Si è spenta Laura Salvatori, aveva 43 anni

Era la moglie del giornalista Pietro Guida

di Redazione | 07 Luglio 2024 @ 18:39 | CRONACA
Laura Salvatori
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AVEZZANO – Il sorriso non l’ha mai abbandonata e l’ha aiutata sempre a dare coraggio alle persone che le erano accanto. Ha lottato, nel vero senso della parola, fino all’ultimo dei suoi giorni, sempre con grande riservatezza e sempre senza risparmiarsi a cure, interventi e lunghe lontananze da casa. Laura si è spenta oggi, a 43 anni. È morta all’ospedale Niguarda di Milano, Laura Salvatori, tagliacozzana d’adozione, moglie del giornalista Pietro Guida

Aveva affrontato due trapianti di cuore negli ultimi mesi, poi le sue condizioni cliniche sono definitivamente precipitate. 

Diplomata al Liceo Scientifico Vitruvio Pollione di Avezzano e laureata in Scienze Politiche all’Università Sapienza di Roma, Laura era un volto stimato dall’intera comunità tagliacozzana, marsicana e non solo, anche per la forza e la determinazione mostrate negli anni in cui i problemi di salute l’hanno costretta ad affrontare un lungo calvario.

A Pietro Guida e ai familiari tutti giungano le più sentite condoglianze dal direttore e dalla redazione di L’Aquila Blog.

Così il sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio commenta sul suo profilo Facebook la triste notizia.

“…di Laura solo tu, caro Pietro, puoi scrivere, perché insieme avete asceso il monte, avete combattuto la buona battaglia, avete terminato la corsa, avete conservato e accresciuto la vostra e nostra fede.

Ora, caro Pietro, ti resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, ti ha consegnato: l’esempio fulgido e puro di una ragazza degna del Paradiso… e non l’ha consegnata solo a te, ma, attraverso te, a tutti noi che aneliamo alla manifestazione dell’Amore.

«Laura è in paradiso. Dopo un ultimo lunghissimo Calvario è tornata alla casa del Padre alle 10.37 della settima domenica di Pentecoste. Era entrata in Rianimazione la domenica di Pentecoste. Questa mattina, brava e docile come sempre, ha atteso il mio arrivo in ospedale e quello della mamma. Solo alla nostra presenza, accompagnata da tutti i sacramenti, unzione, comunione spirituale e conforto religioso è passata a vita nuova, al riposo che si è conquistata portando la croce insieme al Signore Gesù.

I 22 interventi, di cui gli ultimi tre a cuore aperto, e le crude sofferenze affrontate sempre in maniera molto riservata, non l’hanno mai fermata nella ricerca della vita né hanno mai annebbiato la sua solarità, alla sua letizia francescana e il suo sorriso spontaneo.

Ha vissuto fino a oggi questo Calvario, fatto di grandi dolori nel corpo ma anche di grande crescita spirituale, affidando le sofferenze al Signore e senza mai lamentarsi delle sfortunate contingenze.

Il cappellano del grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano, padre Zefirino Montin, Camilliano, ha affermato che “Laura ha vissuto tutte le stazioni della via crucis, ma quelle che noi chiamiamo sofferenze lei le ha vissute come forza e affidamento”.
Mai ho visto una persona, nella mia lunghissima esperienza, accompagnata qui a Milano da così tanta gente in riservata preghiera, da così tanti enti, istituti religiosi, parrocche e anche il personale sanitario, infermiere, OSS, medici, in un cammino di sofferenza come quello Laura”. Sappiamo però che ora è in paradiso.

Scriveva Laura a maggio, pochi giorni prima di andare in Rianimazione:
“Ti dico la verità, io ho paura di soffrire ancora e ho una grande fifa di morire, ma non perché ho paura del Cielo ma perché amo la vita, proprio tanto tanto. Dio è il Signore della vita.
Vorrei tanto uscire da qui per un po’ di sole sulla pelle, vorrei aprire queste vetrate sigillate e respirare aria, vorrei tanto bere una shweps con il ghiaccio e me lo vietano, o fare una passeggiata tra il verde con Oscar, ma poi mi faccio forza perché penso: che cos’è tutto questo confronto al paradiso?’

Scriveva a me, nel giorno del mio compleanno il 17 maggio:
“Auguri amore mio, stanotte pensavo al nostro primo appuntamento. Mi portasti alla croce! Che bellissimi ricordi…
Oggi quella croce ci unisce più che mai, la portiamo insieme… sí la porti anche tu con me. Il Signore la porta con noi cosicché non ne sentiamo il peso.
Ti vedo stanco, quando sto male ti cambiano gli occhi, ma mi sproni sempre anche se hai timore e dispiacere nel vedermi soffrire.
Arriveremo alla fine del Monte! È la mia via crucis, ma non mi sento sola, accanto ho te e ho tanti tanti Cirenei.”

Questi Cirenei per Laura siete stati tutti voi, a Milano, a Tagliacozzo, nella Marsica, a Spello e in tanti altri posti.

Scriveva Laura a un’amica in difficoltà tre mesi fa: “Quando qualcuno muore è un altro angelo che ci protegge.
La vita ci mette alla prova ogni giorno, non possiamo tirarci indietro, ma non dobbiamo rassegnarci: ringraziamo invece per l’amore che abbiamo vissuto con le persone amate, per l’amore che ci hanno consegnato come tesoro prezioso di Dio e conserviamolo dentro di noi nel cuore affinché sia una scorta per i momenti più difficili e dolorosi.

Credo sia questo un suo testamento anche per noi, a non scoraggiarci per essere rimasti senza di lei.»

Pietro


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