Signori si nasce, promemoria sulla gentilezza

di Isabella Benedetti | 10 Agosto 2022 @ 08:17 | Punti di svista
gentilezza, sorriso
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Mancano pochi giorni all’arrivo all’Aquila di Papa Francesco. La città si veste a festa, ovunque fervono i preparativi in attesa di questo evento. Gli abruzzesi si apprestano ad accogliere il Santo Padre con la forza e la gentilezza che contraddistinguono le persone di questa terra. Padre Francesco aprirà la Porta Santa e sarà apertura al mondo. Parlerà a tutti, fratelli e sorelle, alla famiglia umana perché figli di un unico Creatore, secondo i precetti di San Francesco d’Assisi. Esorterà alla pace e perdono, concetti centrali dell’enciclica “Fratelli tutti” e ricorderà al mondo che il perdono è scelta del bene, della pace, della fratellanza. Dalla Porta Santa si dovrà passare come per “uscire da sé stessi”, per trovare connessione e confronto con gli altri. Solo così si realizza “un accrescimento dell’essere”, perché dal rapporto con gli altri si impara, da tutti, anche dagli “ultimi”, da chi vive alla periferia della vita. Il Santo Padre dedica tutto il sesto capitolo dell’enciclica al tema della gentilezza. Il concetto di gentilezza è di per sé congiunto a quello della socialità, della moltitudine, come suggerisce la stessa etimologia della parola. Gens, gentiles, di nobile stirpe, la gentilezza trova espressione all’interno di un gruppo di persone, è cortesia, nobiltà d’animo e di azioni. Francesco parla di “miracolo della gentilezza”, che è una stella nell’oscurità, guida verso la retta via e promuove “l’arte dell’incontro”. Evoca un tema caro agli stilnovisti. “Al cor gentil rempaira sempre amore”, scriveva Guinizzelli facendo coincidere gentilezza e amore. Ci siamo allontanati dal bello della cortesia, dal gesto generoso, dall’affetto sincero verso il prossimo. Soprattutto nelle grandi città, la moltitudine è spersonalizzazione; un gesto gentile, un saluto ad un vicino, l’ascolto dell’altro è visto come un’inutile perdita di tempo. Bisogna rieducarsi alla bontà d’animo, ”liberarsi dalla crudeltà, dall’ansietà e dall’urgenza distratta”, esorta il Papa. Una persona gentile crea una sana convivenza e apre le strade là dove l’esasperazione individualistica distrugge i ponti. Gentili si nasce, lo dice la scienza. Studi sul tema dimostrano che, già dai sei mesi di vita i bambini iniziano ad interagire con il prossimo, ad esprimere affabilità, a sorridere. Ciò risponde a innati bisogni biologici, il bambino, istintivamente, capisce che ha bisogno dell’altro per sopravvivere. L’intera civiltà è progredita grazie ad altruismo e cooperazione. Ma la vita, spesso, ci porta crescendo ad allontanarci dai sani principi, a sgomitare per ottenere, a prevaricare per sottomettere, al cinismo per emergere, all’arroganza. Dimentichiamo la bellezza del prendersi cura dell’altro, l’enorme potere di una carezza, di un abbraccio, di un complimento, di una parola di conforto. La gentilezza, quella vera e non di facciata, affettata, di maniera, è corresponsione, arreca beneficio a chi la riceve e nutre l’anima di chi la compie. La gentilezza è forza, guida all’autocontrollo, crea empatia, sicurezza e alimenta la stima degli altri e di sé stessi. Si ottiene molto di più con modi affabili che con la brutalità e la durezza. Come suggerisce la psicoterapeuta Tara Cousineau in “The kindness cure”, bisogna riabituarsi alla gentilezza ripartendo da sé stessi, riascoltando il proprio dialogo interiore e coltivare l’istinto alle buone azioni perché ciò è innato in noi. Questo ci aiuta ad accrescere la nostra autostima e a migliorare i rapporti interpersonali. Una minore conflittualità con gli altri si traduce in salute fisica e bellezza dell’anima. Non c’è niente di più bello di un sorriso, di uno sguardo sereno e benevolo verso il mondo. Nutriamo la bellezza della cortesia, perché gentilissimo/a non rimanga solo un aggettivo vuoto di significato sulla busta da lettere.


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