Spalla a spalla, giorno dopo giorno. Continua la mobilitazione dei lavoratori Tecnocall

I lavoratori hanno protestato prima sotto la Prefettura e poi durante il consiglio provinciale. Approvato un ordine del giorno in consiglio

di Alessio Ludovici | 12 Gennaio 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
vertenza tecnocall
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L’AQUILA – Non si ferma la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori Tecnocall. Cento dipendenti che rischiano di perdere il lavoro. Ne abbiamo parlato qui. Una vertenza nazionale e locale, per cercare di far valere quella clausola sociale scomparsa il 9 dicembre gettando un’ombra pesante sul futuro di cento famiglie. Ieri i lavoratori sono stati prima davanti la Prefettura dell’Aquila, hanno incontrato il prefetto che si farà carico di portare a Roma la lettera per le istituzioni, quindi la puntata a palazzo Margherita per il consiglio provinciale.

Nella lettera consegnata al Prefetto, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil rappresentano nuovamente alle istituzionali la situazione in cui versano i lavoratori del contact center, che attualmente gestiscono il servizio della maggior tutela di Acea, presso la sede di L’Aquila. 

“Il 9 Dicembre del 2023 – si legge nella nota – è stato pubblicato in Gazzetta il D. Legge 181, che all’articolo 14 comma 4 prevede la cancellazione della clausola sociale per i lavoratori dei contact center del servizio della maggior tutela all’interno delle procedure competitive per il passaggio dal servizio del mercato tutelato al servizio a tutele graduali. Tale norma è andata a sostituire l’art. 36 ter del D. Legge 48 del 2023, convertito il 03.07.2023 n. 85 che riportava : “All’interno degli schemi delle procedure competitive di cui al decreto ministeriale di attuazione dell’articolo 1, comma 60-bis, della legge del 4 agosto 2017 n. 124, è applicato, nel passaggio del mercato tutelato al mercato servizi a tutele graduali (STG) e successivamente al mercato libero, l’obbligo dell’utilizzo dell’istituto della clausola sociale in applicazione di quanto previsto dall’art. 1, comma 10, della legge 28 gennaio 2016,n. 1, e nel rispetto delle previsioni del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale dipendente da imprese esercenti servizi di telecomunicazioni”.

Uno scherno per 1500 lavoratrici e lavoratori in Italia di cui 100 a L’Aquila, che contavano su tale norma di civiltà e che avrebbe garantito un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, il diritto al lavoro!”

Nella nota i sindacati e i lavoratori denunciano le motivazioni che hanno portato a certe scelte, eliminare costi per i nuovi gestori. “Il nostro diritto, risulta essere compromesso anche grazie alle molteplici pressioni ricevute e successivamente certificate nelle memorie depositate in VIII e X Commissione congiunta presso la Camera dei Deputati. Come si evince dalle stesse e soprattutto da quella depositata da Arera “accoglie con favore le modifiche apportate dalla norma in questione, considerando che la stessa, pur salvaguardando le finalità sociali sottese all’originario articolo 36-ter, elimina un onere strutturale addizionale che avrebbe potuto, da un lato, ridurre la partecipazione alle procedure selettive per l’individuazione degli esercenti il servizio a tutele graduali e, dall’altro, aumentare i corrispettivi a carico dei clienti a causa dell’incertezza circa la valorizzazione di tale onere nell’ambito delle medesime procedure, a detrimento degli esiti concorrenziali delle stesse”, inoltre anche, i grandi player dell’energia elettrica, eccetto una minima parte, e società di lobbies dichiarano “di rinvio del nodo della clausola sociale alla fine della maggior tutela per i clienti vulnerabili, per i quali si esprime apprezzamento, che contribuiscono ulteririormente alla formulazione al ribasso delle offerte in sede d’asta”, come si denota già solo da queste considerazioni, risulta palese la volontà di non procedere al reintegro della clausola sociale, date le pressioni ricevute.”

L’appello, infine, alle istituzioni: “I lavoratori devono essere considerati delle risorse, non un aggravio dei costi a carico degli utenti, ne tanto meno un onere nello svolgimento delle aste, parliamo di grandi player dell’energia che hanno lucrato e guadagnato extraprofitti negli ultimi anni.  Siamo a richiederLe nuovamente di intercedere per noi, presso i Ministeri competenti al fine di vedere salvaguardato il nostro  Diritto al Lavoro ed il reinserimento della clausola sociale.”

Dopo la prefettura il sit in si è spostato a palazzo Margherita dove era in programma l’insediamento del consiglio provinciale aquilano che, su sollecitazioni di sindacati e lavoratori, ha approvato all’unanimità un ordine del giorno di solidarietà che impegna l’ente a fare tutto il possibile per scongiurare la perdita dei cento posti di lavoro.

                                                          


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