Shoah, Comune dell’Aquila istituisce premio

Giornata della memoria, tutte le iniziative

di Redazione | 27 Gennaio 2024 @ 15:27 | UTILI
Comune dell'Aquila
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L’AQUILA – Il Comune dell’Aquila istituisce il premio “Il viaggio della memoria”, rivolto agli studenti delle scuole superiori cittadine: la classe vincitrice conseguirà un viaggio d’istruzione nei luoghi della Shoah. 

Lo ha stabilito la giunta comunale che ha approvato una delibera proposta dal sindaco, Pierluigi Biondi, con cui viene istituita l’iniziativa destinata a concludersi con una cerimonia di premiazione il 27 gennaio del prossimo anno. 

È stato lo stesso primo cittadino a darne notizia stamane nel corso dell’appuntamento, promosso nell’ambito del XXXII Premio Nazionale “Paolo Borsellino” e realizzato dal Comune dell’Aquila in collaborazione con la Regione Abruzzo, che si è tenuto all’Auditorium del Parco in occasione della Giornata della Memoria e a cui hanno preso parte, tra gli altri, gli alunni di alcuni istituti scolastici cittadini e il presidente della Regione, Marco Marsilio, e il vice sindaco, Raffaele Daniele.

Sul palco gli attori della Compagnia Shakespare in Sneakers hanno dato vita allo spettacolo “Non ti di dimentico”, con la regia di Veronica Pace. 

I criteri e le modalità di partecipazione al premio saranno contenuti in un apposito avviso pubblico, in cui saranno indicati i parametri di valutazione e gli elementi di premialità, rivolto agli Istituti scolastici secondari di secondo grado. Gli studenti saranno chiamati a cimentarsi con ricerche e storytelling, anche con supporto audio-video, nonché di laboratori creativi, relativi alla Shoah, sia con riferimento al contesto italiano ed europeo, sia al territorio abruzzese e aquilano. Una commissione appositamente istituita valuterà gli elaborati ed i progetti proposti, individuando il migliore e più originale sulla base dei richiamati criteri previsti nel bando. 

“Lo studio e la custodia della memoria di una tragedia universale come la Shoah è determinante, soprattutto tra i più giovani, affinché gli orrori della storia non vengano a ripetersi mai più. Avere la possibilità di vedere con i propri occhi i luoghi in cui si può constatare quali livelli di malvagità possano essere raggiunti dall’uomo è un’esperienza molto forte ma sicuramente formativa per i nostri ragazzi. Un progetto che testimonia, una volta di più, l’impegno e la sensibilità di questa amministrazione nei confronti delle vittime delle barbarie perpetrate nei confronti di innocenti all’ombra dei totalitarismi del XX secolo” ha dichiarato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

Le altre iniziative

600 ragazzi a Teatro per “Segre, come il fiume”: Avezzano riaccende la memoria con l’arte 

Lo spettacolo, che è andato in scena giovedì scorso tra le mura del Teatro dei Marsi, è stato curato dalla compagnia del Teatro dei Colori, insieme al Teatro del Krak. Con la regia di Antonio Tucci.

Alla base del successo, la straordinaria tela di collaborazioni artistiche intessuta da due territori diversi e due città solo apparentemente distanti, quali Avezzano ed Ortona (CH). In 600, tra giovani e giovanissimi, hanno apprezzato, con applausi e sguardi emozionati, lo spettacolo proposto per la Giornata della Memoria dal Teatro dei Colori, diretto dal maestro Gabriele Ciaccia, e dal Teatro del Krak, in perfetta sintonia. “Segre, come il fiume”: questo il titolo della rappresentazione teatrale con, al centro del palco, l’eccezionale attrice Alberta Cipriani, ortonese classe 1993. Il Comune di Avezzano ha patrocinato l’evento, sostenendolo assieme al Ministero della Cultura e alla Regione Abruzzo. Preziosa anche la vicinanza della Fondazione Carispaq.

“Per l’arte, – afferma il maestro Gabriele Ciaccia – la Giornata della Memoria è un’altra porta che va riaperta con attenzione, determinazione e con rigore, per ripetere delle verità che tutti sanno, ma che tutti devono anche imparare a dire anche ad alta voce, sempre. È stato un momento di grande partecipazione ed empatia, soprattutto perché 600 ragazzi, delle scuole del territorio, si sono emozionati assieme ai nostri attori”. La figura-perno della storia raccontata è quella di una Liliana Segre vista come una bimba di appena 8 anni. Nel 1938, infatti, entrano in vigore le leggi razziali, che si abbattono con una violenza inaudita sui parametri della società di allora. Poi arriva, come un fulmine nero, l’esperienza dei cancelli di Auschwitz. Dal lager, Liliana tornerà viva da sola, orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra. Da farfalla fragile e con ali calpestate, però, si trasforma col tempo in una testimone diretta dell’oltraggio, in una custode viva e forte della storia dei perseguitati. 

Il Teatro del Krak, guidato dal regista e autore teatrale Antonio Tucci di Ortona, ha portato in scena i racconti di Liliana: dalla tragedia della Shoah alle conseguenze delle leggi razziali in Italia. “Un raccordo – conclude Ciaccia – è stato fatto con i giorni di oggi, in cui, anche se in forme diverse e con sfumature alterate, si vivono ancora momenti di intolleranza e di violenza verso i ‘diversi’. Da un momento all’altro, la porta delle atrocità potrebbe essere spalancata di nuovo, come una bocca di fuoco, dando vita a nuove tragedie. Possiamo solo presidiare il presente, con il dono della grande eredità lasciata ai posteri dai coraggiosi, testimoni di periodi storici bui per l’umanità. Possiamo solo continuare a dire di no, decidendo sempre da che parte stare, con la fermezza della volontà e la libertà del pensiero”. Il lavoro teatrale, in scena giovedì al Teatro di Avezzano, ha offerto ai giovani l’opportunità di non dimenticare il dramma della Shoah, definito dal premio Nobel Elie Wiesel come “La più grande tragedia della storia”.

“Liliana, suo padre ed Auschwitz”

Domenica 28 gennaio, ore 18.00, Cinema Teatro Zeta

Cast principale: Milo Vallone e VincenzoDe Ritis (fisarmonica)

Regia di Milo Vallone

Genere: spettacolo storico/biografico.

“Scegliere di raccontare questa storia è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare, di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea” (Liliana Segre).

Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia.  
Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz.  
Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla.  Una narrazione emozionante su uno dei periodi più tragici del secolo scorso che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, poiché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.

Lo spettacolo si sviluppa seguendo sia le modalità tipiche del teatro di narrazione e sia le dinamiche del “progetto CineprOsa” ideato da Milo Vallone circa quindici anni fa, in cui i linguaggi cinematografici e teatrali intrecciandosi fanno sì che l’utilizzo del video a teatro non sia più solo un elemento di scenografia dinamica ma, dando vita ad un continuo rimbalzo tra il palco e lo schermo, diventi esso stesso parte integrante della narrazione.


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