Sisma 2009, un anniversario senza Antonietta ‘Tetta’ Centofanti

Un ricordo, un ritratto della presidente del comitato dei famigliari delle vittime del sisma: la 'comandante', la 'resistente', anima dei processi post terremoto e della fiaccolata del 6 aprile

di Marianna Gianforte | 06 Aprile 2022 @ 06:17 | ANNIVERSARIO
ANTONIETTA CENTOFANTI
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Era uno spicchio arancione la luna che questa notte ha accompagnato il corteo della memoria, l’opposto di ciò che è stata nella notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009, quando una scossa di magnitudo 6.3 alle 3,32 mise in ginocchio la città capoluogo di regione e tanti paesi e borghi limitrofi, portando via 309 persone. Erano 54 gli studenti universitari fuori sede, 8 i giovani deceduti sotto le macerie della casa dello studente. In questa notte dalla luna a spicchio alla testa della fiaccolata in memoria delle vittime del terremoto non c’era Antonietta Centofanti, la presidente del comitato dei famigliari delle vittime del terremoto, che nello studentato aveva perso il nipote Davide. La ‘resistente’, come la chiama una sua cara amica, ‘Tetta’ per moltissime delle persone che l’hanno conosciuta e amata. Antonietta se ne è andata esattamente un anno fa, il 29 aprile del 2021, pochi giorni dopo aver compiuto 71 anni. Il 13esimo corteo della memoria quest’anno non ha avuto alla testa la persona che forse più di ogni altra ha dato un’impronta e una spinta determinante alla nascita di un grande spirito di appartenenza alla stessa battaglia per la prevenzione e per la verità di tutti i comitati dei famigliari delle vittime di stragi provocate dall’uomo in Italia: non solo il terremoto dell’Aquila, ma anche Viareggio, Vajont, ponte Morandi, Thyssenkrup, la torre dei piloti di Genova. Lei aveva spinto per la nascita di un luogo della memoria per dare concretezza al grande dolore – ma anche alla grande speranza – della comunità aquilana. Quel ‘piazzale Paoli’ in cui questa notte è stato acceso il braciere della memoria. Il ricordo di Antonietta nelle parole di alcune delle persone a lei più vicine. 

SIMONA GIANNANGELI – L’avvocata è tra coloro che più ha vissuto un’amicizia profonda con Antonietta Centofanti.

“E’ stata una fiaccolata con un carico di dolore più grande del solito,  però proprio perché Antonietta non c’era, noi ci siamo stati più di tutti gli altri anni, perché continua a vivere nelle nostre azioni, nei nostri cuori. Lo dico da donna che l’ha conosciuta quando ero molto giovane e lei mi ha accompagnata in tante battaglie mostrandomi la via, per questo la fiaccolata di ieri è stata particolarmente dolorosa silenziosa. E lei era lì, come sempre, alla testa del corteo, dove sempre coordinava, seguiva, distribuiva le fiaccole, così come ha coordinato i tempi difficili del post terremoto. E’ stata l’anima del coordinamenti dei comitati dei famigliari delle vittime delle tragedie in Italia. Ha saputo mettere insieme dolore e resistenza, trasformò la capacità di soffrire in capacità d’insistere. Non si è mai fermata. Il processo si è celebrato, e lei non è mai mancata e la sua azione continua ad alimentare la nostra resistenza qui. Una donna che ha saputo dispensare un alito di vitalità in tutti. Spero che questa città voglia riconoscerle tutto quello che merita”.   

