Smart working è un diritto, ma attenzione: chi lavora poco torna in presenza

di Cristina D'Armi | 13 Gennaio 2021, @06:01 | LA LEGGE E LA DIFESA
Smart working è un diritto
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L’AQUILA – Lo smart working è un diritto. L’evoluzione della pandemia da Covid-19, ha comportato interventi d’emergenza anche in ambito lavorativo al fine di contrastarne la diffusione e permettere la continuità delle attività. Si diffonde così, anche in Italia, il lavoro agile. Questa modalità, detta anche lo smart working, aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

Lo smart working è un diritto. La conferma arriva dal Tribunale di Grosseto.

Un dipendente di un’azienda toscana, a fronte di problemi di salute, aveva richiesto al datore di lavoro di poter svolgere le sue mansioni da remoto, così come già avveniva per altri colleghi. La risposta? Negativa, costringendolo alle ferie. Così il lavoratore ha deciso di rivolgersi ad un giudice. Il Tribunale di Grosseto ha dato ragione al dipendente poiché Laddove il datore di lavoro privato si trovi nelle condizioni di applicare lo smart working e ne abbia dato prova, il ricorso alle ferie non può essere indiscriminato, ingiustificato o penalizzante, soprattutto laddove vi siano titoli di priorità per ragioni di salute. La storia non si ferma qui, l’azienda ha dichiarato che farà ricorso.

Ma il lavoro agile è un diritto assoluto?

No. I dipendenti che non raggiungeranno i target fissati, infatti, dovranno tornare in presenza dietro la scrivania. Sono in arrivo pagelle e verifiche mensili per gli statali.  Chi non avrà raggiunto gli obiettivi, quindi,  potrà essere costretto a tornare in ufficio senza una variazione di stipendio. La notizia arriva punto dalla ministra Fabiana Dadone. Ad occuparsi di nuova organizzazione e controlli più rigidi, sarà il Pola (organizzazione del lavoro agile) che prevede verifiche mirate sulla produttività del singolo dipendente. I criteri di valutazione resteranno più o meno gli stessi di quelli in presenza: oltre al numero di pratiche assolte e quantità di utenti serviti nella quota di tempo passata a lavorare da casa, conterà anche il tempo di risposta alle email di lavoro.

 


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