L’AQUILA – Saranno 154.905 gli studenti abruzzesi che torneranno in classe per l’anno scolastico 2026/2027. Sono 3.527 in meno rispetto ai 158.432 dell’anno precedente: una flessione del 2,23 per cento che in dodici mesi cancella dalle aule regionali l’equivalente della popolazione scolastica di decine di piccoli comuni.
A fotografare il fenomeno sono i dati dell’Ufficio scolastico regionale per l’Abruzzo, aggiornati al 26 agosto e relativi agli alunni in organico di fatto. Una serie storica che permette di guardare indietro fino al 2018/2019 e mostra una tendenza senza inversioni: otto anni fa gli studenti erano 173.121. Da allora ne sono stati persi 18.216, oltre uno su dieci, con una contrazione complessiva del 10,5 per cento.
La discesa è stata continua: 171.501 alunni nel 2019/2020, 169.425 l’anno successivo, 167.616 nel 2021/2022, 165.148 nel 2022/2023, 163.790 nel 2023/2024 e 160.852 nel 2024/2025. Lo scorso anno si era scesi a 158.432. Ora il nuovo salto verso il basso, fino a 154.905.
A colpire è anche l’accelerazione dell’ultimo anno. Tra il 2024/2025 e il 2025/2026 l’Abruzzo aveva perso 2.420 studenti. Nel passaggio successivo il saldo negativo sale a 3.527, oltre mille in più.
Dentro il dato regionale, però, emergono differenze significative. La provincia dell’Aquila è quella che nell’ultimo anno perde meno studenti, sia in termini assoluti sia percentuali: dai 34.011 del 2025/2026 si passa ai 33.772 del nuovo anno scolastico. Sono 239 alunni in meno, lo 0,7 per cento.
Ben diverso il quadro nelle altre province. Chieti, che continua ad avere la popolazione scolastica più numerosa della regione, passa da 45.348 a 44.048 studenti, perdendone 1.300 in un anno. Pescara registra il calo percentuale più consistente, da 42.064 a 40.796: 1.268 alunni in meno, circa il 3 per cento. Teramo scende invece da 37.009 a 36.289, con una perdita di 720 studenti.
Da sole Chieti e Pescara concentrano quindi 2.568 dei 3.527 studenti persi dall’Abruzzo nell’ultimo anno, quasi il 73 per cento del totale. L’Aquilano, al contrario, rappresenta appena il 6,8 per cento della contrazione regionale.
La maggiore tenuta della provincia dell’Aquila non significa tuttavia che il problema demografico sia assente. Nel 2018/2019 gli studenti erano 36.573: oggi sono 2.801 in meno, una diminuzione del 7,7 per cento in otto anni. Un calo importante, anche se inferiore alla media regionale.
È soprattutto il confronto con Chieti a mostrare quanto diversamente stia incidendo il fenomeno sui territori. Nel Chietino gli studenti erano 51.544 nel 2018/2019 e oggi sono 44.048: 7.496 in meno, il 14,5 per cento. Teramo nello stesso periodo è passata da 39.850 a 36.289, perdendo 3.561 alunni, mentre Pescara è scesa da 45.154 a 40.796, con 4.358 studenti in meno.
Numeri che raccontano prima di tutto la crisi demografica abruzzese, ma che per la provincia dell’Aquila assumono un significato ulteriore. In un territorio vastissimo, montano e caratterizzato da decine di piccoli comuni, la diminuzione degli studenti non riguarda soltanto il numero delle classi. Incide sulla possibilità di mantenere nel tempo scuole e servizi educativi vicini alle comunità delle aree interne, dove anche poche iscrizioni in più o in meno possono fare la differenza per la tenuta di un plesso.
Per l’anno scolastico 2026/2027 la rete regionale conta 179 autonomie scolastiche, senza una nuova riduzione complessiva rispetto all’anno precedente. Ma la progressiva diminuzione della popolazione studentesca resta inevitabilmente sullo sfondo delle future scelte di dimensionamento, soprattutto nei territori meno popolosi.
Alla vigilia della riapertura delle aule, dunque, il dato più pesante non è soltanto quello dei 3.527 studenti persi in dodici mesi, ma quello degli oltre 18 mila scomparsi dai banchi abruzzesi in appena otto anni.







