Il Fatto Quotidiano torna anche oggi a pubblicare inediti atti dell’inchiesta dei pm di Perugia che dimostrano come l’ex vice presidente del Csm Giovanni Legnini– non indagato- fosse tuttavia aggiornato dal Palamara non solo degli intrighi politici- magistrati per tentare di influenzare la scelta di alcune nomine alle Procure, ma anche della fuga di notizie che avevano avvertito preventivamente gli indagati delle intercettazioni.
“Abbiamo chiesto a Legnini- scrive il Fatto quotidiano- chi fosse questo Roberto, se Palamara gli abbia fatto il nome del suo informatore e perché non abbia troncato questa conversazione”.

“Partecipai a questa cena – risponde Legnini al Fatto – con due amici estranei al mondo della magistratura. Mi limitai ad ascoltare il suo sfogo riservato. Mi sembrava un uomo impaurito e non ero nelle condizioni di valutare l’attendibilità di quello che mi diceva. Le mie parole erano soprattutto intercalari. Sono estraneo a qualunque discussione che riguardava le nomine. Quando menziono Roberto non ricordo a chi mi riferissi. Non ricordo se Palamara mi disse chi lo aveva informato. Ho conosciuto un Palamara diverso da quello che emerge dai fatti gravissimi e inaccettabili che stanno emergendo in queste settimane”.

In un altro passaggio Palamara spiega di poter mostrare le ricevute del “pagamento” di un altro viaggio. A riferirgli di questa vacanza del 2011 è stato sempre il suo informatore che gli ha detto: “… risulterebbe una cosa del 2011…”. E sempre riferito all’anonimo informatore Legnini maliziosamente commenta: “Lui la propaga”.

Le domande dei giornalisti de Il Fatto, si riferiscono agli elementi emersi dalle intercettazioni effettuate dagli investigatori e finite nelle carte dell’indagine di Perugia su alcuni magistrati del Csm. In particolare riguardano conversazioni avvenute solo lo scorso 23 maggio, poco più di un mese fa, quando praticamente tutti gli interessati erano ormai a conoscenza di essere a forte rischio di essere intercettati.

“Legnini arriva intorno alle 22 -ricostruisce Il Fatto-. I commensali non sanno di essere intercettati dal trojan che ha infettato il telefono del magistrato romano. Palamara gli racconta – “riferendosi verosimilmente a Pignatone (Giuseppe, ex procuratore capo di Roma, annotano gli investigatori)” – che “questi era convinto di fare l’operazione Lo Voi (Francesco ndr) e Prestipino (Michele, ndr)”. Secondo gli inquirenti, il riferimento è al trasferimento del procuratore capo di Palermo Lo Voi a Roma.

Terminata la cena, intorno alle 23:40, Palamara torna “a parlare con Legnini” fuori dal ristorante. Gli riferisce il contenuto di una telefonata ricevuta.

“Ascoltami bene, novembre 2017, pieno potere nostro – inizia il suo racconto – quando me ne sto ad andà… (incomprensibile) stasera (incomprensibile) la lascio in sede, lui mi chiama e mi fa… ‘senti, ma tu sei stato a un posto che … (incomprensibile) con una persona?’. Dico ‘sì, perché?”. Palamara riporta la frase del suo “informatore”: “ha detto ‘ma chi ha pagato lì?’”. Palamara racconta di essersi infastidito perché in quell’occasione era con una donna che non è sua moglie. E Legnini gli dice: “Certo”. “Ma come mai mi fai ste domande?”, ho detto – continua Palamara, che aggiunge la risposta ricevuta: “No, perché ci sarebbe per te e tua moglie il pagamento fatto da Centofanti. L’imprenditore Fabrizio Centofanti, secondo la procura di Perugia, avrebbe corrotto Palamara. E il magistrato romano mostra di sapere delicati contenuti dell’inchiesta. Il suo “informatore”, racconta Palamara a Legnini, l’avrebbe tranquillizzato dicendogli: “Non ti preoccupare perché tanto quelli della Finanza, c’è Di Gesù (il generale della Gdf Cosimo, ndr) e Mastrodomenico (Gerardo, colonnello della Gdf, ndr) sai che sono controllati da me tengo io tutto sotto controllo”.
“Certo”, risponde Legnini. È probabile che Palamara stia millantando. Non possiamo neanche escludere che, immaginando di avere il telefono infettato da un trojan, stia dicendo apposta frasi che potrebbero mettere in difficoltà chi lo sta indagando, come i due finanzieri citati. Sarà la procura di Perugia a valutare il reale significato delle parole di Palamara. Nel frattempo possiamo solo prendere atto di quel che dice. E delle risposte di Legnini che – non è indagato per questa vicenda – è un uomo delle istituzioni, sia per la carica di senatore attualmente rivestita, sia per il suo da vice presidente del Csm. Palamara continua il suo racconto aggiungendo che Centofanti viene arrestato, e che l’imprenditore era “era solito uscire” con il suo informatore. “Si? – risponde Legnini – eh… eh… Roberto”. Alla domanda in riguardo dai giornalisti de Il Fatto, Legnini la liquida così: “Quando menziono Roberto non ricordo a chi mi riferissi.” Certo é che, quando Palamara ricostruisce con Legnini il recente passato del Csm con l’inquietante frase “novembre 2017, pieno potere nostro”, l’ex vice Presidente del Csm non dice nulla o continua a colloquiare solo usando “certo” come intercalare. “Mi limitai ad ascoltare il suo sfogo riservato”: spiega oggi Legnini- non indagato- ai giornalisti de Il Fatto.

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