Sanità territoriale, a L’Aquila un seminario per fare il punto sul Dm 77

di Alessio Ludovici | 07 Ottobre 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
sanità territoriale
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L’AQUILA – Si è svolto ieri all’Aquila, presso la sede di Economia dell’Università degli studi dell’Aquila, un incontro sul tema della sanità territoriale. Un importante momento di riflessione, tra i primi e più importanti in Italia, su uno snodo fondamentale della nostra architettura dello stato e del welfare. In particolare si è riflettuto sui risvolti del decreto sulla normativa nazionale. Tra gli interventi quelli dei professori Paola Achard, Leila Fabiani, Paolo Carnevale, Francesca Caroccia, Vincenzo Antonelli e delle dottereste Alessia Fonzi e Cristina Equizi.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 22 giugno il Decreto del Ministero della salute 23 maggio 2022 n. 77 ridisegna l’assistenza territoriale, stabilendo modelli e standard per dare attuazione  alla Missione 6 Componente 1 del PNRR “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale.”

Step fondamentale che delinea i distretti sanitari, le case di comunità, gli ambulatori medici collegati in rete, gli infermieri di famiglia o di comunità fino alle farmacie convenzionate come presidi sanitari di prossimità. Una vera rivoluzione se pensiamo che proprio l’emergenza covid ha fatto emergere, tra le altre, la carenza della medicina territoriale italiana. 

Il Dm fissa standard e obiettivi, definisce i modelli dell’assistenza territoriale nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale. Tra i relatori, ieri, anche il professor Renato Balduzzi, già ministro della Salute durante il governo Monti, e tanti altri tra docenti e ricercatori dell’ateneo aquilano e non solo. Tra gli organizzatori, Fabrizio Politi, costituzionalista e docente Univaq, ha illustrato gli effetti e l’incidenza del Dm 77: “Il testo ci da un quadro normativo importante ma presenta anche diverse criticità. Bisogna cominciare a riflettere sui problemi che si presenteranno, anche sui profili di conflittualità che si presenteranno ad esempio tra stato e regione. Il Dm è un regolamento di 4 articoli con diversi allegati di valore descrittivo e prescrittivo. Indica il modello di medicina territoriale, gli standard qualitativi da raggiungere e prevede poi che entro 6 mesi ogni regione adotti il proprio provvedimento che sarà monitorato dall’Agenas”.

Tra gli interventi anche quello di Alfonso Mascitelli, direttore sanitario della Asl 1: “Il dm 77 può essere uno spartiacque rispetto a modelli sanitari del passato. E’ estremamente importante. Che ka sanità territoriale dovesse rappresentare una sfida importante era ormai un dato acquisito e noi in piena epoca covid abbiamo sofferto la carenza della stessa. Nella nostra Asl abbiamo dovuto riorganizzare le unità per assicurare assistenza domiciliare come quelle intermedie. La sanità territoriale è la condicio sine qua non per accedere alla quota premiale del SSN, un occasione per tutte le regioni per superare la frammentarietà dei sistemi sanitari”.

Da Mascitelli anche qualche riflessione critica: “C’è un secondo aspetto. Il dm 77 impone alle regioni entro sei mesi di declinare il decreto su base regionale ma ci sono diverse criticità, ad esempio pur rilanciando l’assistenza domiciliare integrato non ne definisce precisamente i requisiti”. A preoccupare però è soprattutto l’aspetto economico, ossia la clausola di invarianza finanziaria. “Il Pnrr ci fornisce risorse per strutture ma non per il personale e adesso avremo da affrontare veramente un cambiamento con risorse forse insufficienti. Noi come Asl abbiamo programmato, in prospettiva del dm 77, un impianto della medicina del territorio articolato su 3 hub come case delle comunità e 7 spot, per 16 milioni di euro, 3 ospedali di comunità, per 6 milioni, e 3 centrali operative per 600mila euro, ma sono finanziamenti per strutture, non per la gestione del personale”. 


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