Sevel FCA Italy condannata per non aver pagato i permessi elettorali ai lavoratori

Il 10 luglio 2023 la Suprema Corte Di Cassazione, presieduta dalla Dott.ssa Adriana Doronzo, ha respinto il ricorso di SEVEL/FCA ITALY

di Redazione | 12 Luglio 2023 @ 16:50 | LA LEGGE E LA DIFESA
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L’AQUILA – Nel gennaio del 2019 la Corte D’Appello de L’aquila aveva respinto il ricorso presentato da Sevel contro la sentenza del Tribunale di Lanciano in cui la condannava per non aver pagato i permessi elettorali ad alcuni lavoratori che erano stati impegnati nei seggi elettorali come rappresentanti di lista nelle elezioni Europee, Regionali e Comunali del 2014, ricorso patrocinato da USB lavoro privato e difesi dall’Avvocato Enrico Raimondi del foro di Chieti.

Il 10 luglio 2023 la Suprema Corte Di Cassazione, presieduta dalla Dott.ssa Adriana Doronzo, ha respinto il ricorso di SEVEL/FCA ITALY ritenendo i motivi infondati o del tutto infondati ed ha confermato integralmente ciò che ha stabilito il Giudice del lavoro di Lanciano, e cioè che una contrattazione aziendale non può introdurre una deroga in pejus rispetto alla legge, in sostanza afferma il rapporto gerarchico fondato sull’inderogabilità della norma legale da parte del contratto collettivo, in linea generale il contratto collettivo non può peggiorare i livelli di trattamento e le condizione stabilite direttamente dal Legislatore.

Quindi l’accordo sindacale tra Sevel e i sindacati Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl, contro “l’assenteismo elettorale” e contro i lavoratori impegnati nei seggi in cui stabilirono la chiusura dello stabilimento nei giorni 26,27e 28 maggio 2014 e i successivi recuperi produttivi, non poteva essere applicato a tutti i lavoratori e che ai lavoratori impegnati come rappresentanti di lista dovevano essere concessi i giorni di riposo spettanti per legge ed essere regolarmente pagati.

Ringraziamenti particolari vanno a Fabio Cocco, ai tempi dei fatti Responsabile USB lavoro privato e promotore del ricorso, all’avv. Enrico Raimondi, nonché ai lavoratori che hanno deciso di farsi rappresentare da USB per la tutela dei propri diritti. Si chiude così una vicenda che ci ha visto ancora una volta dalla parte della ragione ed è stata ristabilita giustizia contro un abuso aziendale e avvallato dai sindacati firmatari del CCSL.


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