Salvare l’Aterno, riparte l’iter del Contratto di Fiume: accordo Comune-Univaq

di Alessio Ludovici | 16 Febbraio 2022 @ 06:00 | AMBIENTE
Aterno
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – La giunta comunale dell’Aquila in questi giorni ha approvato lo schema accordo con il dipartimento Mesva, sezione Scienze Ambientali, dell’Univaq, per la collaborazione e supervisione scientifica per la redazione dello Scenario Strategico ed il Piano di Azione del Contratto di Fiume dell’Aterno. Il Contratto di Fiume dell’Aterno, il cui iter è iniziato nel 2015, era rimasto solo sulla carta. Il nuovo impulso alla sua realizzazione arriva grazie ad recente bando regionale per il finanziamento delle progettazioni dei contratti di fiume, bando a cui il Comune dell’Aquila ha risposto.

L’iter come detto era del 2015 e coinvolgeva 28 dei 35 comuni interessati dal bacino idrografico dell’Aterno più i due parchi del Gran Sasso-Monti della Laga e del Sirente Velino. Nel 2017 si arrivò a nominare la cabina di regia del Contratto di Fiume, con il Comune dell’Aquila capofila e composta dai comuni di Molina Aterno, Tornimparte, Vittorito, Fontecchio, Capitignano, Castelvecchio Subequo. Poi il nulla di fatto, almeno fino ad oggi. La Regione Abruzzo ha accordato al Comune dell’Aquila 50mila euro per riprendere le fila della progettazione. 

L’Aterno tra storia, emergenze naturali e problematiche

Il bacino dell’Aterno come detto interessa 35 comuni, ed è tipicamente suddiviso in Alto, Medio e Basso Aterno e comprende anche i sottobacini del fiume Vera e del Raio. Drena direttamente o tramite sorgenti i bacini idrici dell’alta, media e bassa valle aquilana, di una parte del Gran Sasso, del Velino e del Sirente. L’Aterno nasce nei pressi Aringo (1013 metri) sotto il monte di Capo Cancelli dove  prende il nome di torrente Mandragone fino a Piè di colle. Attraversa e drena la piana di Montereale Capitignano e scende a L’Aquila. Nella piana a nord della città riceve i contributi dal Vetoio e del Raio, e est della città quelli del Vera e del Raiale. Da Villa Sant’Angelo s’immette nella valle subequana, quindi nella valle di Molina e attraverso le gole di san Venanzio raggiunge le piane di Molina e Raiano. Le derivazioni produttive sono per lo più per utilizzi agricoli e nei pressi delle gole per la produzione di energia elettrica. Verso Popoli riceve quindi le acque del Sagittario.

Il suo corso ha plasmato la civilizzazione delle nostre terre, i latini lo chiamavano Aternus e dava il nome anche all’abitato romano di Amiternum, presso Aterno, a ovest dell’Aquila. Alle importanti emergenze naturali del fiume fanno da contraltare le numerosi problematiche che portarono nel 2015 a pensare ad una programmazione strategica per regolare il futuro del bacino. 

L’Aterno vanta una grande ricchezza di specie e varietà endemiche, una vegetazione con specie rare, vive la presenza di mammiferi in via di estinzione e le nidificazioni di rapaci. Ma come detto le problematiche forse sono anche di più, a partire dal suo Deflusso minimo vitale ma non solo. Tra i problemi individuati nel corso degli anni da studi scientifici, relazioni e dallo stesso iter del Contratto di Fiume, ci sono la depurazione, gli scarichi abusivi, le derivazioni abusive e soprattutto l’inquinamento che mette a repentaglio la fruibilità delle acque di superficie e di falda, odierna e futura. 

Scopo del Contratto è proprio l’adozione di un sistema di regole e criteri che ne preservino la funzione, che ne tutelino le acque, che difenda il suolo, che consegnino il fiume come bene fruibile alla popolazione e alle generazioni future. Gli obiettivi saranno quindi quelli di migliorare la qualità delle acque e diminuire l’inquinamento, salvaguardando l’ambiente acquatico superficiale e sotterraneo, la sua biodiversità e gli ecosistemi connessi. Va ridotto il rischio idraulico e bisogna riqualificare e valorizzare i sistemi ambientali e paesistici, le vegetazioni ripariali e promuovere un uso consapevole e sostenibile delle risorse idriche. In particolare andrà affrontata la questione del riequilibrio del bilancio idrico e del mantenimento del deflusso minimo vitale. E poi c’è la fruizione turistico ambientale delle aree fluviali e perifluviali, oggi preclusa per lunghi tratti. Una sfida difficile e importante che riprende forse il suo corso. 


Print Friendly and PDF

TAGS