Sisma Centro Italia, in due anni 10mila cantieri. Legnini: “Fare di più”

di Marianna Gianforte | 20 Agosto 2022 @ 06:14 | ATTUALITA'
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ROMA – Subito il ‘codice della ricostruzione’, il cui via libera al disegno di legge delega è arrivato dal Consiglio dei ministri a gennaio, ma l’iter si è bloccato e rischia di naufragare con la fine del Governo Draghi. Sono alcune delle indicazioni più importanti emerse e sottolineate dal commissario straordinario per la ricostruzione dei crateri sismici 2016 e 2017 Giovanni Legnini, che ieri ha illustrato il rapporto sullo stato della ricostruzione dei due crateri che coinvolgono quattro regioni (Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche) e che gettano uno sguardo molto più lontano del presente attuale, verso il futuro di un Paese che, questo è ormai assodato, è altamente sismico da Nord a Sud e deve fare regolarmente i conti con i danni provocati dai terremoti.

Fondametale, ha ribadito Legnini, che dal ‘codice della ricostruzione’ discenda un ‘dipartimento della ricostruzione’, una sorta di gemello del dipartimento nazionale della protezione civile al quale quest’ultimo “cede il testimone una volta finita la fase di emergenza”; un organismo che sarebbe auspicabile dipendesse direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri.

USCITA DAL COMMISSARIAMENTO DAL 2023

E infine, l’uscita dal commissariamento (non dal regime di emergenza però) che si potrebbe incominciare a delineare già a partire dal 2023: “E’ comprovata la positività della governance della ricostrzione – ha detto il commissario straordinario – lo ‘spartito’ si suona insieme e non è soltanto una persona, perciò nel 2023 s’intravede la possibilità di uscire dalla gestione commissariale, immaginare un approdo, purchè – di nuovo ha sottolineato Legnini – s’istituisca un dipartimento e un coordinamento, nel quale, in particolare, il ruolo dei sindaci e delle regioni sia preminente. Ed è quanto proporrò al nuovo Governo, perché non si può ogni volta ricominciare daccapo per ricostruire i territori colpiti dai sismi – ha detto Legnini –. Ecco perché sarà mia premura suggerire al nuovo Governo di procedere con il ‘codice della ricostruzione’, in quanto si perdono troppi anni a organizzare la governance della ricostruzione: accadde all’Aquila, prima ancora in Irpinia e accade ovunque”.

L’APPELLO A TECNICI E IMPRESE: IMPEGNATEVI PER LA RICOSTRUZIONE POST-SISMA

Un impegno, quello della ricostruzione, complesso, esteso e lungo, ormai incanalato in una macchina organizzativa rodata e funzionale, “le norme ci sono, le risorse anche, l’iter è stato velocizzato, adesso occorre uno sforzo in più da parte dei professionisti e delle imprese che sono libere di seguire mercati ed esigenze, ma che auspichiamo tornino a rivolgere la loro attenzione e il loro interesse sulla ricostruzione post sisma”, ha detto Legnini.

 

LA RICOSTRUZIONE: IN DUE ANNI APERTI 10MILA CANTIERI: “FARE DI PIU'”

Dopo essersi sbloccata nel 2020, la ricostruzione nel Centro Italia, è entrata in una fase ‘matura’: negli ultimi due anni ha fatto registrare un avanzamento notevole grazie all’apertura di 10mila cantieri dell’edilizia privata e un’accelerazione molto significativa degli interventi pubblici, con 365 opere terminate e altre 315 oggi in fase di cantiere. “Risultati che solo un difficilissimo contesto esterno, segnato dalla pandemia, dall’esplosione dei prezzi, dalla saturazione del mercato edilizio, dalle conseguenze della guerra, ha impedito fossero ancora più consistenti – ha detto il commissario straordinario -. Se c’è, ora, un punto su cui si deve essere più incisivi, è quello della programmazione della ricostruzione occorre accentuare il confronto con i progettisti, perché un conto è se vengono depositati 10mila progetti in un anno, un conto se sono 4-5mila: la ricostruzione proseguirebbe molto più lentamente”. In sostanza, a questo punto della situazione organizzativa, l’andamento dell’apertura dei cantieri dipende dall’impegno dei professionisti “e non dai sindaci, dai presidenti delle Regioni, dai commissari e dai Governi – ha precisato Legnini -. Non è un modo per scaricare su altri; ma è così effettivamente, perché regole e risorse ci sono: la sfida è progettare e ricostruire. Notiamo negli ultimi tempi un ritorno d’interesse delle imprese e dei tecnici verso la ricostruzione ma non è sufficiente”.

