Roghi all’Aquila: la psicologa, ”Il nostro INCENDIARIO è un soggetto debole? 

di Redazione | 05 Agosto 2020 @ 10:49 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Sugli incendi dell’Aquila ormai c’è la certezza ci sia stata la mano dell’uomo. A differenza dell’incendio di San Giuliano del 2007, quando bruciarono 350 ettari del bosco, ma si era trattato di un incidente, stavolta le fiamme sono arrivate a 100 metri dalle case e solo l’arrivo provvidenziale delle piogge ha salvato una situazione che stava diventando disperata. La domanda che molti si sono posti in questi giorni è: “C’è la mano dei piromani”. Scrive la psicologia Marina Scipione sul suo profilo fb..

Il nostro INCENDIARIO è un soggetto debole?  Il fuoco è per lui strumento di eccitazione e gratificazione emotiva, incontrollabili?

E’ fonte di sublimazione di una forza onnipotente che gli permette di annientare gli ostacoli, sottomettere le opinioni e spezzare le reticenze ed i blocchi della sua non-identità?.

E continua la Scipione:

Tutte le ricerche sulla PIROMANIA, effettuate sia in ambito psicopatologico che in ambito criminologico propongono una visione della piromania quale atto al crocevia tra impulsività, piacere sessuale perverso e fascinazione tuttavia le stesse ricerche concordano nell’asserire che alla base di questa condotta vi sia una violenta attrazione del piromane per il fuoco, a dir meglio l’attrazione per il fuoco e con tutto quanto ad esso collegato non si esprime solo nell’accendere il fuoco, ma è seguita dall’appagamento e dal compiacimento, nell’assistere e/o partecipare a tutte le fasi successive dello spegnimento; compreso l’ascoltare la cronaca dell’incendio attraverso i media: i sui effetti, le sue ripercussioni. Nel soggetto l’eccitazione e la gratificazione emotiva producono la perdita del controllo dei propri agiti. Paradossalmente si può affermare che sia l’incendio a creare il piromane proprio a causa delle forti e piacevoli emozioni che la vista del fuoco che brucia è in grado di suscitare nel soggetto. Il piromane si trova a vivere emozioni intense e piacevoli, appaganti e per questo desidera viverle. La conseguenza, per il soggetto, è che finisce per passare in secondo piano la gravità del gesto e la percezione del reato commesso.

Va dunque tenuto presente che le motivazioni che si vanno a rintracciare possono essere solo apparenti, quando ad esempio interpretiamo il gesto come effettuato per vandalismo, a volte di gruppo; o quando sembrerebbe motivato dal profitto; o meglio intenzionalmente per ricavarne un guadagno; per vendetta o altro. Tutte motivazioni plausibili utili anche agli inquirenti per rintracciarne il/i colpevole/i o anche alla comunità ferita per ipotizzare una risposta al “PERCHE?”.

Purtroppo le conseguenze che un incendio porta con sé a misura della sua gravità: distruzione, annientamento, paura, morte, possono non essere considerate dal piromane. Egli vive la fascinazione per il fuoco e per le fiamme e non solo ne vede esclusivamente le conseguenze a lui positive ma ancor più ne è gratificato per esserne l’artefice e protagonista attivo dello “spettacolo.


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