Ru486, è polemica sull’ordinanza della Regione Abruzzo: “I consultori vanno potenziati”

di Redazione | 11 Febbraio 2021 @ 15:35 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
Print Friendly and PDF

L’AQUILA  – “Ci troviamo di fronte ad una torsione del discorso pubblico intorno al corpo delle donne che temiamo possa avvitarsi pericolosamente su sé stesso.  Dopo l’Umbria e le Marche quindi anche l’Abruzzo a guida centrodestra prova a schierarsi contro il nuovo protocollo del Ministero della Salute sull’aborto farmacologico che ha autorizzato la somministrazione della pillola Ru486 pure nei consultori”: è quanto si legge nel documento approvato dalla Conferenza delle Democratiche abruzzesi a seguito della raccomandazione trasmessa dalla Regione alle Asl sull’uso della Ru486.

Le Democratiche abruzzesi scrivono che “con la scusa del ‘benessere della donna’ quello che temiamo è il tentativo di forzare la mano, per motivi ideologici e politici, su questioni di etica pubblica, attraverso forme più o meno evidenti di criminalizzazione (ed evidentemente di ‘contenimento sanitario’) dell’aborto come atto di libertà sul proprio corpo e sulla propria biografia, in un panorama in cui sembrano riemergere alcune forme di nostalgia per un passato governato da certezze patriarcali e sovraniste, che incidono ancora una volta sui corpi delle donne. L’assessora Verì si preoccupi dello stato in cui versano i consultori, presidi di cura, civiltà, cittadinanza attiva, prevenzione, informazione e condivisione che, se magari meglio sostenuti nelle proprie attività, potrebbero portare avanti temi come l’educazione alla sessualità e all’affettività fra le giovani generazioni, l’incentivo all’uso corretto dei metodi di contraccezione e di tutela dalle malattie sessualmente trasmissibili, l’ascolto attivo e partecipato di malesseri emotivi ed esistenziali che oggi più che mai risentono negativamente dell’assenza di luoghi di accoglienza, aperti e inclusivi in cui sentirsi accompagnati nelle varie fasi della vita”.

“Proviamo in ultimo a ricordare – scrivono anche le Democratiche abruzzesi – come l’interruzione volontaria di gravidanza (quindi anche quella farmacologica) sia inclusa nei Lea, i livelli essenziali assistenziali, che devono essere garantiti a tutti i cittadini e a tutte le cittadine in tutto il Paese, nelle forme in cui le leggi (e quindi anche le nuove Linee Guida istituite dal Ministero della salute) lo consentono. Ribadiamo con forza che da anni le associazioni per la salute della donna e le società scientifiche chiedono un rilancio della legge 194, chiedendo il rafforzamento della rete dei consultori, da anni sotto finanziati e a corto di personale, ma anche una maggiore centralità sui temi della legge a partire dall’informazione sulla contraccezione, inclusa quella d’emergenza, per migliorare l’informazione, soprattutto per le giovanissime e le cittadine straniere.  Proviamo a parlare di questo, non di confinare il corpo delle donne ad un controllo e confinamento non solo fisico, ma anche esistenziale”.

 

Critiche anche da Potere al Popolo

“Dopo il Piemonte, l’Umbria e le Marche, la scure reazionaria e misogina si abbatte sull’Abruzzo. Abbiamo appreso ieri dalla stampa, per la verità senza stupore, della circolare a firma dell’Assessora Verì che mira a restringere pesantemente le modalità di assunzione della Ru486. 

Una “forte raccomandazione” si legge, che in realtà va tradotta nell’esplicita volontà di non recepire le nuove linee guida ministeriali sull’assunzione della pillola, utilizzata nei casi di interruzione della gravidanza farmacologica e introdotta in Italia, dopo una lunga battaglia, solo nel 2009.

Un atto dalla gravissima portata, solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi al diritto all’aborto, confermati tra l’altro dall’inquietante presenza dei manifesti antiabortisti anche sul nostro territorio: dall’Umbria al Piemonte, dal Veneto alla Polonia, le recenti cronache testimoniano l’esplicita volontà della destra di riportare indietro i diritti conquistati dalle lotte delle donne. Un programma basato sull’integralismo reazionario religioso, messo nero su bianco durante il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona del 2019: sacrificare vite, corpi e desideri delle donne in nome del tetro motto “Dio, Patria, Famiglia”.

La circolare firmata ieri non è altro che l’ennesimo atto di un assessorato e di un’amministrazione regionale tutta dalla gestione totalmente fallimentare, in balìa della peggior propaganda catto-sovranista, questa volta sul corpo delle donne.

Chiediamo l’immediato ritiro e contestualmente l’esplicito recepimento nella loro totalità delle nuove linee guida ministeriali, cosi come chiaramente stabilito anche a seguito del parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanita’, dove viene ribadito in modo inequivocabile che l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica deve essere garantita anche nei consultori.

L’aborto è un diritto e non può essere soggetto a censure o strette ideologiche di sorta! Come in Umbria e nelle Marche, se necessario non staremo a guardare!”


Print Friendly and PDF

TAGS