Sordo a un orecchio per colpa del telefonino. La giustizia riconosce la malattia professionale

di Alessio Ludovici | 09 Novembre 2022 @ 06:00 | LA LEGGE E LA DIFESA
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L’AQUILA – Ha diritto al risarcimento, un’indennità di circa 400 euro al mese, un dipendente della Cogne Acciai Speciali che negli ’90 e 2000 è stato costretto per motivi di lavoro ad utilizzare il telefono cellulare diverse ore al giorno, una media, è emerso dal processo, di due ore e mezzo al giorno. Questo gli avrebbe procurato un tumore benigno in un orecchio. E’ il caso approdato alla Corte di Appello di Torino che ha dato ragione all’uomo, condannando Inail al risarcimento. 

L’uomo oltre a diventare sordo nell’orecchio sinistro, ha avuto una paresi del nervo facciale,  un disturbo dell’equilibrio e una sindrome depressiva. Al centro del processo, chiaramente, il nesso causale tra l’utilizzo del telefonino e il tumore. Una questione dibattuta da anni tra allarmi, spesso infondati, e rassicurazioni del mondo della sanità, a volte, evidentemente, infondate a loro volta. Era stato tribunale di Aosta, in primo grado, stabilire il pagamento di una rendita. L’Inail però aveva fatto ricorso chiedendo una nuova consulenza. La Corte d’Appello di Torino si è avvalsa della consulenza di un otorinolaringoiatra che ha confermato che “esiste un’elevata probabilità che fu il cellulare a causare il tumore anche in relazione all’esclusione dell’intervento di fattori causali alternativi”. “In assenza di possibili cause – spiega la sentenza – vi è la presenza di un unico fattore di rischio costituito da un’esposizione prolungata a radiofrequenze”. 

L’Istituto superiore di Sanità ha sempre minimizzato e anche dopo le ultime sentenze ha voluto rassicurare. “L’ipotesi che l’uso prolungato del cellulare possa causare tumori alla testa non è fondata su una base scientifica. Finora, nessuna correlazione è stata provata tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l’insorgenza di tumori. Ci sono solo dei sospetti di cancerogenicità ma non confermati”. Così, all’ANSA, si esprimeva Alessandro Vittorio Polichetti, primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). 

Nel caso specifico c’è anche da valutare il tipo di tecnologia utilizzata. L’uomo, infatti, aveva usato per quasi dieci anni telefonini con “tecnologia Etacs” con livelli di emissione di radiofrequenze superiori a quelli dei telefoni cellulari GSM 2G ad esempio. L


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