Solenne ricollocazione delle Reliquie di S. Cesidio da Fossa nella basilica di S. Bernardino

di don Daniele Pinton | 27 Settembre 2020 @ 07:00 | CREDERE OGGI
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L’Aquila. Nel ventesimo anniversario della canonizzazione di S. Cesidio da Fossa, avvenuta il 1 ottobre 2000,  la comunità dei Frati Minori, accoglierà nella Basilica di San Bernardino in L’Aquila le reliquie del Santo martire, missionario in Cina e lì martirizzato a soli 27 anni, mentre cercava di difendere il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia dall’assalto di agguerriti persecutori dei cristiani.

Le reliquie di San Cesidio, conservate fino a qualche mese fa nell’antico Convento di Ocre, inagibile per gli ingenti danni del terremoto del 6 aprile 2009, verranno traslate in una delle cappelle della navata della basilica di S. Bernardino, dove è presente una tela, opera dell’artista abruzzese Gigino Falconi che raffigura il martirio di questo giovane frate minore, vissuto sul finire del diciannovesimo secolo.

Per l’occasione, Padre Daniele Di Sipio, rettore della basilica, ha fatto realizzare all’artista leccese, Emanuele Cordella, laureatosi all’ISSR ‘Fides et Ratio’ di L’Aquila in Beni Culturali Ecclesiastici, un nuovo e artistico reliquiario, dove le reliquie saranno collocate solennemente in occasione della loro traslazione.

Nel rispetto delle norme di prevenzione contro la diffusione del Covid-19, il 1 ottobre 2020, Padre Massimo Fusarelli, nuovo Padre Provinciale dei Frati minori della Provincia di San Bonaventura, che ricomprende le vecchie province francescane sia dell’Abruzzo come anche del Lazio, alle 17:30 darà inizio alla cerimonia, introducendo la figura e lo spessore spirituale di S. Cesidio da Fossa, mentre alle 18,30, il Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, presiederà la Concelebrazione Eucaristica, che terminerà con la deposizione nella Cappella della Sacra Famiglia, della nuova teca, contenente le reliquie di San Cesidio da Fossa.

Cesidio da Fossa, al secolo Angelo Giacomantonio, nasce a Fossa in diocesi di L’Aquila il 30 agosto 1873  e muore martire, a Hengyang (Cina) il 4 luglio 1900, durante la rivolta dei Boxer, bruciato vivo avvolto in una coperta in fiamme. Beatificato da papa Pio XII nel 1946, è stato proclamato Santo da papa San Giovanni Paolo II il 1 ottobre del 2000, durante l’Anno Santo.

Questo Santo martire aquilano, protomartire della Cina, l’8 dicembre 1892, fu ammesso alla Professione e fece gli studi superiori teologici e di formazione in vari conventi e nel noviziato di Magliano dei Marsi, venendo infine ordinato sacerdote nel 1897 dall’arcivescovo dell’Aquila, mons. Francesco Paolo Carrano.

Fratel Cesidio, fu assegnato al convento di Capestrano, ma ci rimase poco, perché già nel 1898 padre Cesidio fu chiamato a Roma, dal padre Luigi Laner benemerito promotore del movimento missionario nell’Ordine Francescano, nel Collegio Internazionale di S. Antonio, in via Merulana, come candidato alle Missioni Estere. Di questo Collegio, padre Cesidio sarà il primo martire e il primo beato e poi santo. Nelle vacanze del 1899 ritornò in Abruzzo dove incontrò un missionario veterano della Cina, padre Luigi Sondini, venuto in Italia dopo 32 anni di lavoro e per ripartire con nuovi aiuti di volenterosi confratelli; fu un incontro determinante per padre Cesidio, che lasciato in tutta fretta l’Abruzzo, ritornò a Roma dove si stava organizzando la partenza per l’ottobre di quel 1899; il 18 ottobre insieme ad altri due missionari guidati da padre Luigi Sondini, partirono da Roma diretti a Marsiglia dove s’imbarcarono per la Cina il 22 ottobre. Come per altre spedizioni, lungo le tappe del viaggio, furono accolti con sollecitudine da altri missionari, che infondevano coraggio per il loro apostolato. Poi si divisero e padre Cesidio con padre Bonaventura Schiavo, arrivarono alla meta, dopo un viaggio durato in tutto quattro mesi e sei giorni, accolti a Heng-tciou-fu nei primi giorni del 1900, dal Vicario Apostolico dell’Hu-nan, dai missionari e dai fedeli cinesi’. Padre Cesidio restò a Heng-tciou-fu, un paio di mesi per ambientarsi ma l’urgenza missionaria, lo fece partire per Tong-siang (regione orientale), comunità con 500 battezzati; egli come altri missionari, scrisse di continuo a casa raccontando le vicende, i luoghi, le usanze, le difficoltà; e nel mese che restò a Tong-siang si cominciarono ad avvertire i segni dell’imminente persecuzione e padre Cesidio nelle sue lettere d’inizio luglio ai genitori, presagisce la tempesta e la possibilità di perdere la vita, ma nel contempo conforta i familiari, dicendo loro che se accadesse ciò, sarebbe un premio di Dio per lui.
Il 3 luglio si mosse da Tong-siang per recarsi come al solito alla sede del Vicariato a Hoang-scia-wuan, per incontrare il suo Direttore spirituale padre Quirino, vicario del vescovo Fantosati, assente per motivi pastorali in luoghi più lontani, insieme a padre Gambaro. I fedeli del villaggio e un prete cinese incontrato poi, lo esortavano a non andare, visto le voci allarmanti della persecuzione in atto, ma padre Cesidio pensava che esagerassero, proseguì e raggiunse padre Quirino; ma verso mezzogiorno del 4 luglio cominciarono gli assalti alla Missione, dopo avere bruciato quella Protestante; la residenza principale fu in un attimo invasa dalla folla di facinorosi, seguita da atti vandalici e grida di morte. I due missionari cinesi riuscirono a scappare senza farsi riconoscere, ma padre Cesidio e padre Quirino ebbero solo il tempo di salire al piano superiore e chiudersi in una stanza, mentre fuori si gridava “Morte agli Europei!”. Sfondata la porta, la plebaglia si arrestò incredibilmente davanti ai due missionari, i quali approfittarono di questo sbandamento per passare in mezzo a loro e scendere le scale, ma giunti nel cortile la folla urlante li bloccò e mentre padre Quirino dopo essere stramazzato sotto le botte degli scalmanati, veniva tratto in salvo da alcuni cristiani intervenuti e portato lontano a 15 km da lì. Non fu così per padre Cesidio, il quale vedendo che non poteva scappare, rientrò in casa e tentò di salvarsi per una porta secondaria, ma che purtroppo trovò chiusa; una testimonianza di una cinese cristiana, dice che il missionario temendo che l’Eucaristia venisse profanata, andò in Cappella a consumare le particole consacrate e poi la plebaglia forsennata lo aggredì mortalmente a colpi di lancia e di bastoni e mentre agonizzante, respirava ancora, fu avvolto in un panno imbevuto di petrolio e dato alle fiamme. Il racconto del martirio fu dato dallo stesso padre Quirino, giunto in città più sicura. Così moriva martire il giovane missionario francescano di Fossa, che non aveva ancora 27 anni. Tre giorni dopo, il 7 luglio, furono martirizzati il vescovo Antonino Fantosati e padre Giuseppe Gambaro, accorsi al Vicariato alla notizia della distruzione. Questi primi tre martiri furono seguiti il 9 luglio dall’eccidio di altri 26 missionari e fedeli nello Shan-si.


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