S. Bernardino da Siena affronta di petto il linciaggio…

di Redazione | 16 Maggio 2022 @ 06:04 | RACCONTANDO
bernardino da siena
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Dopo quasi sei secoli si lavora per fine-estate al revival folk della sassaiola. E da allora il Santo è diventato anche protettore dei “matti” oltre che di diverse professioni di relazione; di artisti e mestieri.   

Io vi predico la pace, io vi raccomando la pace. O voi, che avete buona volontà, non tiratevi indietro!

san Bernardino da Siena

Venerato patrono in una quarantina di località. Conosciuto almeno in una decina di regioni italiane. L’Aquila ha il privilegio di venerarne le spoglie nella monumentale basilica. Per san Bernardino da Siena si ritagliò in California addirittura un’apposita diocesi dedicata, sforbiciando quella più importante di San Diego. Ma ad Arpino, la patria ciociara di Cicerone, il celebrato predicatore francescano del XV secolo fu sorprendentemente fatto segno di una furiosa sassaiola di popolo.

L’incidente nel 1438 concluse piuttosto fragorosamente l’ennesima invettiva di san Bernardino contro il clero, imbolsito  – condannò il frate –  dagli agi… del mestiere e, perciò, pigro nell’opera catechetica e nell’esempio di vita umile e caritatevole, imposte dall’Ordine e dalla missione spirituale. Non la presero bene i preti, radunati per l’occasione intorno al pulpito della chiesa-matrice. Rinunciando, però, ad ogni risentimento, astutamente travasarono subito il veleno della loro rabbia nel popolino.

Perciò, via al lancio di pietre contro il malcapitato oratore, convintosi virilmente a non a dar le spalle, ma ad indietreggiare, anche per aver miglior controllo della traiettoria. E questo, nel tentativo di sottrarsi a bersaglio della così cruenta protesta di fedeli,  sempre ossequiosi, invero, nei confronti delle loro guide spirituali, strapazzate abitualmente, in verità, e a ragione, nelle energiche trasferte omiletiche del santo predicatore. Il quale, con allontanamento, non fuga  –  come si è anticipato –  cadenzato e controllato, si determinò  – placate le acque dopo tanto tempo –  a lanciare  – impettito coram populo; dunque, frontalmente –  l’anatema: «Arpino, città di pazzi».

Poi successe la notte stessa degli incidenti al parroco ciociaro di sognare il Signore. Il «Rex tremendae majestatis»,  così noto al Dies Irae, apparve irremovibile nel condannare vita natural durante gli indemoniati cittadini, con anatema dal 21 al 29 di ogni mese di ciascun anno. Quel che  – sempre in sogno –  registrò ognuno dei fedeli: quasi un bando generale. Non rimase allora che disporre con cristiana pietà e dovuta remissione un rito di espiazione, riparazione e riconciliazione con l’Altissimo.

Venne istituita, perciò, un’inusuale processione cultuale all’indietro – simulando, appunto, l’allontanamento di san Bernardino dalla rivolta del giorno precedente –  e si edificò pure una cappellina votiva per il francescano vilipeso. Ancor oggi  – sebbene oltraggiata da incuria e vetustà –  si può scoprire all’ingresso nord del paesello laziale. Tantissimi secoli dopo giovani  – invero, numerosi ad Arpino (FR), cittadina di studi blasonati per via dei natali ciceroniani –  finirono per derubricare in goliardia il corteo sacro, di cui si è frattanto persa memoria. Sarà, però, rilanciato tutto a fine-estate, su iniziativa di revival folk allo studio dell’Archeoclub. Perché il suo presidente, il dr. Saverio Zarrelli, dà una lettura   socio-psicoanalitica di quegli incidenti, che portarono a riconoscere san Bernardino da Siena anche protettore dei “matti”. L’evento del 1438  – reputa il dr. Zarrelli –  si confermerebbe ennesima manipolazione del potere dietro la dissimulazione della realtà.

Il cultore di storia patria ciociaro associa nettamente l’episodio alla creatività noir e fantascientifica del celeberrimo Stephen King o alla doppiezza horror stevensoniana da Dr. Jakyll&mr Hyde. Operazione, promossa con una decostruzione delle singole manifestazioni e sentimenti esposti o vissuti negli incidenti di sei secoli fa; stati e comportamenti evidenziati o dissimulati tramite corpo e mente di comparse e vittima della sassaiola di Arpino e dei suoi ambigui ispiratori. Vero e proprio esercizio simbolico di metacomunicazione. Insomma, il nostro san Bernardino da pilastro di religiosità e di etica a seppur occasionale cartina di tornasole di provocazione; gnosticismo; misticismo iniziatico; sdrucciolevole follia di gruppo e di inautenticità soggettiva. Tutto quanto si inscrive nella letteratura di maniera citata o si osserva nell’ecosistema allucinatorio, artificialmente prodotto o di autonoma attribuzione. Ma non vi è traccia in nessuna comunità che si voti al francescano, nato a Massa Marittima, venuto a morire all’Aquila, per pacificarne le fazioni del tempo, sicuramente contrapposte in un gioco politico-economico assai poco fantasy e tanto realisticamente crudo.

Tanto da ulteriormente fiaccare ai tempi la potenza oratoria e la carica spirituale di san Bernardino, fissandone la morte nel 1444, pochissimo tempo dopo aver risposto all’invito di portarsi all’Aquila, rivoltogli da san Giovanni da Capestrano e da san Giacomo della Marca; dai 2 confratelli cioè, più impegnati nella colletta per la costruzione della monumentale basilica e dell’artistico sacello ospitatovi, allo scopo di tramandare il messaggio universale della bernardiniana riconciliazione.

Come ben documenta un bel tomo di 20 anni fa, esattamente. Noterelle Bernardiniane (Silvio ALOISI, L’Aquila G.T.E. s.r.l., pp. 311) raccoglie centinaia di articoli del quadrimestrale «La Vetta», organo del Terzo ordine francescano, fondato in città nel 1958. Un’invitante retrospettiva su curiosità, aneddoti ed evenienze, accese dalla devozione popolare per san Bernardino da Siena, traslitterazione, con il suo ologramma denotativo, della profeticità teleologica dei Novissimi, l’ἒσχατα (l’approdo auspicabilmente rinnovatore) dell’umana conclusione esistenziale: Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso.

Presidi, che in città  – si è già occupato il ns. blog –  avrebbero dovuto inanellare una ribattezzata piazza del Teatro, al di fuori della basilica bernardiniana: con caserma (l’ex-facoltà prima medica poi pedagogica), per Giudizio; basilica, per Paradiso; ex-ospedale maggiore e poi ex-scuolina De Amicis, per Morte; Teatro, per l’Inferno della perdizione morale, supposta nello spettacolo. Tutto, esaltato da quello sfortunato monumento patiniano, consumato nel dono alla patria in arme del suo metallo fuso; di quell’«anima» imperitura, che san Bernardino ha insegnato sempre a valorizzare.       


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