San Vittorino, una discarica abusiva a due passi dal parco archeologico

di Marianna Gianforte | 05 Marzo 2022 @ 06:30 | CRONACA
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L’AQUILA – Una discarica abusiva vecchia di anni a 200-300 metri dall’area archeologica di San Vittorino, lungo via Fontecchio, stradina interpoderale parallela alla statale 80 nel tratto che conduce al Cermone. Così, tra i rovi, ormai parte integrante del contesto ambientale, svettano grandi recipienti cilindrici indefinibili, simili forse ai silos aziendali utilizzati per conservare grano e altri cereali, con uno pneumatico appeso a mò di cinico ornamento. Al loro fianco, ordinatamente accumulati gli uni sugli altri, assi di ferro che fanno pensare alle ringhiere, oppure anche alle reti elettrosaldate usate nell’edilizia. E ancora, un po’ più in là, una decina di singolari bobine di stuoie di panno, o di spugna, forse anch’esse utilizzate  nell’edilizia. Qua e là buste di carta e cartone perché, si sa, la sporcizia chiama sporcizia, l’immondizia chiama altra immondizia e, dunque, non mancano le sempreverdi sedie di plastica da campeggio e barattoli, secchi e un grande container.

La presenza più sconcertante, però, è il pericoso amianto, nella sua forma peggiore: la pericolosa mistura di amianto e cemento friabile dannosissima per la salute umana e per l’ambiente, vecchie lastre sistemate in un mucchio che giorno dopo giorno va sparpagliandosi intorno. Il tutto circondato da cespugli, erba, piccoli arbusti che d’estate nascondono quasi completamente la discarica, per poi lasciarla riaffiorare in autunno e in inverno. E così per due, tre, quattro, cinque (e oltre) inverni ed estati, senza che nulla sia mai cambiato, se non per l’aggiunta, qualche mese fa, di una cassetta colma di volantini pubblicitari di supermercati che finiranno a inquinare l’Aterno e i campi.

L’immondezzaio è perfettamente visibile nel campo a ridosso di via Fontecchio, stradina molto utilizzata dai corridori, dai passeggiatori e dai ciclisti, a poca distanza dall’ex osteria ‘I due ladroni’, chiusa da diversi anni, in un contesto incolto e abbandonato a due passi dai ritrovamenti archeologici. D’altra parte sono sempre state faccia della stessa medaglia la bellezza della storia e della cultura e la sozzura dell’inciviltà, dell’ignoranza e dell’indifferenza.


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