Sanità, il Rapporto della Corte dei Conti: Abruzzo indietro nella spesa per l’edilizia

di Marco Signori | 02 Giugno 2020 @ 06:30 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Con appena il 36 per cento dei fondi per la riqualificazione del patrimonio edilizio sanitario attivato e senza la definizione di un progetto di intervento per la restante parte di risorse, l’Abruzzo emerge negativamente nel Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti che analizza andamenti e prospettive dei conti pubblici anche alla luce della crisi sanitaria, la spesa e le politiche sociali e gli investimenti e le opere pubbliche.

Un’autentica istantanea dello stato di salute delle casse pubbliche che ripercorre i cambiamenti intervenuti a partire dalla crisi finanziaria di inizio decennio, dalla graduale riduzione della spesa pubblica per la sanità e il crescente ruolo di quella a carico dei cittadini, dalla contrazione del personale a tempo indeterminato e il crescente ricorso a contratti a tempo determinato o a consulenze fino alla riduzione delle strutture di ricovero ospedaliere e l’assistenza territoriale e al rallentamento degli investimenti.

“Negli ultimi due anni”, fa osservare la magistratura contabile, “sono divenuti più evidenti gli effetti negativi di due fenomeni diversi che hanno inciso sulle dotazioni organiche del sistema di assistenza: il permanere per un lungo periodo di vincoli alla dinamica della spesa per personale e le carenze, specie in alcuni ambiti, di personale specialistico”.

È insomma fortemente diminuito il personale a tempo indeterminato del sistema sanitario nazionale sia a causa del “blocco del turn-over nelle Regioni in Piano di rientro e delle misure di contenimento delle assunzioni adottate anche in altre Regioni (con il vincolo alla spesa)”.

Solo in parte – rileva il Rapporto – questo calo è stato compensato da personale flessibile. L’Abruzzo, in questo caso, emerge positivamente perché ha contenuto meglio di altre Regioni le riduzioni di personale

“La forte riduzione del gettito locale a fronte dell’emergenza sanitaria e le modalità che dovrà assumere l’intervento centrale a sostegno delle realtà territoriali ripropongono con forza il tema del sistema di finanziamento”, fanno poi osservare i giudici contabili. “Nelle Regioni l’attuale modalità di copertura finanziaria dei livelli essenziali, a cui è destinata una quota rilevante dei tributi propri, non lascia molti margini di autonomia per il finanziamento delle spese libere a valere su quegli stessi tributi. Su circa 37 miliardi di Irap e Irpef, circa 30 sono vincolati al fabbisogno sanitario, a cui si aggiungono meno di 7 miliardi di tassa automobilistica regionale e il gettito di alcuni tributi minori, con distribuzione territoriale dipendente dalle capacità fiscali di ciascuna Regione”.

“Con riferimento agli accertamenti del 2018, più di due terzi del gettito complessivo di Irap e addizionale Irpef era vincolato al finanziamento delle prestazioni sanitarie. Lo spazio di manovra delle Regioni, dunque, si limita a 16 miliardi di euro, che rappresentano il 14,6 per cento del gettito totale derivante dai tributi propri”.

“Guardando oltre alla crisi sarà, quindi, determinante incidere anche sulla capacità progettuale delle amministrazioni, nonché sulle disponibilità effettive delle risorse già destinate ad investimenti, per far sì che gli oltre 6 miliardi per accordi di programma disponibili si traducano in progetti effettivi”, si legge ancora nel Rapporto.

Per i giudici contabili, insomma, “l’emergenza che il Paese sta affrontando ha reso più evidente, ove ve ne fosse stato bisogno, l’importanza di poter contare su una assistenza sanitaria efficiente e in grado di rispondere a minacce rese più insidiose da un sistema economico sempre più aperto e globalizzato. Una esperienza che ne ha messo anche in rilievo punti di forza e debolezze, rendendo evidente l’ineludibilità di scelte che, al di là dell’emergenza straordinaria prodotta da ‘un nemico’ inatteso, erano già di fronte a noi”.

La magistratura contabile fa poi osservare che, soprattutto alla luce della lezione arrivata dall’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, oggi vanno superate criticità come quelle causate da “le differenze nella qualità dei servizi offerti nelle diverse aree del Paese”, dalle “carenze di personale dovute ai vincoli posti nella fase di risanamento, ai limiti nella programmazione delle risorse professionali necessarie ma, anche, ad una fuga progressiva dal sistema pubblico”.

E ancora, dalle “insufficienze dell’assistenza territoriale a fronte del crescente fenomeno delle non autosufficienze e delle cronicità; del lento procedere degli investimenti, sacrificati a fronte delle necessità correnti”.


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