dalla Grecia con 191 kg. L’Italia, con 146 kg pro-capite, si colloca al di sopra della media UE, posizionandosi tra i paesi meno virtuosi.

Lo spreco alimentare ha un impatto significativo non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale. Rappresenta circa il 10% delle emissioni globali di gas serra, contribuendo all’instabilità del clima con eventi meteorologici estremi come siccità e inondazioni. Inoltre, lo spreco alimentare ha un costo di 148,7 miliardi di euro nell’UE, con una perdita media di circa 333 euro per abitante (in Italia sono 185)

Per contrastare questo problema, l’UE ha adottato la strategia ‘Farm to Fork‘ nel 2020, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050 e dimezzare lo spreco alimentare pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori entro il 2030[2]. La Commissione ha imposto agli Stati membri di includere la prevenzione dei rifiuti alimentari nei propri programmi nazionali e di misurare i livelli di rifiuti alimentari secondo una metodologia comune.

In Italia, la ‘legge del buon samaritano‘ del 2003 e la successiva ‘legge Gadda‘ del 2016 hanno favorito la ricollocazione dei prodotti per fini di solidarietà, incentivando le aziende a donare il cibo in eccesso e consentendo a tutti gli enti no-profit di beneficiare degli alimenti per sostenere le persone bisognose. 

Oltre a queste due leggi, in Italia, sono state adottate altre iniziative per combattere lo spreco alimentare: il Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare (Pinpas), attualmente in fase di sviluppo, mira a prevenire lo spreco alimentare nell’ambito del Piano nazionale di prevenzione dei rifiuti o il progetto Siticibo della Fondazione Banco Alimentare onlus che ha permesso il recupero di grandi quantità di alimenti freschi e cucinati dalle mense, dalla ristorazione, dal catering e dalla grande distribuzione.

Inoltre, l’Italia celebra la Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare il 5 febbraio di ogni anno. Questa giornata è stata istituita nel 2014 dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con la campagna Zero Spreco di Last.

Applicazioni mobili

Esistono, infine, diverse app che aiutano a prevenire lo spreco alimentare. Vediamone alcune

Too Good To Go‘ è nata in Danimarca nel 2015 e arrivata in Italia nel 2019. L’app permette ai ristoranti e ai negozi di mettere a disposizione a fine giornata le “Magic Box”, contenenti cibo invenduto che altrimenti verrebbe gettato. Il contenuto delle scatole è segreto e viene venduto a un terzo del prezzo originale. Gli utenti possono scegliere la loro Magic Box, selezionare l’orario di ritiro e pagare direttamente attraverso l’app con diverse modalità, tra cui carta, PayPal, Apple Pay e Google Pay.

Myfoody‘, attiva dal 2015, permette ai supermercati di segnalare agli utenti le offerte e gli sconti su prodotti che stanno per scadere o che presentano difetti estetici. L’app mira a ridurre gli sprechi alimentari e a incentivare i clienti a visitare i punti vendita fisici. I prodotti in offerta possono essere acquistati direttamente nel supermercato indicato sull’app.

Svuota Frigo‘, invece, suggerisce ricette basate sugli ingredienti disponibili. L’app contiene oltre 25.000 ricette e permette agli utenti di inserire gli ingredienti che hanno a disposizione per trovare ricette adatte. Ad esempio, se un utente ha del latte che sta per scadere, può inserire ‘latte’ nel motore di ricerca dell’app e ottenere oltre 9400 ricette tra cui scegliere.

Mia nonna avrebbe fatto

Mia nonna, che viveva con noi e dalla quale ho imparato (o meglio, avrei dovuto imparare) tanto, sarebbe inorridita. Ripasso, scrivendoli, i suoi escamotage per spendere meno e per non buttare via nulla. Nonna faceva la spesa settimanalmente e sapeva esattamente cosa comprare perché, preventivamente, si era seduta a tavolino con mia madre e, insieme, avevano stilato un planning di cosa cucinare a pranzo e cena dal lunedì alla domenica, dal quale scaturiva una lista dettagliata anche nei quantitativi.

Quelle rare volte che avanzava qualcosa, veniva riproposto il giorno dopo e tutti restavamo zitti perché era talmente normale mangiare gli avanzi che neanche li consideravamo tali.

Era vietato buttare il pane che veniva riscaldato in forno, poi bruschettato e, se proprio troppo duro, ammollato per divenire ‘pappone’ per il cane.

Frutta e verdura venivano acquistate in base all’aspetto, ovvero più erano bruttarelle e più erano genuine e, neanche a dirlo, più economiche.

La carne si acquistava dal fattore e si congelava e finché non finiva non c’era verso di comprarne dell’altra. La pasta si comprava in promozione e veniva rigorosamente pesata prima di essere cotta, 80gr a testa. L’olio si comprava nel Chietino, in latte enormi da non so quanti litri e ogni volta che si doveva riempire la bottiglia erano guai se se ne fosse sprecata anche una goccia. I pomodori si facevano in casa e dovevano bastare tutto l’anno.

Un’ultima cosa che faceva nonna era riportare su un’agenda i costi di tutto il cibo che acquistava il che era utile non solo per ricontrollare l’esattezza degli scontrini fiscali ma anche per confrontare i prezzi da negozio a negozio e valutare, strategicamente, dove comprare cosa.

Era scientifica e, sicuramente, aveva tempo e testa per dedicarsi all’economia domestica. Ma prima di tempo e testa, aveva avuto la fame a farle da maestra. Una grande alleata.

PS: al ristorante si andava solo nelle occasioni e non avanzava niente


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