Rovo, il mestiere del sellaio che resiste alla globalizzazione

di Isabella Benedetti | 28 Febbraio 2024 @ 05:00 | PUNTI DI SVISTA
Rovo selleria
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I De Santis, gli Ibi e la famiglia Rovo rappresentano storicamente la lavorazione del cuoio e delle selle.

Le mani raccontano, parlano di un mestiere perso nelle pieghe del tempo, di un’abilità che nasce dalla necessità e dal genio creativo e si trasforma in arte. Il mestiere del sellaio e della lavorazione del cuoio affonda le radici nel mondo contadino, in un’antichità rurale dove il sostentamento era il frutto del sudore dell’uomo e degli animali da soma.

Il progresso, l’avvento della tecnologia e un nuovo benessere hanno reso facile il cibo sulle nostre tavole e agevoli i nostri spostamenti. Molti mestieri legati a peculiarità e bisogni del passato sono stati abbandonati. Anche il lavoro dei sellai si è adattato al mutamento dei tempi e a nuove richieste legate perlopiù al fiorente mondo dei cavalli, del tempo libero e dello sport equestre.

Nuove tecnologie contaminano l’attività artigianale, il mercato della globalizzazione contagia processi e tempistiche di lavorazione. In questo panorama, continuano a vivere poche piccole realtà, brillano le piccole botteghe artigianali dove, in controtendenza, tutto avviene come tanti anni fa e, chiusa la porta alla frenesia del mondo moderno, il tempo scorre lento, alla giusta velocità. Le mani accarezzano con cura la pelle e il cuoio, utilizzano con maestria e naturalezza gli attrezzi tramandati di padre in figlio. Il tempo è scandito proprio dal movimento ritmico di quelle sapienti mani, perché solo così il lavoro si trasforma in una piccola opera d’arte.

All’Aquila, storicamente, la lavorazione del cuoio e delle selle è legata a nomi come i De Santis, gli Ibi e la famiglia Rovo: l’odore caldo e avvolgente del pellame ne preannunciava le botteghe già all’inizio di via Sassa e di via Castello.

La tradizione artigianale della famiglia Rovo nasce nel 1880. “Anche prima”, puntualizza Adriano Rovo. “Mio nonno, ad un certo punto, aveva perso la memoria genealogica lavorativa della famiglia. Io ho iniziato a frequentare la bottega dei miei quando avevo cinque anni. All’inizio, fra i vari prodotti realizzati c’era il cordame che si faceva con la canapa. Se ne intrecciavano i fili fino a raggiungere il giusto spessore. La canapa, la paglia, il cuoio erano elementi base per la realizzazione delle selle. Io dovevo ingrassare i fili di canapa perché potessero essere utilizzati per le cuciture. Il grasso in eccesso si puliva strofinando le mani sui pantaloni, per la gioia di mamma. Mio nonno e mio padre, mentre lavoravano, raccontavano storie, sciorinavano aneddoti sulla città. Ho imparato la storia dell’Aquila da loro prima ancora che dai libri di scuola. La vicinanza della bottega al parco del Castello era strategica e funzionale. Al parco si svolgeva, periodicamente, la fiera del bestiame. Di nonno ricordo che aveva un cavallo, gli era stato concesso di tenerlo nel fossato del Castello. Alla bisogna doveva servirsene per raggiungere i paesi vicini per approvvigionarsi di materiale. L’Aquila, tradizionalmente, ha sempre avuto un ingente mercato di selle e finimenti, alimentato dalla presenza del Reggimento a cavallo. Nel tempo ho imparato tutto sugli animali da soma e i cavalli. Per questo mi considerano un sarto che realizza selle su misura per i vari tipi di cavallo e ho affinato doti da psicologo perché interpreto i desideri dei miei clienti, con i quali si instaura a volte un rapporto speciale, di amicizia”.

Nel laboratorio artigianale di Adriano Rovo, tutto avviene come agli esordi e tutto è eseguito rigorosamente a mano, come ha sempre preteso il padre contrario ai modernismi e a scorciatoie di produzione. Ma Adriano è il primo ad esigere il rigore nella sua attività, le selle che realizza: inglesi, western o altro nascono unicamente dalle sue mani e devono raggiungere determinati standard. Una sella che non corrisponda alle sue aspettative, può accadere che venga iniziata da capo e questo a scapito del tempo, perché per la completezza di un prodotto possono volerci anche 10 giorni di lavoro.

I materiali utilizzati sono assolutamente naturali, le conce del cuoio sono vegetali, tinte in botte nelle concerie di Santa Croce sull’Arno e gli arcioni (la parte arcuata della sella che serve da appoggio e schienale al cavaliere) sono talvolta in resina, ma per alcune tipologie ancora in legno di faggio con una stagionatura di 15 anni.

Parlare con Adriano del suo lavoro è entrare in una realtà che è la risultante di tanti fattori, peculiari del territorio aquilano. Fattori che sono espressioni di tradizione e passione che lui trasmette nelle sue creazioni poi vendute in tutto il mondo. I racconti delle “commesse” e dei clienti, le storie e le curiosità legate alla sua attività sembrano il compendio di più vite e talvolta hanno il sapore della favola: i finimenti venduti per le carrozze della Casa Reale d’Inghilterra, i clienti come Mogol, Pavarotti, Bocelli, tutti accomunati dalla passione per i cavalli e la ricerca delle cose belle e uniche garantite solo dall’artigianalità. Tanti sono i clienti di Adriano sparsi per il mondo, tanti dall’Arabia Saudita che cercano l’eccellenza dei suoi prodotti. Le nuove frontiere del lusso si allontanano dall’ostentazione dei marchi e passano per le mani di un artigiano che imprime nelle proprie realizzazioni: nobiltà, carattere, unicità. Un’ultima curiosità riguarda il settore delle colture bio, perché registrano un ritorno all’utilizzo dei cavalli da tiro in agricoltura e questo ha richiesto la realizzazione di nuovi finimenti per il traino di piccoli aratri da utilizzare, per esempio, per dissodare il terreno tra i filari dei vigneti. La transizione ecologica traccia un solco che riporta al passato.

Il sogno di Adriano, che ha già una vita lavorativa costellata di tanti successi, è la creazione di una scuola dove far conoscere questa antica attività e trasmettere alle nuove generazioni la propria conoscenza, perché quest’arte non vada perduta. Le mani, quelle di un bravo artigiano possono raccontare più della voce e creare cose meravigliose.


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