VINCENZO VITTORINI – E a ricordare la ‘compagana sempre presente’ di tantissime battaglie dentro e fuori le aule di tribunae dove in questi anni si sono svolti i processi per individuare i responsabili di tante morti, è Vincenzo Vittorini, anche lui anima – insieme a molti altri per la verità – del comitato dei famigliari delle vittime. Insieme erano arrivati persino a presentare un documento al ministro della Giustizia, frutto del lavoro del coordinamento nazionale delle vittime dei disastri, nel quale si chiedeva d’investire in prevenzione e in sicurezza, di fare finalmente verità nelle stragi impunite italiane e anche riforme della giustizia in direzione dell’accelerazione dei processi, e della lotta alla prescrizione facile:

“Avendo vissuto accanto ad Antonietta ogni momento in tutti questi anni di battaglia per la giustizia e la verità di quel che successe il 6 aprile di 13 anni fa, per la prevenzione e la sicurezza antisismica, non averla qui fa male veramente. Soprattutto perchè la battaglia più impotante, quella della memoria come fattore positivo e propositivo, l’avevamo intrapresa insieme e adesso la portiamo con il peso della sua mancanza. Antonietta diceva: ‘Chi va contro la memoria è contro la vita’. Ecco, la memoria per noi è qualcosa di propulsivo, per fare in modo che queste tragedie non accadano più. Insieme ad Antonietta, ma anche agli altri famigliari del comitato, facevamo ‘un giro d’italia del dolore’ cercando di diramare questo concetto. La chiamavo: ‘la comandante’, perchè non si fermava mai”.

MICHELA SANTORO – E poi c’è chi ha condiviso con Antonietta 30 anni di amicizia e di affetto vero. Come Michela Santoro: 

“L’ho conosciuta quando avevo 20 anni, un’età in cui s’incomincia a esser adulti senza aver ancora cessato di essere adolescente. Antonietta era bellissima. Entrava in casa sempre portando dei fiori, colti per strada. Portava con s+ sempre il sorriso dietro quei suoi grandi occhiali rossi. E’ stata una colonna portante per me e per tutte le sue amiche. Lei era il 6 aprile e tutto quello che si è costruito attorno a questo giorno tragico; era l’anima del comitato dei famigliari e per le commemorazioni del sisma. Aveva una cultura sconfinata, una voce autorevole che non si fermava alle emozioni, ma parlava perché era consapevole di quello che diceva, conosceva le leggi e le situazioni. Con lei si era sempre al sicuro. Ho avuto il privilegio di essere una delle persone a lei vicine, ed è ora un riferimento che manca. La donna che sono io oggi lo devo a lei: mi ha insegnato a rispettare me stessa, e poi a stare vicino agli altri. Cosa che a lei, che aveva sempre dovuto nella vita fare i conti con le perdite delle persone care (la sorella deceduta tre anni prima di lei, ndr) venivano naturali: Antonietta ha sempre dato voce a chi non ne aveva o a chi non aveva più voce. E poi, l’amore sconfinato per gli animali. Aveva dieci gatti e due cani; quando si usciva con lei bisognava sempre fermarsi a compare crocchette o medicine per loro. Antonietta colorava il dolore grazie alla sua dignità forte, raccoglieva il dolore di tutti e lo restituiva in coraggio, in forza, in sostegno e preseveranza. A questa città oggi manca una persona veramente giusta. Una voce libera, indipendente, consapevole, unna donna, una resistente. Oggi starebbe in prima fila come sempre, nonostante la fatica”.

WANIA DELLA VIGNA – Una compagna di lotta nelle aule di tribunale, un’amica radiosa fori. Così l’avvocata Wania Della Vigna, impegnata in tanti processi legati al post sisma sia nel loro percorso penale, sia civile, al fianco di Antonietta Centofanti.

“Su questo triste anniversario per l’assenza della mia amica Antonietta, fondatrice del ‘comitato delle vittime della casa dello studente’, sempre presente in tutte le udienze. La sua ricerca della verità dei fatti, per capire la cause dei crolli e della morte, è sempre stata tenace e non soltanto per l’amato nipote Davide, ma anche di tutti i ragazzi della casa dello studente e di tutte le vittime all’Aquila e in Italia”. 

 


Print Friendly and PDF

TAGS