Rugby, politica e terremoto: Berlusconi e gli aquilani

di Alessio Ludovici | 12 Giugno 2023 @ 11:33 | POLITICA
berlusconi l'aquila
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L’AQUILA – Berlusconi e gli aquilani, la storia di un incrocio che nessuno si sarebbe aspettato. Comincia prima del terremoto, è lui a lanciare la vittoria di Biagio Tempesta nel 1998. In quegli anni l’onda di Forza Italia si spande sull’Abruzzo, percentuali monstre anche all’Aquila. Quasi 10 dopo, nel 2007, il malore durante un comizio in città. Altra pagina politica, nel mezzo i governi Berlusconi, la “stagione americana” con Bush, Genova, l’11 settembre.

Il primo incrocio con la città però è del 1994. Di mezzo c’è l’altra grande passione di Berlusconi, lo sport. Non solo calcio, anche altro. Rugby ad esempio, l’Amatori diventa Milan e quell’anno sembra inarrestabile. E’ il rugby dei professionisti destinato a vincere contro tutti, o quasi. L’Aquila Rugby la pensa diversamente. A Padova, seguiti da migliaia di tifosi, i neroverdi sconfiggono l’armata berlusconiana nella finalissima del 23 aprile 1994 per 23 a 14. 

Passano anni, l’imprenditore e politico è sempre più il centro dello scenario politico, berlusconismo e antiberlusconismo la dicono lunga.

“Biagio, non mi lasciare, stammi vicino”. Siamo nel maggio del 2007. Biagio è di nuovo Biagio Tempesta agli scampoli del suo secondo mandato. Berlusconi ha un malore durante un comizio in città. La corsa alla macchina aiutato dalla scorta, le prime cure all’hotel Sole visitato da Luigi Di Luzio e dal un cardiologo Gerardo Di Carlo.

Fin qui nulla di strano. Ma di nuovo il destino mettono di fronte l’imprevedibile voglia di lasciare un segno nella storia da parte di Berlusconi e gli aquilani.

E’ nel 2009 che i nomi di Berlusconi e L’Aquila si legano inesorabilmente. Il 6 aprile il terremoto dell’Aquila. Arriva in elicottero il presidente del Consiglio, un’arena ben diversa di quella con la cavalcata delle valchirie dell’86 per presentare il suo grande Milan. “Il Milan tornerà grande, ma poveri noi…” commentava Gianni Brera nell’86 a testimoniare la complessità del personaggio. Stesso pensiero fatto da tanti aquilani.

Palcoscenico della grandeur berlusconiana accuseranno in tanti dopo il 6 aprile, dimostrazione dell’impatto dell’uomo politico. Il segno ad ogni modo è indelebile, forse anche oltre i suoi effettivi meriti o demeriti. Con lui gli scudieri di sempre, Guido Bertolaso, un berlusconiano doc, e Gianni Letta, il braccio destro, l’aquilano che media con il territorio.

La macchina dello Stato si muove in massa per affrontare un’enorme emergenza, e quella macchina Berlusconi la cavalca ma ne è anche stimolo. Alcune delle scelte di quelle settimane assurde porteranno certamente la sua firma o comunque lui ce la mette volentieri. Dallo spostamento del G8 dalla Maddalena a L’Aquila al progetto C.a.s.e. su tutte. La prima palazzina verrà inaugurata il 29 settembre 2009, il giorno del suo compleanno, con Berlusconi ovviamente presente come spesso in quei mesi in modo ufficiale, meno ufficiale o più guascone tra una scenetta con il cittadino e un’altra. A subirne il fascino tanti insospettabili, almeno finché non tramonta di nuovo la parabola di Berlusconi. 

La seconda stagione del berlusconismo si incrina infatti. L’economia traballa, a Washington c’è Obama. Gli alleati europei lo vogliono scaricare. Lo chiamerà golpe Berlusconi stesso. E allora di nuovo L’Aquila, incredibilmente come incrocio storico del berlusconismo. La città da punta di diamante della narrazione berlusconiana diventa capitale dell’antiberlusconismo. Anche qui un mix di realtà e forzature, ma tant’è, è nella natura del personaggio generare e vivere questi momenti. 

Il dopo è storia recente. E recentemente in città tanti aneddoti sono stati raccontati da Gianni Letta. Anche da Biondi che spesso ricorda che quando era sindaco di Villa Sant’Angelo non rispose a una serie di chiamate da un numero anonimo, era Silvio Berlusconi: “Da allora rispondo sempre ai numeri anonimi”.

Mille altre ce ne sarebbero da scrivere e probabilmente si scriveranno nelle prossime ore e giorni sulla curiosa storia di Berlusconi e gli aquilani. 


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