Sigismondi, valorizzazione delle abbazie e degli insediamenti benedettini medioevali

di Fausto D'Addario | 20 Febbraio 2024 @ 05:00 | CULTURA
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Sigismondi tra i firmatari disegno di legge sulla valorizzazione degli insediamenti benedettini medioevali e dei cammini religiosi per dare vita a un circuito culturale centrato sulle regioni centro-meridionali. Un’occasione da non perdere per L’Aquila Capitale della Cultura 2026.

Nell’agenda dei lavori nelle Camere e in Commissione dal 19 al 23 febbraio spunta un interessante disegno di legge, il n. 939: “Disposizioni per la valorizzazione del patrimonio culturale dell’Occidente ed europeo delle abbazie, degli insediamenti benedettini medioevali e dei cammini e dei territori delle province sui quali insistono“. Il ddl porta, tra le altre, la firma del senatore abruzzese Sigismondi. La proposta intende dare vita a uno specifico e organizzato circuito culturale relativo al monachesimo benedettino nelle regioni del meridione, da aggiungere ai vari e già avviati percorsi dei cammini d’Italia. Un’occasione da non perdere per L’Aquila, candidata a Capitale della Cultura 2026, città crocevia di cammini religiosi e al cuore di una vasta rete di monasteri e conventi, che hanno fatto la storia dell’Abruzzo. Il disegno di legge si associa all’iniziativa approvata in data 8 settembre 2023 dal Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’UNESCOInsediamenti benedettini altomedioevali in Italia” (Early medieval Benedictine settlements in Italy), ai fini della loro iscrizione alla lista del patrimonio mondiale della Convenzione UNESCO.

Il ddl si compone di cinque articoli a sostegno della valorizzazione degli insediamenti benedettini e delle politiche del turismo nazionali e internazionali. Tra le iniziative proposte spicca l’istituzione del cammino La via dell’Occidente, da inserire nel Catalogo dei cammini religiosi italiani del Ministero del turismo e nell’Atlante digitale dei Cammini d’Italia del Ministero della cultura. Si tratta di un itinerario culturale costituito dagli insediamenti. È prevista poi la creazione del Marchio benedettino per la tutela e la valorizzazione dei beni materiali e immateriali prodotti in ambito benedettino; il marchio è costituito dall’immagine di San Benedetto e dalla data del 529, anno di fondazione dell’abbazia di Montecassino. Ciascun monastero potrà comunque apporre il proprio emblema. Inoltre il Ministero della Cultura provvederà a istituire anche un albo delle farmacie monastiche e degli orti medioevali – soggetto capofila sarà l’Abbazia di Montevergine (Avellino) – da aggiornarsi anche con le future richieste di inserimento che via via perverranno. La copertura finanziaria prevista è pari a 24 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025, 2026 e 2027. Una relazione biennale affidata al Ministero della Cultura vigilerà sullo stato di attuazione di tutte le iniziative.

La vastità del patrimonio culturale a cielo aperto o custodito in chiese, musei, palazzi pubblici o privati, nella quasi totalità dei comuni, abruzzesi e italiani in generale, rende urgente e complessa la loro tutela e valorizzazione. Tutela e valorizzazione che però richiedono risorse economiche non sempre disponibili nel bilancio del comune e dello Stato.

Una consapevolezza che sta prendendo piede è quella creare reti culturali tra comuni in grado di offrire percorsi disseminati in più luoghi del territorio, stimolando alla (ri)scoperta di luoghi poco noti, se non addirittura dimenticati dal turismo. In questo senso gli insediamenti benedettini medioevali che punteggiano il suolo abruzzese e di ogni regione italiana sono la dimostrazione dell’impatto che Benedetto da Norcia, patrono d’Europa, e la sua Regola, fondata sull’Ora et labora, ebbero nello sviluppo della civiltà europea. Pensiamo alle grandi testimonianze monumentali, come il caso delle abbazie di Montecassino, dei monasteri di Subiaco e di San Vincenzo al Volturno, i cui estesi possedimenti hanno segnato i confini e le vicende abruzzesi. Ma pensiamo anche a ciò che custodiscono, come innumerevoli opere d’arte, dipinti, oggetti rituali, antiche biblioteche ricche di codici miniati e dei primi libri a stampa, custodi ed espressione del sapere religioso, di conoscenze scientifiche e medicinali. Sono luoghi del nostro Paese che sebbene attrattivi, rimangono tuttavia poco noti, o comunque visitati da un pubblico di nicchia, appassionato d’arte, e di fedeli. Luoghi dello spirito e del lavoro, dove i monaci benedettini, specialmente nel centro-Sud, sono stati protagonisti della crescita economica e sociale dei territori: bonifica di territori, coltivazione dei campi, pastorizia e transumanza, incentivazione di attività di traffici commerciali, senza contare la promozione di un’attitudine mentale e spirituale indirizzata al rispetto dell’essere umano e della sua dignità cristiana.


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