«Non ci faremo intimidire dal processo di beatificazione dell’imputato». Lo ha detto, oggi, a Pescara, il procuratore Nicola 

Trifuoggi, nel corso dell’udienza su presunte tangenti nel mondo della sanità abruzzese, riferendosi agli articoli di stampa apparsi recentemente su alcuni quotidiani nazionali riguardanti la vicenda giudiziaria di Ottaviano Del Turco.

«Ben altri processi di beatificazione ci sono stati». E’ la replica dell’ex governatore abruzzese Ottaviano Del Turco alle parole del procuratore Nicola Trifuoggi. L’ex presidente della Regione Abruzzo ha detto in aula che «per quattro anni sono stato oggetto di una campagna di stampa tesa ad accertare la mia presunta colpevolezza. Per quattro anni non sono mai stato citato dall’Unità e tutti conoscono le mie vicende con l’onorevole Violante».

E’ un fiume in piena Vincenzo Angelini, ascoltato oggi. Nella deposizione il re delle cliniche private ne ha per tutti, destra e sinistra. Spazia dall’incontro con la politica nazionale alle tangenti pagate a Sabatino Aracu, coordinatore regionale di Forza Italia, sino a quelle destinate a Del Turco del quale, ha detto, «E’ un bugiardo patologico». Fu l’ex governatore, secondo Angelini, a disegnare la bancarotta del gruppo Villa Pini.

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Parla per ore Angelini, a tratti i toni si alzano, il clima si fa effervescente e gli scambi di battute finiscono con il caratterizzare il controesame. «Sei un bugiardo patologico» dice a Del Turco e ancora «la mia bancarotta nasce da quello che Del Turco mi ha fatto». L’avvocato Caiazza, difensore dell’ex governatore, replica prontamente sulla bancarotta «ci sono autorita’ giudiziarie che ipotizzano altro. Non faccia sceneggiate». Argomento scatenante le commissioni ispettive «la prima cosa che ha fatto Del Turco – ha detto in aula Angelini – è mettere nelle commissioni persone della sua stessa carne per danneggiarmi. L’altro scopo era quello di farmi comprare da Carlo De Benedetti. Del Turco in veste autonoma è andato a casa di De Benedetti per dirgli che bisognava vendere Villa Pini. Io non l’ho mai incaricato».

Per Angelini il cambio dei componenti della commissione non si configura come spoil system perchè «non è stato così per Masciarelli. Durante la campagna elettorale Del Turco mi ha detto che voleva le dimissioni di Masciarelli, ma poi è scampato dallo spoil system».

L’ex imprenditore della sanità ha inoltre sostenuto che, nonostante il pagamento di tangenti a Del Turco, la commissione ispettiva sospese i pagamenti al gruppo Villa Pini in quanto «stavo pagando perchè costretto e per non essere accoppato di più. Mi hanno tagliato le gambe, altrimenti mi si sparava direttamente al petto».

Il controesame di Angelini riprenderà la prossima udienza. Prima di lasciare l’aula l’ex patron di Villa Pini ha ribadito che «uno dei motivi per cui Del Turco mi chiedeva i soldi è che mi diceva di conoscere i vertici della Guardia di finanza e, quindi, di poter mitigare tutte le ispezioni della finanza e di poter intevernire perché avevo la procura addosso».

«Mi è stato detto chiaramente comandiamo noi: oggi ci puoi stare, domani no. Il mio destino come appaltatore dipendeva da Aracu».  Angelini ha sostenuto davanti ai giudici del tribunale collegiale di Pescara di aver dato ad Aracu tangenti per un importo complessivo di circa un milione di euro.

L’ex imprenditore della sanità ha detto che era l’ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga, a dirgli quanti soldi doveva dare e quando. Angelini ha riferito di aver consegnato le mazzette, in varie tranche, nella casa di Aracu di via Sulmona a Pescara, descrivendo minuziosamente i particolari dell’abitazione del parlamentare.  «Ho detto ad Aracu che già pagavo Conga, ma rispose che Conga era una cosa e lui un’altra. Mi spiegò che era il capo di Forza Italia in Abruzzo e che tutto dipendeva da lui. Sostanzialmente Aracu esprimeva questo concetto: tu fai l’appaltatore e hai un sacco di pendenze di varia natura, puoi essere spazzato via in qualsiasi momento». Angelini ha raccontato anche che il parlamentare del Pdl gli ha chiesto altri soldi, nello specifico due milioni di euro, ma di non aver adempiuto a tale richiesta. L’ex titolare di Villa Pini ha inoltre sostenuto di aver cercato di parlare di questa situazione con Fabrizio Cicchitto, ma non di esserci mai riuscito.

«Mi sono rivolto poi a Sandro Bondi e gli ho detto che Aracu mi stava dissanguando e che questo era un andazzo comune in Forza Italia. Gli ho anche detto che le cose non andavano bene nel partito e lui mi ha dato ragione su questo punto, ma non ha affrontato la vicenda Aracu».

Angelini ha poi riferito che successivamente prese contatti con Rocco Crimi, all’epoca tesoriere del partito, per effettuare un finanziamento lecito a Forza Italia di 500 mila euro, che poi le società del gruppo Villa Pini effettivamente operarono. L’ex imprenditore ha raccontato anche di un incontro con Aracu e Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Fira, a Porto Cervo: «anche in quell’occasione mi è stato detto: noi siamo potenti, tu ci devi dare i soldi».  Infine ha parlato di consegne di denaro effettuate dal suo autista, su sua disposizione, a Del Turco a Collelongo e a Roma.

Dopo Vincenzo Angelini è salito sul banco dei testimoni il sindaco di Montesilvano (Pescara) Pasquale Cordoma. Il teste è stato ascoltato in qualità di ex componente della commissione ispettiva regionale. Cordoma, che è un medico di base, ha riferito di essere stato nominato nel 2005, dopo aver risposto a un bando. Ai giudici ha raccontato di aver ricevuto informazioni sul lavoro che doveva svolgere da Pierluigi Cosenza, all’epoca dei fatti dirigente della Regione, e di aver seguito insieme ad altri medici un corso di alcune ore. Cordoma ha spiegato che il suo compito era quello di controllare la congruità dei ricoveri nelle strutture sanitarie convenzionate. La commissione di cui ha fatto parte ha eseguito controlli nelle cliniche del gruppo Villa Pini sulle prestazioni effettuate nel 2004. «Le cartelle da controllare – ha detto- le trovavo su un tavolo, che si trovava all’interno di una stanza di Villa Pini. Il mio lavoro riguardava solo il profilo medico. Ho controllato anche le sdo». Nel corso dell’udienza sono stati mostrati a Cordoma i verbali dei controlli effettuati nelle varie cliniche del gruppo Villa Pini. In alcuni casi ha detto che la firma non era la sua. Nel corso dell’udienza il collegio ha deciso di escludere dal dibattimento le telefonate di natura intima dell’ex presidente Del Turco.

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