Sangiuliano e quell’affermazione molto forte: “Dante fondatore del pensiero della destra”

di Fausto D'Addario | 17 Gennaio 2023 @ 06:06 | ATTUALITA'
Dante
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L’AQUILA – “La destra ha una grandissima cultura» – così Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura alla kermesse milanese di Fratelli d’Italia tenutasi il 14 gennaio – “Io ritengo che il fondatore – so di fare un’affermazione molto forte – del pensiero di destra nel nostro paese sia Dante Alighieri, perché quella visione dell’umano, della persona, delle relazioni interpersonali, che troviamo in Dante Alighieri, ma anche la sua costruzione politica che è in saggi diversi diversi dalla Divina Commedia, sia profondamente di destra”.

Parole, quelle sul Sommo Poeta, che hanno subito scatenato un girone infernale di commenti.

Ma si può?!” twitta stupito Carlo Calenda di Azione.

Dante nel 1302 fu costretto all’esilio, proprio perché militavano i guelfi bianchi e voleva uno Stato laico”, precisa Angelo Bonelli di Europa Verde.

“Non scomodiamo il padre della lingua italiana per analisi risibili e caricaturali”, così Irene Manzi del PD.

Una colossale sciocchezza, davanti alla quale lo stesso Dante avrebbe suggerito: non ragioniam di lui, ma guarda e passa”, Laura Orrico del M5S, citando la Commedia.

Fatti non foste a dir corbellerie!!!”, chiosa Giovanni Barbera del Partito Comunista, parafrasando l’accorato appello dell’Ulisse di Dante.

Nella maggioranza perlopiù imbarazzo e silenzio. Gianfranco Fini raccomanda cautela:Personalmente non l’avrei detto”. Una vera e propria replica viene solo da Federico Mollicone di Fratelli d’Italia, presidente della Commissione Cultura della Camera, che il 13 gennaio aveva appena presenziato alla firma dell’accordo tra l’Antico Caffè Greco di via Condotti e la Società Dante Alighieri: “non siamo interessati a costruire un’egemonia culturale di destra – come sottolineato dallo stesso ministro – ma liberarla da quella decennale di sinistra. Dante è un simbolo che appartiene a tutti, come è ovvio che sia. Calenda, Picierno, Fratoianni, Orrico soffrono di un’evidente crisi di astinenza dalla gestione del potere”. E sempre Mollicone, in un tweet in risposta a Fratoianni: “il ministro Sangiuliano ha utilizzato un’iperbole e non ha iscritto Dante a FdI”.

Sangiuliano sente però di dover spegnere i fuochi di persona e in una lettera pubblicata sul Corriere spiega il senso della sua provocazione culturale, “che si rintraccia nel monumentale volume «Croce e Gentile» edito dall’Istituto della Enciclopedia Italiana”. Da qui una galleria di letterati, senza troppe preoccupazioni cronologiche: da Ghidetti a Gentile – quest’ultimo ripreso da Bobbio e Del Noce – l’autore della Divina Commedia diventa il padre spirituale della nazione italiana; per dirla con le parole del contemporaneo Marcello Veneziani, anche lui citato, “l’Italia non fu fondata da un condottiero, ma da un poeta”.

Pur riconoscendo che “destra e sinistra non sono categorie dell’età di Dante”, il ministro sostiene che “si può definire Dante un «conservatore»”, allegando le ulteriori testimonianze di Edoardo Sanguineti – che scrisse un saggio dal titolo Il Dante reazionario – e Umberto Eco, che in una delle sue brillanti Interviste impossibili, fa dire ad una infastidita Beatrice, che “Dante, lei lo sa, non solo era un porco maschio sciovinista, ma era anche un uomo di destra”.

Se quella di Sangiuliano rimane una provocazione, non è però una boutade del tutto campata per aria. È un fatto acquisito dalla critica moderna che la fortuna di Dante e la validità della sua opera poetica hanno subito forti oscillazioni di giudizio per il variare del gusto letterario delle ideologie. È la ricerca di fine Ottocento – siamo in piena età romantica e risorgimentale – che ha riscoperto Dante come padre della lingua italiana e di allettanti ideali politici e religiosi. E in epoca fascista l’Alighieri – grande apologeta e teologo dell’impero – sarà il padre della nazione italiana, l’emblema della superiorità della cultura italiana. Un esempio valga per tutti: nel 1933 Domenico Venturini nel suo volumetto Dante Alighieri e Benito Mussolini poteva chiamare Dante squisitamente fascista ed esprimersi con frasi del genere: “il massimo poeta può dirsi a ragione l’antesignano dei grandi ideali del fascismo”, e ancora: “Se Dante fosse ancora tra i viventi egli avrebbe preso il suo posto all’ombra dei gloriosi gagliardetti del Littorio”.

Ma il pensiero del Sommo Poeta non era un blocco monolitico: Dante era molto altro. Rivoluzionario, radicale, profeta dalle idee scomode contro una Chiesa comoda sulle sue ricchezze – la sua Monarchia rimase all’indice fino ai tempi di Paolo VI -, nel suo laicismo religioso e nell’altissimo riconoscimento della dignità dell’uomo, guardava verso l’avvenire, in una speranza di riscatto civile e religioso.  Persino “un cristiano eretico”, nelle parole altrettanto provocatorie di Luciano Canfora.

La chiosa di Sangiuliano nella sua lettera lascia il campo aperto: “se la provocazione che ho fatto è servita a far riprendere a qualcuno in mano i libri di Dante Alighieri, posto che lo abbiano mai fatto, è già un buon risultato.

Di destra o di sinistra, nel bene o nel male, purché se ne parli, insomma.

tomba di Dante


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