Riceviamo da Fulgenzio Ciccozzi
Nel racconto della rinascita dell’Aquila ricorrono spesso parole come riqualificazione e valorizzazione. Eppure basta allontanarsi di pochi chilometri dal centro e percorrere le strade delle frazioni roiane per incontrare una quotidianità che racconta ancora un’altra storia. A Roio Piano, in particolare, via Cavour, la strada principale del paese, presenta tratti fortemente dissestati: sanpietrini saltati e disseminati qua e là su ciò che resta del manto stradale, buche, avvallamenti e chiusini sporgenti di molto (tanto da sembrare piccole piattaforme di lancio), sia all’ingresso sia all’uscita dell’abitato. Ai problemi già esistenti si sono aggiunti quelli lasciati dagli interventi per il passaggio della fibra: in alcuni tratti il terreno utilizzato per richiudere provvisoriamente gli scavi, dopo essere stato compattato, è stato progressivamente dilavato dalla pioggia e ha ceduto sotto il continuo passaggio delle automobili, formando solchi sempre più profondi. In alcuni punti, per raggiungere casa, bisogna ormai affrontare delle vere e proprie gimcane. Non è soltanto una questione di decoro. È soprattutto una questione di sicurezza, per gli automobilisti ma anche per i ragazzi che, soprattutto d’estate, percorrono le strade del paese in bicicletta o con il motorino. Vivere in un paese ancora immerso nella ricostruzione post-sisma significa inevitabilmente convivere con cantieri, mezzi pesanti, scavi e continui interventi sulle reti. È un percorso lungo e complesso che gli abitanti hanno imparato, spesso con grande pazienza, ad accettare. Nessuno pretende oggi un ripristino definitivo delle strade che potrebbero essere nuovamente interessate dai lavori. Ma una manutenzione provvisoria dignitosa e sicura del tessuto urbano, quella sì, dovrebbe essere possibile. A rendere ancora più evidente la sensazione di abbandono c’è poi la vegetazione spontanea, che invade i margini di alcune strade e arriva ad arrampicarsi persino sui muri degli edifici già ricostruiti. È quasi l’immagine simbolica di una continua contrapposizione tra il vecchio deteriorato e il nuovo, tra ciò che è rinato e ciò che ancora attende di rinascere. Il problema è stato segnalato agli uffici competenti, ma senza risposte o interventi concreti e, soprattutto, senza che qualcuno sia venuto a verificare direttamente la situazione. L’Aquila è giustamente tornata a vivere attraverso eventi, manifestazioni e iniziative culturali. È un segno importante e prezioso della sua rinascita. Ma accanto alla città degli eventi esiste anche quella “città-territorio” che si estende oltre il centro e prende vita nella quotidianità delle sue molteplici frazioni. A Roio molte persone sono tornate nelle proprie case. A loro si aggiungono quanti hanno scelto di vivere in affitto nei paesi e, soprattutto d’estate, quei roiani che risiedono altrove ma non hanno mai reciso il legame con il luogo d’origine. È una comunità che vive, lavora, paga i tributi e cerca semplicemente di riappropriarsi della propria normalità. Non si chiedono privilegi né grandi opere, ma strade percorribili, sicurezza, pulizia e quella manutenzione ordinaria che dovrebbe accompagnare il ritorno alla vita. Dopo tanti anni, una cosa dovrebbe essere ormai chiara: la ricostruzione non può fermarsi sulla soglia delle case. Ricostruire significa restituire vita anche alle strade, agli spazi pubblici e alle comunità che ogni giorno continuano ad abitarli. Eppure, anche dentro una quotidianità fatta di difficoltà e attese, questi luoghi sanno ancora regalare momenti capaci di sorprendere. Dopo la siccità che ha impoverito le sorgenti montane e l’incendio che ha bruciato i pascoli d’altura, la fauna selvatica si spinge sempre più spesso a valle, fino ad avvicinarsi ai paesi. Domenica mattina, uno splendido cervo è sceso fino a lambire le prime case di Roio Piano. Con la sua figura maestosa si è affacciato a un ranch e, per qualche istante, è rimasto davanti al recinto, quasi volesse instaurare un silenzioso dialogo con i due splendidi cavalli arabi dal manto argenteo che pascolavano poco più in là. Una scena inattesa e affascinante, quasi sospesa nel tempo, che, almeno per un momento, ha ricordato a tutti la straordinaria bellezza di questi luoghi e quel legame profondo con la montagna che, nonostante tutto, continua a essere parte dell’anima di queste contrade.














