Roger Stone: storia del burattinaio di Donald Trump

Ideatore di Make America Great Again, delle PAC e del lobbying

di Enrico M. Rosati | 17 Novembre 2021 @ 06:04 | POLITICA
Roger Stone
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Quindici stagioni di The Apprentice lo hanno reso un ottimo intrattenitore. Pensate a come lo hanno mostrato in quello show. Ricordate come era? Luci perfette, trucco curato, bei capelli; determinato, un leader capace di gestire la situazione. In poche parole, un leader PRESIDENZIALE. Credete che gli elettori meno sofisticati sappiano distinguere tra intrattenimento e politica? Ve la do io la risposta, NO. La politica è show business per persone brutte. 

Queste parole di Roger Stone rappresentano a pieno il carisma e l’ambiguità che hanno caratterizzato uno dei personaggi più malfamati della politica americana, cioè colui che, sin dagli anni 80, ha proposto a Donald Trump di concorrere per il Partito Repubblicano ad ogni singola elezione presidenziale. 

Come ho capito cosa volessi fare da grande? Quando ero alle elementari la mia scuola tenne una finta elezione per la campagna presidenziale Nixon vs Kennedy. I miei genitori erano orgogliosamente repubblicani, ma anche cattolici, e, di conseguenza, simpatizzavano per Kennedy così anche io, anche perché Kennedy aveva dei capelli davvero fantastici. Decisi, quindi, di passare un intero pomeriggio al bar della scuola sussurrando ad ogni bambino che mi passava vicino che Nixon voleva obbligarci ad andare a scuola di sabato! Con lo stupore degli analisti politici di quella zona, nella mia scuola vinse Kennedy. Fu allora che ho capito il valore della disinformazione. 

La vera carriera politica di Roger Stone inizia più tardi con l’invito a prendere parte alla campagna di Nixon da parte di Bart Porter. Il giovane viene inviato, nel 1972, nel New Hampshire per distruggere le possibilità di successo elettorale del repubblicano Pete McCloskey. Per raggiungere questo scopo Stone effettua una donazione al candidato repubblicano a nome dei Giovani Socialisti e chiede una ricevuta che gli servirà a rendere pubblico l’accaduto. L’apparente supporto di un gruppo socialista al candidato repubblicano, screditato massivamente dai media americani, mette la campagna elettorale di McCloskey in crisi, a pochi passi dal fallimento. Segna, invece, un punto fondamentale nella carriera di Roger che gli costa la presenza nei registri degli indagati nello scandalo Watergate.

 

Mi ritrovai disoccupato ed emarginato a 19 anni. Ma se c’è una cosa che ho appreso da Nixon è la sua resilienza. Un uomo non è sconfitto quando perde la battaglia ma quando smette di lottare. 

Ormai 25enne, il giovane vede nel suo passato burrascoso un’occasione unica nella vita e grazie ai giornali repubblicani reinventa il suo ruolo nello scandalo Watergate, diventando, agli occhi di tutti, la mente criminale dietro Nixon.  Lo stesso anno sfrutta la sua reputazione appena costruita per presentarsi alle elezioni presidenziali dei Giovani Repubblicani con lo slogan “Giovani Repubblicani, Vecchi Inganni”

L’elezione di Roger Stone determina una spaccatura evidente nello status quo del partito, che fino ad allora era rimasto associato all’onestà di Eisenhower. Infatti, il paradigma della nuova destra mette al centro la morale machiavellica del vincere ad ogni costo. Un esempio di questo cambio è la nascita della NCPAC, ideata da Roger Stone e Terry Dolan; una PAC il cui scopo è utilizzare slogan populisti o diffamazione e pubblicità negativa per screditare l’avversario e vincere le elezioni. Una delle pubblicità più famose ideata dalla NCPAC è la seguente “Ronald Reagan for President will make America Great Again“. Questo motto diventerà più tardi anche il cavallo di battaglia nella campagna elettorale di Donald Trump. 
Roger StoneUn evento decisivo nella carriera di Roger Stone è l’incontro con Donald J. Trump nel 1980, durante la campagna per l’elezione di Reagan. Subito dopo la sua elezione Stone partecipa alla creazione di un’agenzia di lobbying il cui guadagno deriva dai favori politici resi in cambio di successo elettorale. 

Trump

Il binomio TrumpStone ha raggiunto il risultato della presidenza Trump in due fasi. 

  1. Distruzione del sistema tripartitico americano 
    Stone 
    comprende nei primi anni 90 che il Partito della Riforma avrebbe offerto agli americani una scelta conservatrice entrando in competizione con il Partito Repubblicano. Così Trump, sotto richiesta di Stone si candida alle primarie del Partito della Riforma all’unico scopo di ridicolizzare l’avversario politico per poi tirarsi indietro all’ultimo momento.
    Questo fa implodere il partito e garantisce a Bush la Presidenza.

  2. Elezione di Donald Trump e vendetta di Stone contro il Partito Repubblicano
    Dopo uno scandalo sessuale, Roger Stone entra in crisi con il Partito Repubblicano e si ritrova senza candidato in un periodo pre-elettorale.

Ero un fantino in cerca di un cavallo, la verità è che ovviamente senza cavallo per quanto tu sia bravo non vinci la gara. E Donald Trump è dagli anni 80 un cavallo di prima scelta che non potevo non far correre. 

Di nuovo la maestria di Roger Stone emerge. I motivi che portano all’elezione di Donald J. Trump sono da ricercarsi sia nella storia personale dello stratega politico sia nella strutturazione della campagna elettorale rivolta non solo contro il Partito Democratico ma anche contro l’élite del Partito Repubblicano. Naturale il richiamo a uno dei motti della campagna Trump “Drain the Swamp” (Bisogna drenare la palude). 


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