L’AQUILA – Aquilani di nuovo in subbuglio per la ricomparsa del semaforo su via XX Settembre, arteria strategica del centro cittadino falcidiata negli ultimi due anni da continue interruzioni. Prima il cantiere del fossato in zona Borgo Rivera, poi i lavori sui sottoservizi: ora l’ennesimo stop che riaccende polemiche e malumori.
Il nuovo impianto semaforico, che impone il senso unico alternato all’altezza dell’imbocco su via Persichetti, è ancora una volta legato ai lavori sui sottoservizi. Il tratto interessato si trova sul lato opposto della carreggiata già oggetto di interventi nei mesi scorsi ed è parte dello stesso, complesso, progetto di rifacimento delle reti interrate.
Secondo quanto riferito dagli operai presenti sul posto, per questa fase saranno necessari almeno quindici giorni di lavori. Un periodo relativamente contenuto, se confrontato però con ciò che attende ancora la zona. Terminato questo intervento, infatti, il cantiere dovrà riprendere a scendere lungo via XX Settembre e interessare anche via Persichetti, con nuove interferenze sulla viabilità.
Un’operazione che si fa sempre più difficile. La città, ormai largamente riabitata, non consente più i margini di manovra dei primi anni post-sisma: traffico intenso, attività commerciali aperte, residenti rientrati rendono ogni scavo un problema di equilibrio tra necessità infrastrutturali e vivibilità quotidiana.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono anche le interferenze storiche. Nei giorni scorsi, a Fontesecco, si è registrato un nuovo stop dei lavori dei sottoservizi nel tratto in corso di realizzazione poco prima di via Sallustio, a causa del rinvenimento di vecchi muri dell’abitato del cosiddetto “vicolaccio”, precedente allo sventramento operato dal regime fascista negli anni Trenta. Una scoperta che ha imposto ulteriori verifiche e rallentamenti.
Un quadro che conferma come l’opera di rifacimento dei sottoservizi, fondamentale per la città, proceda tra difficoltà tecniche, imprevisti storici e crescenti tensioni tra i cittadini, sempre più stanchi di cantieri che sembrano non avere fine.








