L’AQUILA – L’anno in cui L’Aquila è Capitale Italiana della Cultura non viene vissuto dal Teatro Stabile d’Abruzzo come una parentesi straordinaria, né come un evento da consumare nell’arco di dodici mesi. Piuttosto come un punto di arrivo e, allo stesso tempo, come l’occasione per lasciare qualcosa che resti oltre il 2026. È in questa prospettiva che nascerà quest’anno la Scuola delle arti e dei mestieri dello spettacolo del TSA, il progetto che, nelle parole del presidente Miska Ruggeri, rappresenta il risultato più concreto e duraturo di questo percorso.
“Più che una sfida, l’anno da Capitale ci sembra il coronamento di un’attività che da sempre è parte del DNA di questa città”, spiega Ruggeri. Il titolo, dunque, non come accelerazione improvvisa, ma come riconoscimento di una traiettoria già tracciata. Una traiettoria che, nel suo racconto, affonda le radici in una città complessa e plurale: il Perdono e la Ricostruzione, la montagna, la restanza, un laboratorio politico e civile. Ma soprattutto, insiste, una città che si definisce attraverso il suo sistema culturale. “Sicuramente L’Aquila è le sue istituzioni culturali”.
Quando Ruggeri pronuncia questa frase, l’elenco che segue non è formale né casuale, ma restituisce una precisa idea di identità. Cita il Teatro Stabile d’Abruzzo, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, la Società dei Concerti, le associazioni riconosciute dal Ministero della Cultura che si occupano di danza, il Conservatorio, l’Accademia di Belle Arti, le imprese di produzione dello spettacolo dal vivo, le compagnie teatrali, la Film Commission, l’Istituto Cinematografico, il Centro Sperimentale di Cinematografia, i musei, insieme ai tanti artisti e operatori che vivono e lavorano stabilmente sul territorio. È questo insieme, sottolinea, ad aver dato continuità alla vita culturale della città. “Qui nascono produzioni che girano in tutta Italia e anche oltre”, osserva, fino al punto che “il logo della città dell’Aquila è conosciuto quasi fosse un marchio DOC”.
È dentro questa trama che prende forma anche il progetto di candidatura e la successiva elezione. “L’Aquila, prima di essere Capitale della Cultura, è Cultura”, afferma Ruggeri, indicando una continuità netta tra ciò che la città è stata e ciò che oggi viene riconosciuto. Una continuità che il Teatro Stabile ha scelto di interpretare senza snaturarsi, ma rafforzando una strategia già avviata.
Pasotti e la programmazione del TSA nell’anno della Capitale della Cultura
Il lavoro del TSA, spiega Ruggeri, si muove su una progettualità triennale, costruita su direttrici artistiche chiare e riconoscibili. La prima è quella che il direttore artistico Giorgio Pasotti ha definito Testimoni dei tempi, una linea che punta a raccontare il presente attraverso la scena. Ruggeri richiama Otello, accolto con grandi applausi e sold out anche in teatri come il Carignano di Torino, “uno spettacolo che affronta temi di stringente attualità come il femminicidio”, e A casa tutti bene, tra i titoli più attesi della stagione, portato in scena dallo stesso Gabriele Muccino e incentrato sulle dinamiche familiari.
Accanto a questa direttrice si sviluppa Parole nuove, lo spazio dedicato ai nuovi autori e ai linguaggi emergenti della scena. Qui si collocano produzioni come Cyberwar, in cui Alessandro Blasioli racconta una trasformazione che riguarda l’intera umanità, o Esuli, dove una giovane drammaturga recupera testimonianze storiche che, osserva Ruggeri, “sembrano lontane ma hanno sviluppi e risonanze anche nel nostro territorio”. Una linea che comprende anche forme più sperimentali, dalla stand up alla rilettura contemporanea del mito.
Un altro asse centrale è quello dell’inclusività, riassunto nella direttrice Molti di più. Il TSA porta in scena attori con disabilità, sostiene progetti a forte impatto sociale e lavora su politiche di prezzo accessibili. “L’idea è ampliare davvero il pubblico”, spiega Ruggeri, “fare in modo che lo spettacolo dal vivo non sia percepito come qualcosa per pochi”.
Completa il quadro la direttrice Sistema Cultura Abruzzo, che punta a valorizzare le energie locali attraverso collaborazioni e coproduzioni con le compagnie di base e con gli artisti residenti. È in questa visione che il Teatro Stabile colloca il proprio ruolo di motore e di snodo del sistema culturale regionale.
Scuola dei mestieri e Teatro Comunale, il lascito concreto del 2026
È all’interno di questo disegno complessivo che prende forma la Scuola delle arti e dei mestieri del Teatro Stabile, pensata come un tassello mancante del sistema. “I mestieri del teatro sono tanti e sempre più specializzati”, osserva Ruggeri, “ma difficilmente si imparano attraverso percorsi di studio tradizionali. Bisogna frequentare il palcoscenico, impolverarsi, mettersi in gioco”.
Avviare la Scuola proprio nell’anno della Capitale significa anche sfruttare una vetrina capace di attrarre nuove energie. “Forse questo può avvicinare allo spettacolo dal vivo persone che possono crescere e trovare nuove occupazioni”, dice Ruggeri, definendo il 2026 come un vero “anno zero”, reso possibile anche dal coinvolgimento di docenti di alto profilo.
Le ricadute, nel suo racconto, non sono solo culturali ma anche professionali ed economiche. Ruggeri richiama un dato: “Solo il TSA, lo scorso anno, ha erogato oltre settemila giornate lavorative”. Un numero che restituisce la dimensione di un comparto che, pur restando legato alla presenza fisica, continua a produrre lavoro in modo significativo.
Lo sguardo si sposta poi su uno degli snodi più attesi: la riconsegna dello storico Teatro Comunale, prevista per la fine del 2026. “Da presidente del TSA è l’obiettivo che sogno”, ammette Ruggeri. Tornare a una sede stabile significa poter lavorare con maggiore continuità, non solo per ospitare spettacoli ma anche per produrli. “Le prove che oggi siamo costretti a fare altrove portano via economie dalla città”.
Anche il pubblico, secondo Ruggeri, ha risentito della lunga assenza di un teatro “di casa”. Il Ridotto, pur fondamentale, non consente di ospitare produzioni di grandi dimensioni. “Spesso le compagnie hanno dovuto riallestire gli spettacoli per L’Aquila, con scene ridotte e costi più alti”. E c’è poi il tema delle repliche: “Tre repliche sold out significano tre cachet. È evidente la differenza tra una platea da trecento posti e una da oltre cinquecento”.
Scuola dei mestieri e ritorno al Teatro Comunale diventano così, nelle parole di Ruggeri, le basi su cui costruire il dopo-2026. Guardando al futuro, il presidente del Teatro Stabile richiama il lavoro dello staff e l’attenzione dei soci fondatori, Regione Abruzzo e Comune dell’Aquila, ma allarga lo sguardo alla comunità. “Mi auguro che sempre più persone, di tutte le generazioni, si lascino coinvolgere dallo spettacolo dal vivo”. Perché il teatro, conclude, è sempre stato “la vera agorà di una comunità”.








