Scuole abruzzesi, boom di casi e docenti nel limbo: esclusi da tracciamento e vaccini

di Alessio Ludovici | 02 Febbraio 2021 @ 09:06 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Esclusi dal tracciamento e senza vaccini. Una beffa che ha mandato in subbuglio il mondo della scuola abruzzese. Nell’occhio del ciclone è una circolare del Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo che in pratica esclude i docenti dal tracciamento anche qualora sia stata riscontrata una positività nel gruppo di docenti di una classe o tra gli studenti della stessa.

Si tratta delle “Indicazioni per la definizione di “caso” e per la gestione di alunni/operatori scolastici con sospetta o accertata infezione da SARS-CoV-2”. Al punto 4, Definizione di Contatti stretti, vi si legge: “Come previsto dall’attuale normativa, i compagni di classe di un alunno positivo sono da considerarsi contatti stretti.” La circolare, denunciano gli insegnanti, circoscrive la casistica del contatto stretto ai soli studenti, almeno per quanto riguarda le scuole superiori dove, specifica al punto 6, è possibile mantenere il distanziamento: “Nelle scuole primarie e secondarie, – si legge nella circolare – e ancor di più negli Istituti superiori, dove sia il docente sia gli alunni in classe devono e possono rispettare le misure di distanziamento e protezione individuale, la sospensione dell’attività didattica in presenza dei relativi gruppi classe, in caso di positività di uno o più insegnanti, risulta ingiustificata. Analogamente, la sospensione dell’attività didattica non deve essere disposta in caso di positività di un operatore scolastico non docente.” Se ne deduce facilmente che l’insegnante non è da considerarsi contatto stretto né di un collega né di uno studente. Lo studente, al contrario, con le stesse identiche norme di distanziamento del docente, è da considerarsi contatto stretto del compagno di classe.

Una decisione inaspettata e rischiosa. I numeri della pandemia in Abruzzo segnalano una nuova crescita dei contagi nel territorio e nelle scuole. D’altro canto la campagna di vaccinazioni è in pratica ancora ai nastri di partenza. Gli insegnanti lavorano in prima linea, in luoghi affollati, parlano ad alta voce in classe, fanno laboratori pratici per i quali spesso il distanziamento non è possibile, sono soggetti a rischio. Un anno fa sarebbero stati definiti lavoratori essenziali. Oggi in Italia nessuno parla più di lavoratori essenziali, sembra un si salvi chi può.

La logica della scelta della Regione Abruzzo è anche poco chiara rispetto agli obiettivi della campagna di vaccinazione. Vaccinare i più anziani serve anche e soprattutto a tutelare le nostre infrastrutture ospedaliere, perché gli anziani e i fragili sono più facilmente soggetti ad ospedalizzazione. Se nel contempo però si allargano le maglie delle restrizioni e del tracciamento per altre categorie di lavoratori a rischio, anche l’obiettivo di salvaguardare la rete ospedaliera rischia di essere vanificato e gli ospedali di nuovo travolti. A Pescara l’esplosione dei contagi a scuola va di pari passo con le difficoltà dell’ospedale, sarà un caso ma andrebbe attenzionato. Fatto sta che con questa logica allora il vaccino tanto valeva farlo agli insegnanti, agli operai, ecc e chiedere ai più anziani di aspettare un altro po’ e stare in casa come di fatto stanno già facendo. 


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