S.Lucia, la luce del 13 dicembre: la devozione e la chiesa di Rocca di Cambio

di Fausto D'Addario | 12 Dicembre 2022 @ 06:00 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
santa lucia
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Il 13 dicembre si festeggia in tutta Italia la memoria di Santa Lucia. Certo, per un aquilano questa data non può che riportare alla mente quel fatidico 13 dicembre 1294, giorno che vide l’atto di rinuncia al papato di Celestino V dopo appena 4 mesi di regno, tanto da meritarsi il discusso appellativo di “colui che per viltade fece il gran rifiuto”. Nella devozione popolare, però, il 13 dicembre rimane il giorno dell’illustrissima martire di Siracusa, invocata contro le malattie degli occhi e legata al detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”. Questo perché il nome Lucia viene dal latino lux, che significa appunto luce; ma è davvero il giorno più corto dell’anno? Lo era fino al 1582: il 13 dicembre coincideva sostanzialmente con il solstizio d’inverno, giorno più corto e buio di tutto l’anno; ma con l’adozione del nuovo calendario gregoriano, introdotto il 4 ottobre 1582 da Papa Gregorio XIII al posto del vecchio calendario giuliano, il solstizio venne spostato più avanti e il giorno di Santa Lucia venne arretrato di circa dieci giorni. In ogni caso, il detto popolare sopravvisse.

Cosa sappiamo della giovane Lucia? Nacque nella bella e potente Siracusa fra il 280-290 da una nobile famiglia cristiana; per la loro figlioletta i genitori scelsero un nome pieno di luce: Lucia e non per caso: nella Bibbia i cristiani sono più volte chiamati figli della luce. Per la sua fede ottenne la guarigione della madre Eutichia, attraverso l’intercessione di Sant’Agata, che le apparì in visione. Ritornata a Siracusa, Lucia decide di dare tutti i suoi beni ai poveri e di consacrarsi interamente a Dio. A causa del risoluto rifiuto risposarsi, viene denunciata come cristiana e condotta di fronte al prefetto romano del luogo. Alla minaccia di venire segregata in un postribolo, la vergine rispose fermamente: “il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”. Come per altre giovani cristiane, la vicenda finì tragicamente: Lucia morì martire nell’anno 304 all’età di soli 21 anni.

Un episodio del suo martirio – in verità una leggenda più tarda – la associa alla protezione degli occhi: alle richieste insistenti di accettare la proposta di matrimonio, la giovane siracusana senza manifestare alcun dolore, si sarebbe strappata gli occhi con le sue stesse mani, li avrebbe deposti su un vassoio e quindi offerti a colui che se ne era tanto inebriato.

Da quel momento l’iconografia della santa la vede spesso raffigurata con gli occhi sulla coppa o su un piatto, insieme al giglio della verginità e alla palma del martirio.

Ma veniamo all’Abruzzo. Perché Lucia sarebbe legata al nostro territorio? Ora qui le tradizioni divergono. Secondo una prima tradizione, da Siracusa il suo corpo fu dapprima portato a Costantinopoli per sottrarlo ai Saraceni; dopo il sacco della capitale bizantina ad opera dei crociati nel 1204, le spoglie della martire arrivarono a Venezia. Nel 1861 la chiesa di Santa Lucia e il relativo convento, nel sestiere di Cannaregio sul Canal Grande, vennero demoliti per far spazio alla nuova stazione ferroviaria, che prese il nome che tutti conosciamo di Venezia Santa Lucia. Le preziose reliquie vennero traslate nella vicina chiesa di San Geremia, dove ancora oggi riposano.

Come spesso accade per molti santi, anche per Lucia abbiamo un’altra tradizione – questa volta più antica – che la lega direttamente al nostro territorio. Nel X secolo l’imperatore tedesco Ottone, nella sua discesa in Italia, aveva portato con sé il vescovo Teodorico di Metz, il quale ne approfittò per procurarsi reliquie di santi per accrescere la fama della sua città. E sembra proprio che egli venisse in possesso delle reliquie di Santa Lucia, che a quel tempo erano custodite presso l’antica Corfinium, ormai chiamata Pèntima. Ma come arrivarono le reliquie di Santa Lucia in questo angolo d’Abruzzo? Tutto risale a qualche secolo prima: il governatore della Sicilia Sergio nel 718 si era ribellato all’imperatore bizantino Leone III: nel fuggire da Siracusa aveva pensato bene di portare con sé le reliquie della santa a Faroaldo, duca di Spoleto – il territorio del ducato comprendeva anche l’Abruzzo – e questi le avrebbe consegnate a Gradesco, vescovo di Valva. Le spoglie della martire vennero quindi riposte nella cattedrale di San Pelino a Pentima, da dove l’imperatore Ottone le avrebbe fatte acquistare.

Vero o falso che sia questo racconto, è indubbio che in provincia dell’Aquila Santa Lucia è largamente festeggiata. A Civitella Alfedena, nella seconda domenica di luglio, la campana della chiesa di Santa Lucia suona a festa per accogliere i pellegrini che giungono per la festa della santa patrona. Palme, petali di fiori e incenso accolgono la statua di Lucia, portata solennemente in processione per le vie del bellissimo borgo. Un patronato antichissimo se, come sembra, risalirebbe al VI secolo, al santuario fondato da due monaci orientali, Barnaba e Giosafatte.

