di Maria Cattini – Mentre la situazione delle candidature rimane in completo stallo per il Centrodestra come per il Centrosinistra, i sondaggisti continuano a testare le tendenze di voto degli elettori. L’ultimo sondaggio disponibile sulla Regione Abruzzo, tra quelli resi pubblici, è quello di BiDiMedia che risale al 30 settembre e vede: il Centrodestra in forte vantaggio al 40,6%; il M5S al 34,8%; il Centrosinistra al minimo storico al 16,8%.
Al momento i numeri non fanno che rispecchiare le tendenze nazionali senza aggiungere molto per pronosticare cosa accadrà effettivamente il prossimo febbraio nella nostra Regione. I sondaggi di BiDiMedia aiutano, però, a capire la timidezza di Giovanni Legnini, l’ipotetico candidato al quale si aggrappano le ultime speranze di recupero del Pd (che probabilmente si travestirà in lista civica per evitare l’emorragia dei voti), e il nervosismo del Centrodestra che, sentendo la vittoria in tasca, continua a litigare su una rosa di candidati che cambia ogni settimana.

Perciò, per avere un quadro più attendibile, bisognerà aspettare l’ufficializzazione delle singole liste e dei candidati presidente che, a parte Sara Marcozzi del M5S, sembrano essere ancora in alto mare. Nel frattempo anche le singole forze politiche, in sondaggi interni e mirati, stanno testando l’appeal di questo o quel candidato. Da quel che è trapelato dalle segreterie, l’unica certezza che emerge finora è che la Marcozzi va fortissimo e asfalterebbe tutti gli altri nomi ipotizzati come candidati Presidenti, arrivando a raccogliere il 38% del gradimento degli abruzzesi, superando di quasi 4 punti percentuali la stessa formazione dei pentastellati.

Viene il sospetto che siano stati proprio questi ultimi sondaggi che girano tra le segreterie ad aver fatto scattare nella redazione de “Il Centro” il divieto di nominare e fare qualsiasi tipo di pubblicità a Sara Marcozzi, come da lei stessa denunciato in alcuni post diffusi via social. Qualsiasi sia il vero motivo, non solo l’epurazione del nome della Marcozzi dalle colonne del giornale ma anche la puntuale diffusione della narrazione dei fatti sostenuta dal governo regionale in scadenza, rende veramente difficile difendere dalle accuse di partigianeria “Il Centro”. Quello che un tempo si vantava di essere “il quotidiano d’Abruzzo” oggi appare più come “il quotidiano di ciò che rimane del Pd”. Certo, ognuno rimane libero di scrivere e dare spazio a chi vuole sul proprio giornale, ma poi non c’è da sorprenderci se le vendite dei quotidiani sono al minimo storico e i cittadini dedicano, tra un caffè e una brioche, solo una frugale lettura dei giornali diffusi gratuitamente nei bar. Anche perché l’unica lezione che la stampa e i media locali avrebbero dovuto imparare dalle elezioni dello scorso marzo è che, nell’era di Internet, riescono a influenzare ben poco l’elettorato. Un elettorato molto volubile, pronto a cambiare opinione molto facilmente, ma che attualmente dà poca credibilità agli organi di informazione tradizionali.

Sarebbe quindi più saggio per tutti mantenere un certo equilibrio e una certa distanza nel riportare la cronaca politica. Anche solo per salvare la faccia e, magari, quel poco che rimane della professione giornalistica.

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