Sicurezza stradale nelle città: indice mortalità cresce a L’Aquila e Pescara

di Redazione | 16 Novembre 2020 @ 13:30 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – In occasione della giornata internazionale di ricordo delle vittime degli incidenti stradali del 15 novembre, oggi Legambiente presenta il suo primo dossier “La sicurezza stradale nelle città” nel webinar che si terrà alle 18.00 del pomeriggio. Nel 2019 in Italia si sono verificati (dati Istat) 172.183 incidenti con 3.173 vittime e 241.384 feriti tra cui 35 vittime tra i bambini (sino a 14 anni), 158 tra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni. Solo nelle strade urbane gli incidenti sono stati 127.000, 1.331 i morti e 168.794 i feriti. Il costo sociale nazionale calcolato dall’Istat è stato pari a 16,9 miliardi di euro, mentre per le sole città, dove si registra la maggior parte degli incidenti anche se meno mortali, il costo sociale è stato stimato in 10,5 miliardi. Il rischio di incidente mortale è direttamente proporzionale all’impatto: a 50 km/h è superiore al 50%, a 30 km/h meno del 10%. 

In Abruzzo, secondo gli ultimi dati Istat si sono verificati 3.160 incidenti stradali che hanno causato la morte di 78 persone e il ferimento di altre 4.648. Rispetto al 2018, aumentano gli incidenti (+0,5%) e le vittime della strada (+2,6%) mentre diminuiscono i feriti (- 0,7%), in netta contrapposizione alla tendenza nazionale che presenta diminuzioni seppur modeste per tutti e i suddetti aggregati. Per quanto riguarda la provincia dell’Aquila, si sono registrati 629 incidenti, con 23 morti e 960 feriti. L’incidenza degli utenti vulnerabili per età (bambini, giovani e anziani), periti in incidente stradale, in Abruzzo è superiore alla media nazionale (51,3% contro 45,2%). L’indice di mortalità cresce nei comuni di L’Aquila e Pescara e diminuisce nei comuni di Teramo e Chieti.

La “Vision zero” proposta da Onu e dall’Unione Europea per Legambiente vuol dire una cosa sola: non si può e non si deve più morire un giorno qualsiasi andando a scuola, al lavoro, a fare la spesa o in viaggio. Insopportabile, specie per i più giovani. Ed oggi – almeno in città – è possibile evitare nell’arco di pochi anni, la gran parte delle vittime e ridurre persino gran parte dei danni materiali. Da pochi mesi, con le nuove leggi d’emergenza varate a primavera e soprattutto con la riforma del Codice della Strada varata in settembre, i Comuni e i sindaci hanno nuovi poteri di intervento, che possono dare impulso decisivo alla sicurezza sulla strada con la costituzione delle “strade 30”, delle “zone scolastiche”, delle corsie ciclabili e i BiciPlan. D’ora in poi, in tutta la città la velocità massima di circolazione scende di 20 all’ora, con l’eccezione (non più la regola) di poche grandi strade a scorrimento veloce, che dovranno essere ben segnate e protette. Gli ottomila sindaci d’Italia hanno d’ora in poi la possibilità, oltre alla responsabilità, di abbattere drasticamente il rischio di incidenti mortali. Il governo, invece, grazie al “Piano europeo di Rinascita e resilienza”, deve mettere a disposizioni delle città le risorse per mettere in sicurezza e ridisegnare le strade e le piazze dei centri abitati. 

Nel dossier pubblicato dall’associazione si cita a questo proposito l’indagine di Tommaso Sansone sulle “strade 30” di Torino, basato sui dati Istat e la geolocalizzazione degli incidenti della vigilanza urbana: nel 2016 la frequenza di incidenti nelle “strade 30” è risultata del 66% inferiore alla media urbana. Se tutta la città di Torino venisse progressivamente trasformata in zona 30, con l’ovvia eccezione dei grandi viali a scorrimento veloce, il costo sociale degli incidenti stradali si abbatterebbe di 194 milioni di euro all’anno. I soldi investiti in sicurezza, sono ben spesi.

 

 

 


Print Friendly and PDF

TAGS