San Martino di Tours in Abruzzo, il monaco dietro la leggenda

di Fausto D’Addario | 11 Novembre 2022 @ 06:00 | RACCONTANDO
San martino di Tours
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L’11 novembre il calendario commemora la figura di San Martino, ricorrenza molto sentita in Italia e nel resto d’Europa. Questa data, infatti, è da secoli il fulcro di sagre, fiere e riti tradizionali. Diventato simbolo dell’abbondanza, sotto i suoi auspici si spillano le botti di vino novello, sfilano rumorose processioni per i mariti traditi, si tengono fiere di bestiame, si imbandiscono le tavole di eccellenze gastronomiche e la meteorologia lo associa a una parentesi di tepore, la cosiddetta estate di San Martino.

Certamente è uno dei santi più amati anche in Abruzzo, al quale sono dedicate numerose chiese e cappelle: ma chi è stato veramente San Martino?

Martino (335-397), originario della Pannonia – l’odierna Ungheria – serviva come ufficiale nell’esercito imperiale stanziato sul Reno. Uno dei più noti episodi della sua vita narra che Martino s’imbatté, una notte, in un misterioso mendicante, coperto solo da pochi stracci. Al vederlo tremare per il freddo, impietositosi Martino tagliò con la spada una metà del suo pesante mantello militare e la offrì al povero. Quella notte sognò lo stesso Gesù che, vestito del suo mantello, raccontava agli angeli del soldato Martino che lo aveva coperto col suo mantello. Dio non permise che Martino soffrisse per la sua generosità e da qui le splendide giornate di sole, che caratterizzano questi giorni.

Dopo aver lasciato l’esercito, si dedicò alla vita in solitudine e alla meditazione, nella diocesi di Poitiers: qui fonda una comunità di asceti. Doveva essere una delle numerose le comunità a carattere spontaneo, che nascevano liberamente in quei tempi. Quando infine divenne vescovo di Tours nel 371, diede avvio a un nuovo monastero a Marmoutier, poco fuori la città, dove i monaci lo assistevano nei suoi compiti di vescovo e che si dedicavano principalmente alla copiatura di manoscritti. Questo fatto fu eccezionale: Martino fu il primo monaco in Occidente a essere nominato vescovo e da questo momento si dedicò ad un’intensa opera evangelizzatrice e missionaria nelle campagne, acquistando la fama di distruttore di templi. Sulpicio Severo ne scrisse una biografia, mentre il santo vescovo era ancora vivo e divenne subito un best-seller del tempo. L’esperienza di Martino suscitò un grande interesse anche in Italia, dove ben presto si diffusero piccoli nuclei di monaci ed eremiti: uomini che conducevano una forma di vita separata da quella comune, per raggiungere un Dio attraverso l’isolamento e una dura ascesi. È con queste caratteristiche sono testimoniate le fondazioni che facevano capo ad Equizio, che aveva il suo centro nei pressi dell’Aquila, ad Amiternum, anche se i suoi discepoli vivevano sparsi tra le montagne della regione.

Dicevamo che Martino divenne ben presto il paladino della cristianizzazione delle campagne e della trasformazione del suo panorama pagano. Non a caso San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale, dedicherà un oratorio precisamente a San Martino sulle rovine del tempio dedicato ad Apollo a Montecassino.

Il suo culto dovette essere portato in Abruzzo dai Longobardi e dai Franchi, per i quali era santo nazionale; così il San Martino abruzzese risente di quella cultura popolare, che riversò sul soldato, monaco e vescovo vari miti e credenze. A conferma di queste origini, il vescovo di Tours è patrono di Gagliano Aterno (Aq), paese che fu uno dei primi presidi longobardi in Abruzzo. Sul portale gotico della chiesa dedicata al santo è infatti rappresentata la scena di Martino a cavallo intento a dividere il suo mantello con il viandante e le storie della sua vita affrescate sull’abside. Qui il santo è festeggiato due volte : l’11 novembre e a giugno assieme a Sant’Antonio, con annessa processione detta Prucidienza, dove i bambini portati a cavallo sfilano attraverso le vie del paese.

A Scanno (Aq) rimane il culto dell’albero sacro, festa in cui i giovani accendono le Glorie, alte torri di legna che vengono innalzare sui poggi nei dintorni del paese: i falò che ne derivano sono cosi luminosi, alti fino a venti metri, tanto da illuminare Scanno nella notte e visibili anche a grande distanza.

A Nereto (Te) la venerazione del santo l’11 novembre è ugualmente antica, risalente a una cella di epoca franco-longobarda. La chiesa, ancora oggi fuori l’abitato, fu utilizzata come cappella cimiteriale. Anche qui all’ingresso campeggia San Martino a cavallo che taglia il mantello per offrirlo al povero. Il paese commemora il santo con una settimana di festeggiamenti, che uniscono cerimonie religiose ed eventi culturali.

A San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pe) viene organizzata la celebre processione dei cornuti, con burle e serenate goliardiche ai danni dei mariti infelici. Il tutto innaffiato dal vino novello.

Pensare di esaurire il tema della presenza religiosa, culturale e gastronomica di Martino è impensabile. Ne abbiamo dato alcuni assaggi. La quantità delle tradizioni a lui legate ben riflette un detto popolare abruzzese: Ce sta lu Sante Martino, a significare che in una casa non mancano l’abbondanza e la dispensa piena. Ma quale significato possiamo dare oggi alla sua festa? Con le tradizioni e le feste del mondo rurale, San Martino risveglia nelle coscienze di uomini e donne il valore della terra e la bellezza del cosmo, con i suoi cicli arcaici e le sue leggi così fragili, di cui dobbiamo farci tutti custodi. È una relazione primordiale quella tra uomo e natura, quasi mistica, che riguarda l’idea stessa di bene comune e di fraternità universale, secondo lo spirito dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Contro la cultura dello scarto e del tutto e subito, la festa di San Martino riporta a una ecologia integrale, al filo d’oro che lega tutti gli esseri e a riscoprire le relazioni tra l’uomo e la terra, tra la natura e la società che la abita e, in definitiva, tra creatura e Creatore.


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