Sisma 2009, Vivarelli (Fesica): “Senza lavoro non c’è futuro”

Il sindacalista: "La città sta rinascendo dal punto di vista architettonico, ma stupisce il vuoto umano. In un contesto già durissimo fatto di precariato e disoccupazione diffusi in tutti i settori produttivi."

di Redazione | 06 Aprile 2022 @ 08:12 | ATTUALITA'
sisma 2009
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L’AQUILA – “L’Aquila è ancora oggi una città ferita, con i soldi per la ricostruzione post-sisma spesso ostaggio della burocrazia. Sono ormai tredici lunghi anni che si cerca di rimettere in piedi quello che la maledetta notte del 6 aprile 2009 sprofondò nel baratro”. Così scrive in una lunga riflessione sul tredicesimo anniversario del terremoto dell’Aquila il segretario di categoria terziario del sindacato Fesica della provincia dell’Aquila e di Teramo Marcello Vivarelli. 

“Erano le 3.32 quando la più forte di una lunga serie di scosse distrusse una città e un territorio interi, provocando la morte di 309 persone, per tutti noi gli “angeli” e i “martiri” del terremoto, e decine di migliaia tra feriti e sfollati. Da allora, ogni anno assistiamo a un vero e proprio pellegrinaggio di curiosi, commemorazioni di ogni tipo, eventi, eccetera. In una città che, come dice più di qualcuno, è vero che sta rinascendo dal punto di vista architettonico, ma di cui non può non stupire il vuoto umano. Non si vedono più i bambini giocare nelle strade e nei cortili e il centro storico non è più quel pullulare di attività di ogni tipo a cui gli aquilani erano abituati; penso alle mille attività commerciali da riportare proprio in centro, come stimato dalla Confcommercio, che ormai possiamo considerare una chimera con tutti i danni che ciò comporta. Chi ha riaperto, purtroppo e non per colpa sua, non ha potuto e non può garantire l’occupazione di cui c’è bisogno e dunque la riduzione di personale è una realtà impossibile da ignorare, in un contesto già durissimo fatto di precariato e disoccupazione diffusi in tutti i settori produttivi. Anche per questo, L’Aquila è una città segnata nel cuore e nel futuro. E non è un caso che mi arrivino addirittura segnalazioni su disdette di contratti delle imprese impegnate nella ricostruzione, disdette dovute all’aumento indiscriminato dei prezzi delle materie prime e dell’energia arrivato con l’emergenza Covid-19 e con la guerra tra Russia e Ucraina. Questo significa che la ricostruzione pubblica e privata è seriamente a rischio, con o senza Pnrr, e che quindi molti cittadini potrebbero non riavere la casa ricostruita, idem per quanto riguarda la situazione degli enti pubblici. Una situazione che non può far altro che produrre l’aumento della povertà, del precariato, della disoccupazione, dell’incertezza e delle paure per il presente e il futuro. Il che mette fortemente in dubbio ciò che ha promesso il premier, Mario Draghi, nel settembre dello scorso anno proprio all’Aquila, in occasione dell’inaugurazione del Parco della Memoria, quello dedicato ai 309 angeli del terremoto. Insomma, l’accelerata nei lavori di ricostruzione promessa dal premier rischia di essere poco più di uno slogan che potrebbe addirittura trasformarsi in un drammatico stop generalizzato. Dal canto nostro, altro non possiamo fare che continuare a batterci e ad alzare la voce in difesa di chi è sempre più in difficoltà. Noi vogliamo ridare dignità e lavoro a un territorio che da tredici anni subisce una crisi dopo l’altra. Dignità e lavoro. Senza, è impossibile sperare in un futuro migliore”.


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