A Magliano dei Marsi la chiesa abbaziale di Santa Lucia del XIII secolo è senza dubbio il monumento più significativo della città, realizzato probabilmente da maestranze cistercensi. Ancora oggi è il faro della vita religiosa del paese marsicano, nonostante le diverse vicende e distruzioni.

È particolarmente venerata anche a Prezza: una tradizione locale vuole che le reliquie della santa avrebbero sostato entro le sue mura, non sappiamo dire se quando arrivarono in Abruzzo, o quando l’imperatore Ottone le fece prelevare. Canti, bande e suggestivi mercatini: tutto ad onore di Lucia, la luce di Prezza. Il 13 dicembre la bella statua di legno policromo della Santa viene infatti portata in processione dalle donne, che per l’occasione indossano delle fasce rosse, come rosso fu il sangue sparso del suo martirio; inoltre vengono preparate ceste di pane forma di occhi, i cosiddetti occhi di Santa Lucia, che sono preparati e consumati in quel giorno di festa.

Ma è Rocca di Cambio che custodisce la più bella sorpresa abruzzese dedicata a Lucia, con il suo straordinario ciclo pittorico che ricopre come un meraviglioso tappeto gli spazi della chiesa abbaziale, monumento nazionale dal 1902. Con i suoi 1434 m il borgo – molto noto per i suoi moderni impianti da sci – si è guadagnato il titolo di comune più alto dell’Appennino. La chiesa di Santa Lucia è situata poco fuori dal paese e si presenta nella sua candida forma romanica del XII secolo; la sua fondazione dovete risalire al tempo in cui il vescovo di Valva possedeva le reliquie della martire e il suo culto venne diffuso nelle dipendenze. Nei giorni della festa patronale – l’ultima domenica di giugno –il santuario di Lucia viene visitato da tantissimi pellegrini, provenienti specialmente dalla Marsica. È la grande festa di tutto l’Altopiano delle Rocche e i festeggiamenti si protraggono per tre giorni con spettacoli pirotecnici, che accendono la notte dell’altopiano, canti, sfilate nei costumi tipici e il caratteristico Ballo della Pupazza nella piazza del paese.

La chiesa, danneggiata durante il sisma del 6 aprile 2009, fu oggetto di lunghi lavori di riconsolidamento e restauro ed è stata finalmente riaperta nel 2019. A pianta basilicale, l’interno è diviso in tre navate, scandite da arcate a tutto sesto. Dalla navata centrale si accede, attraverso una ripida scaletta, alla cripta, che contiene i resti dell’originaria chiesetta di pastori. Qui si possono ammirare le tracce di due importanti affreschi, con i volti bellissimi di una Madonna, attribuita ad Andrea De Litio ed una Santa Lucia di autore ignoto.

La caratteristica della chiesa è che il presbiterio, insolitamente largo, ornato da un ricchissimo ciclo di affreschi trecenteschi, non dissimili da quelli presenti a Bominaco e a Fossa. Gli avvenimenti della storia della salvezza si affiancano alle storie della vita di Santa Lucia, a suggerire che Cristo continua a vivere e a operare prodigi nei suoi santi. Tutti gli episodi salienti della vita di Gesù sono rappresentati: dall’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria e la natività, fino agli eventi della passione, morte e resurrezione di Gesù. Si rimane impressionati dall’Ultima cena, che occupa praticamente tutta la parete settentrionale, dove il Cristo benedicente è collocato curiosamente a capotavola, a sinistra e non al centro. Un’iconografia non unica, ma comunque insolita. A rappresentare un unicum è invece una serie di particolari: manca la figura di Giuda – forse affrescato, ma poi cancellato, come farebbe intuire la particolare forma di una lacuna nell’affresco – e sono invece presenti Paolo e Barnaba, protagonisti degli Atti degli Apostoli scritti dall’evangelista Luca, ma certamente assenti al momento dell’ultima cena. Una curiosità: la tavola si presente riccamente imbandita! A destra dell’Ultima Cena trova posto l’affresco con la patrona, Santa Lucia, insieme alla Vergine con il Bambino; ma le sorprese non finiscono qui: alla destra della Madonna compare un santo in vesti pontificali, il cui viso è stato sfregiato: forse proprio Celestino V che, come abbiamo visto, si spogliò di quegli abiti proprio nel giorno di Santa Lucia.

Domina sulla fascia superiore l’affresco con il maestoso Cristo, racchiuso in una mandorla e assiso sul trono, sullo sfondo di un cielo apocalittico e attorniato dai simboli degli evangelisti e da due angeli. In questo tempo di Avvento la mente non può non tornare al capitolo 21 del Vangelo di Luca, che si legge in questa stagione liturgica: “le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria”. Dramma e speranza: questo sarà la venuta gloriosa del Signore. Eventi forse catastrofici nella natura e nella storia, che saranno motivo di angoscia e smarrimento; per i credenti, che si preparano a incontrarlo, quella fine è invece l’inizio della salvezza. Ma per il momento Santa Lucia ci doni di riflettere la luce di Cristo nella vita di tutti i giorni.


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