Sangiuliano contro i radical chic, e le richieste del centrosinistra per il 2026

di Alessio Ludovici | 05 Giugno 2024 @ 06:00 | CULTURA
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L’AQUILA – Beata ‘gnoranza, si stai bene de core, de mente e de panza. La citazione di don Buro, dal mitologico Vacanze in America, non è per mettersi al riparo dalla crociata del ministro Sangiuliano contro i radical chic, ossia quei 53milioni e spicci di italiani che non hanno votato Fdi alle ultime politiche dacché si è capito. E’ che a rimettere mano agli appunti di giornata viene il mal di testa. Una giornata tutta all’insegna della cultura all’Aquila. Prima in terza commissione, la politiche sociali e culturali appunto, presieduta da Fabio Frullo e richiesta dalle opposizioni per saperne di più sulla road map verso l’anno da Capitale Italiana della Cultura 2026. Ad essere auditi, questa volta, oltre al dirigente Fabio De Paulis, i due coordinatori del vincente dossier di candidatura della città, i professori Pierluigi Sacco e Alessandro Crociata.

Il centrosinistra, ha spiegato la consigliera Stefania Pezzopane in apertura, vuole sapere soprattutto una cosa: quale sarà il ruolo del consiglio comunale perché, questa la motivazione, “tutti devono riconoscersi nel programma”. In particolare si vuol sapere “se si prevedono spazi per il coinvolgimento delle minoranze”. Più nello specifico “se sono previsti luoghi o comitati dove tutti i protagonisti del consiglio possano dare un contributo”. Che tipo di contributo dovrebbero dare i consiglieri comunali, di maggioranza come di opposizione, non è dato a sapersi al momento. La legge gli assegna le nobilissime funzioni di indirizzo, di definizione cioè dei fini e degli obiettivi dell’ente, non certo quello di stilare un calendario di eventi culturali. Funzione, quest’ultima, appannaggio del potere esecutivo e degli uffici, o meglio ancora di quegli alti profili culturali che vengono investiti di redigere i programmi: direttori artistici, coordinatori e quant’altro.

Il nodo della governance c’è, comunque. Ci sarà un comitato, non una vera e propria fondazione, ha spiegato Fabio De Paulis. Ne faranno parte sicuramente gli enti promotori della candidatura, il Comune dell’Aquila, la Regione Abruzzo, il Comune di Rieti, l’Usra. Ma potrebbe essere allargato coinvolgendo le altre istituzioni che hanno collaborato alla fase di stesura del dossier e quelle che stanno già lavorando ai diversi progetti.

Come hanno spiegato Sacco e Crociata del resto, il programma per il 2026 c’è già, è appunto il dossier presentato, è già stato validato dal Ministero in sede di candidatura e quello andrà realizzato. Se ci saranno fondi aggiuntivi, per il momento siamo a 7 milioni di budget, allora si potranno aggiungere cose.

Il programma di dettaglio non è ancora pubblico perché, hanno spiegato i due coordinatori, quello aquilano non è un calendario di eventi ma un programma artistico di progetti culturali, che coinvolgono istituzioni nazionali e locali, e che vuole lasciare qualcosa di stabile sul territorio. Un programma di progetti che chiamerà a raccolta artisti da tutta la penisola che verranno all’Aquila, almeno nelle intenzioni, non a replicare le loro creazioni, ma a crearne di nuovi insieme agli aquilani.

Una sfida ambiziosa che muove, ha spiegato il professor Crociata, dalla profonda convinzione, oggi anche delle istituzioni europee, che le città medio piccole dovranno assumere un ruolo centrale nell’elaborazione di nuovi modelli di sviluppo. E l’obiettivo allora è fare dell’Aquila un luogo di sperimentazione d’eccezione di questo nuovo paradigma. Cinque le linee direttrici del dossier L’Aquila città multiverso. La multiculturalità, la multidisciplinarità per far dialogare linguaggi artistici e cittadini, la multitemporalità perché L’Aquila è fatta di memorie antiche, ricordi recenti e un futuro da capire. La multiriproducibilità perché ogni persona è autrice della propria esperienza culturale. E infine la multinaturalità, perché L’Aquila e il suo territorio sono il crocevia di ecosistemi e sfide ambientali di prim’ordine.

Nel pomeriggio la visita all’Aquila del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Sornione, dal dizionario della lingua italiana chi ‘sotto la maschera di una placida indifferenza’, che il Ministro ostenta in tutti momenti della visita in città, ‘nasconde un’astuzia vigile e sottile’. Esuberante quindi nel suo intervento a Palazzo Margherita. Dieci minuti e 46 secondi. Due e mezzo di questi dedicati alla città, nella quale è arrivato per riconsegnare dal Ministero al Comune il cantiere del teatro comunale, per il quale c’è da dire ha trovato i cinque milioni che mancavano per completare i lavori. Il resto è un manifesto dell’ormai celeberrimo Sangiuliano-pensiero. Si parte da Eschilo e l’uomo che si libera dalla caverna quando si impossessa della cultura. L’importante è non esagerare però, e subito dopo allora arriva il richiamo alla conservazione, “nell’accezione prezzoliniana del termine”: “Il progressista è la persona di domani, il conservatore quella del dopodomani, siamo avanti ai progressisti perché innoviamo una società salvaguardando i valori e i miti fondanti della società”. Siamo a 4 minuti e 45 secondi.

“Tutto nasce da una visione politica ideale ben precisa”. Ancora: “La politica deve far fuoriuscire la cultura da alcune Ztl di alcune città, abitate da quel tipo antropologico che io chiamo radical chic, e deve pervadere tutti i territori”. I fondi per le chiese del paese, infine, “perché il nostro patrimonio nazionale incrocia quello della cristianità, perché la nostra è una storia cristiana”. Fine. Dopo il ministro gli altri interventi, come quello di Pierangelo Buttafuoco, presidente del Tsa, che invece omaggia due radical chic d’eccezione e con un glorioso passato in città, Carmelo Bene e Gigi Proietti, e racconta l’altra anima della destra che sul terreno della cultura cerca una più solida legittimazione.

Una giornata che nel suo piccolo racconta la precaria e complessa relazione tra politiche culturali, politica della cultura e culture politiche.


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