Scuola, anche in Abruzzo sciopero l’8 giugno: “Servono investimenti in personale e strutture”

di Mariangela Speranza | 06 Giugno 2020 @ 07:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Con lo slittamento del concorso straordinario al prossimo autunno, in Abruzzo si rischia di arrivare a settembre con quasi 3mila docenti precari in più. Lavoratori precari che si andranno ad aggiungere a quelli del personale Ata, aggravando ulteriormente anche il problema legato alle carenze strutturali degli istituti che, senza i dovuti investimenti, potrebbero quindi non essere all’altezza della sfida imposta dalla riapertura post-Covid”.

L’allarme lanciato a livello nazionale dai sindacati sul tema del riavvio della didattica in presenza, previsto per la fine dell’estate, viene condiviso anche dai rappresentati di categoria abruzzesi, così come dagli stessi insegnanti e dal resto della comunità educante, che prenderanno quindi parte allo sciopero generale del comparto indetto per l’8 giugno prossimo. La volontà è innanzitutto quella di permettere agli studenti di tornare tra i banchi in piena sicurezza, ma come ci si tornerà, dopo mesi di chiusura e con il Comitato tecnico scientifico che chiede di rispettare il distanziamento nelle classi, non è ancora chiaro. Nemmeno dopo il confronto avvenuto tre giorni fa tra il premier Giuseppe Conte, la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, sindacati, enti locali e rappresentanti di genitori e alunni.

Un confronto che, secondo quanto afferma il coordinatore Flc Cgil Abruzzo e Molise Pino La Fratta, non ha fatto altro che confermare “la situazione di insoddisfazione che si è venuta a determinare alla luce degli ultimi sviluppi legati all’approvazione del decreto Scuola, oltre che la mancata disponibilità da parte delle istituzioni governative ad accogliere alcune richieste avanzate sul tema dello stanziamento delle risorse per far fronte all’emergenza, sia per quanto riguarda le strutture che le assunzioni del personale”.

“Al momento riteniamo sia indispensabile consentire il necessario potenziamento degli organici scolastici, proprio allo scopo di attuare tutte le misure necessarie a una ripresa della attività didattiche in sicurezza – spiega a L’Aquila Blog -. Nel decreto manca invece ogni tipo di riferimento a investimenti aggiuntivi e il rischio è che l’anno prossimo si possa di nuovo tornare alla didattica a distanza, con tutti i limiti e le difficoltà che comporta. Pensare di poter rientrare a scuola con i numeri attuali, vuol dire infatti non dare conto a quanto richiesto innanzitutto in relazione all’applicazione delle misure anti contagio: si parla tanto di dimensionamento, di evitare le classi pollaio o garantire il distanziamento e poi nemmeno si cerca di agire in termini di organico”.

Per La Fratta, si tratterebbe di un problema legato alla stabilizzazione sia del personale Ata che, spiega, “con i tagli degli ultimi anni, in Abruzzo è stato privato di circa 1800 addetti”, che a quelle dei docenti.

“Le odierne assunzioni non consentono nemmeno di svolgere le consuete attività, figuriamoci quelle aggiuntive legate all’emergenza epidemiologica – dice -. Senza contare le problematiche legate alla sospensione del concorso straordinario: per come è stato contemplato nel decreto, non andrebbe infatti a risolvere in alcun modo il problema dei precariato che, solo in Abruzzo, coinvolge circa 2500 docenti. Tremila se si tiene conto anche delle supplenze brevi”.

Al momento, sul tema regna la confusione più totale. Soprattutto perché quelli che prima del covid si aspettavano di poter affrontare almeno la prova scritta entro la primavera, per adesso ancora hanno ricevuto alcuna informazione sulle tempistiche. Le ultime anticipazioni indicano come date possibili i mesi di settembre o ottobre, a seconda dell’andamento della situazione epidemiologica, ma i precari continueranno comunque a essere precari almeno fino alla fine dello svolgimento della procedure concorsuali, mediante le quali si verrà probabilmente assunti a tempo indeterminato solo alla fine dell’anno scolastico.

“Abbiamo aspramente contestato la prova scritta a crocette  – aggiunge -. Secondo noi serviva un concorso per titoli e servizi, che avrebbe permesso a settembre di avere già in cattedra il personale necessario per l’avvio dell’anno scolastico.”

Si è parlato inoltre della necessità di assumere almeno 200mila supplenti. Troppo pochi se si tiene conto delle centinaia di migliaia di cattedre vacanti e l’esigenza di attivare ulteriori supplenze per garantire il distanziamento e la sicurezza degli alunni nelle classi.

“Tra le soluzioni offerte dalle sigle sindacali nel corso del confronto – prosegue La Fratta -, anche quella del personale aggiuntivo. Perché se è vero che si devono mantenere le distanze e gli ambienti devono essere adeguati, per poter suddividere gli alunni in gruppi più piccoli, servono più addetti. Rientrava in quest’ottica anche l’idea di attivare una procedura concorsuale straordinaria per i precari con almeno 36 mesi di servizio soltanto attraverso una graduatoria per titoli, spostando eventualmente la prova selettiva alla fine dell’anno di formazione”.

Questa modalità avrebbe permesso di “assumere personale, la cui stabilizzazione professionale è sancita tra le altre cose anche da una sentenza della Corte Europea, sin da subito e a tempo indeterminato”.

“Ma per risolvere il problema degli organici, sarebbe necessario investire il più possibile in risorse utili all’ampliamento – conclude il coordinatore Cgil – e il miliardo e mezzo stanziato con il decreto Scuola rappresenta una cifra troppo esigua per poter realmente intervenire. Sia da questo punto di vista che anche solo a livello strutturale”.


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