Santa Sofia, simbolo del dialogo, potrebbe diventare luogo di nuova divisione

Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha chiesto al presidente turco Erdoğan di ripensarci

di don Daniele Pinton | 15 Luglio 2020 @ 06:32 | CREDERE OGGI
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“Nelle nostre diversità, ci troviamo davanti alla fede del Dio unico. Che Dio ci illumini e ci faccia trovare la strada dell’amore e della pace”. Sono queste le parole che papa Benedetto XVI, nel corso del suo viaggio apostolico, durante la visita ad Istanbul la Moschea Blu e Santa Sofia in Turchia ha scritto nel libro d’oro del museo.

Sembrava quello, un momento di inizio di un forte dialogo tra il mondo islamico e quello cristiano, proprio all’interno di un luogo simbolo del cristianesimo dell’antica sede dell’Impero Romano d’Oriente e della Chiesa ortodossa.

Lo stesso papa Francesco ha compiuto molteplici azioni a favore della pace e dell’amore, cercando un dialogo con le parti più moderate del mondo islamico. Il suo pensiero più volte si è espresso al dialogo con l’Islam. Nel suo viaggio a Napoli del 21 giugno 2019, aveva spronato ogni centro universitario cattolico del mondo a lavorare per cementare i rapporti con i musulmani e aveva anche ricordato la necessità di nuovi teologi che sappiano lavorare assieme, per costruire una convivenza pacifica nel mondo. Ma, nei giorni scorsi, dopo molteplici sforzi per il dialogo e la moderazione, papa Francesco durante l’Angelus di domenica, in una giornata ‘dedicata al mare’, ha espresso il suo grande dolore per la decisione presa dal Governo turco di riconvertire l’antica Basilica di Santa Sofia di Istanbul in una moschea.

Infatti, dopo 86 anni dalla conversione in museo da parte del padre della patria e allora presidente, Mustafa Kemal Ataturk, tutte le testate giornalistiche mondiali hanno annunciato la decisione del Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan di emanare un decreto presidenziale che riapre formalmente la basilica di Santa Sofia come moschea, a seguito della decisione con cui il Consiglio di Stato turco, pronunciandosi su un ricorso di un’associazione islamica, ha annullato il decreto del 1934 del presidente Ataturk che trasformò uno dei monumenti simbolo della città in un museo. La Corte avrebbe accertato che negli atti che provano la proprietà del sito, in capo a una fondazione che avrebbe ereditato il bene da Maometto II, il sultano ottomano che conquistò Costantinopoli nel XV secolo, era indicata la destinazione d’uso a luogo di culto e quindi l’atto del 1934 di Ataturk è da considerarsi illegale. Una sentenza, quella dei giudici, che segue la svolta nazionalista e islamista del governo dell’AkParti. Il capo dello Stato turco ha inoltre annunciato che venerdì 24 luglio in Santa Sofia, tornata ad essere moschea, vi si terrà la prima preghiera musulmana.

Ci sono state tante reazioni sia politiche che religiose a questa triste decisione. Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha chiesto al presidente turco Erdoğan di ripensarci al fine di promuovere la comprensione reciproca, il rispetto, il dialogo e la cooperazione, evitando vecchie animosità, esclusioni e divisioni.

‘Nei giorni scorsi, soprattutto da parte ortodossa, sono giunti numerosi appelli affinché Santa Sofia restasse museo. Il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, aveva denunciato i rischi del suo ritorno a moschea: «Spingerà milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’islam», le sue parole, sottolineando il ruolo di Santa Sofia come centro di vita «nel quale si abbracciano Oriente e Occidente»’. Anche la Chiesa Russa e lo stesso Putin, hanno fatto sentire la loro voce contro questa decisione del Governo turco.

‘Da Washington a Bruxelles ad Atene: in tanti hanno provato a fermare lo strappo. Anche l’Unesco si è profondamente rammaricata per la decisione della Turchia, che cambia il «valore universale eccezionale» del sito, «potente simbolo di dialogo». Un paese — afferma l’agenzia delle Nazioni Unite — «deve assicurarsi che nessuna modifica mini lo straordinario valore universale di un sito sul suo territorio che si trova nella lista. Ogni modifica deve essere notificata dal paese all’Unesco e verificata dal World Heritage Commitee». Dal canto suo Erdoğan ha risposto alle critiche invocando la sovranità nazionale e assicurando che le porte di Santa Sofia continueranno a essere aperte a tutti, musulmani e non musulmani, come avviene per ogni moschea’.


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