Quanto ai dati della ricostruzione, il rapporto 2022 fa il punto sullo stato di avanzamento della ricostruzione privata, di quella pubblica e della riparazione delle chiese e degli edifici di culto, proponendo per la prima volta anche un quadro completo del danno causato dal sisma di sei anni fa, pari nel complesso a 26,5 miliardi di euro, anche a livello dei singoli Comuni. Amatrice è il Comune con i maggiori danni, per oltre 1,3 miliardi di euro, seguita da Camerino con 1,2 miliardi di danni, e da Norcia, con 1,1 miliardi.

RICOSTRUZIONE PRIVATA. RICHIESTE RADDOPPIATE IN DUE ANNI

Per la ricostruzione privata, nel complesso, si registravano a fine giugno scorso 22.700 richieste di contributo per 7,6 miliardi di euro, delle quali 14.234 approvate con 4,3 miliardi di contributi concessi. Le domande di contributo già avviate rappresentano il 45% di quelle attese in termini numerici ed il 39% in valore. Negli ultimi due anni le richieste sono raddoppiate e i contributi concessi triplicati. I cantieri privati completati sono 7.256, con la riconsegna alle famiglie di 16.520 singole unità immobiliari, il 92% di tipo residenziale e l’8% a carattere produttivo. I cantieri autorizzati oggi sono circa 7mila.

RICOSTRUZIONE PUBBLICA

Anche gli interventi pubblici, nonostante le difficoltà generali, registrano passi avanti importanti. La spesa effettiva, grazie anche alle procedure veloci delle ordinanze speciali per i comuni più colpiti, è arrivata a luglio a 768 milioni di euro, rispetto ai 559 di fine 2021 e i 265 milioni di fine 2020. Nel giro di un anno, considerando anche i lavori sulle chiese, il numero dei cantieri pubblici chiusi è salito da 151 a 365. Quello dei cantieri aperti, 316, è raddoppiato, ed è destinato a crescere sensibilmente entro la fine del 2022, sia per l’avanzamento della programmazione, che oggi vede quasi un miliardo di interventi in fase di progettazione e sempre più vicini alla cantierizzazione, sia per l’avvio concreto, entro dicembre, dei 525 interventi previsti nel cratere da NextAppennino, il fondo complementare al Pnrr per le aree sisma 2009 e 2016.

MILLE DI CANTIERI IN SEI MESI

Non è irrealistico immaginare che, compatibilmente con le condizioni di mercato, che oggi restano difficili, si possano vedere all’opera entro sei mesi un migliaio di cantieri pubblici, e che si possa riprendere un ritmo di maggior crescita dei cantieri privati anche grazie al ritorno di interesse delle imprese e dei tecnici, di cui si vedono i primi segnali, che attualmente operano in numero insufficiente alla ricostruzione. Il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Si attendono altre 28 mila richieste di contributo da parte dei privati, occorre realizzare 4.300 interventi pubblici ed impostarne quasi altri 2 mila nuovi. Le nuove procedure e le semplificazioni introdotte garantiscono oggi un buon funzionamento della macchina della ricostruzione, come riconoscono anche le istituzioni internazionali che forniscono la provvista finanziaria alla ricostruzione e la stessa Corte dei Conti, ed un ulteriore passo avanti per consolidare e rendere più efficiente e veloce questo difficilissimo processo, potrà arrivare dal Testo Unico della ricostruzione privata, atteso ad ottobre, e dalla nuova piattaforma telematica per la gestione delle pratiche, che da gennaio 2023 sostituirà quella attuale, ormai obsoleta. Oggi, si legge nel rapporto, le risorse garantite da NextAppennino, 1,7 miliardi, dei quali 700 sotto forma di incentivi ai nuovi investimenti delle imprese, possono rappresentare un ulteriore volàno alla crescita e allo sviluppo dell’Appennino centrale, oltre la ricostruzione materiale degli enormi danni causati dai terremoti.


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