Rocca di Cambio, la sentinella dell’Appennino in festa per Santa Lucia

di Fausto D'Addario | 30 Giugno 2024 @ 05:05 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
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A Rocca di Cambio sabato e domenica dell’ultima settimana di giugno si festeggia Santa Lucia. La S. Messa solenne nell’Abbazia di Santa Lucia sarà celebrata alle 11.30 da D. Luigi Abid Sid, coadiutore della Basilica di Collemaggio a L’Aquila

L’Abruzzo è ricco di luoghi di intensa spiritualità per la sua straordinaria concentrazione di abbazie e monasteri, chiese, tesori d’arte e luoghi mistici frequentati da santi e predicatori, beati ed eremiti. Santa Lucia a Rocca di Cambio, Santa Maria ad Cryptas a Fossa, San Pellegrino a Bominaco, i conventi di Sant’Angelo e di Santo Spirito d’Ocre: un insieme di meraviglie artistiche e religiose paragonabile solo alle terre dell’Umbria intorno ad Assisi.

La festa di Santa Lucia a Rocca di Cambio oggi

Rocca di Cambio è un borgo di origine medievale situato nella parte settentrionale dell’Altopiano delle Rocche, un vasto pianoro che si estende dal Monte Cagno al Monte Rotondo immerso nell’incantevole scenario del Parco Regionale Sirente-Velino. Vera sentinella delle Rocche, il comune in provincia dell’Aquila dista solo 17 km dal capoluogo e, con i suoi 1433 metri slm, si è guadagnato il titolo di comune più alto dell’Appennino. Proprio qui sabato e domenica dell’ultima settimana di giugnoè tradizione festeggiareSanta Lucia, la santa siracusana che con il suo luminoso esempio di vita riporta la luce nei giorni del solstizio d’inverno, il 13 dicembre. Sin dal 1794 si decise di spostare la data dei festeggiamenti al periodo estivo a causa dell’estrema rigidità climatica della zona e delle oggettive difficoltà che s’incontravano nello svolgimento della processione. Poco fuori da Rocca di Cambio, infatti, si trova il più bel tesoro abruzzese dedicato alla santa: l’Abbazia di Santa Lucia, con il suo straordinario ciclo pittorico che ricopre, come un meraviglioso tappeto colorato, gli antichi interni, lucenti dopo il recente restauro. È la grande festa di tutto l’Altopiano delle Rocche: nei giorni della festa patronale il santuario viene visitato da tantissimi pellegrini, la maggior parte proveniente dalla Marsica, il che richiede la celebrazione di numerose messe dalla mattina fino alla a chiusura.

Tradizionali sono la processione e la deposizione della corona ai Caduti di tutte le guerre presso Piazza Maggiore Lolli e l’omaggio floreale presso il Parco della Rimembranza. La santa messa solenne delle 11.30 sarà celebrata presso l’Abbazia di Santa Lucia da D. Luigi Abid Sid ed allietata dalla “Schola Cantorum” di Rocca di Cambio. Seguirà alle 13.00 l’omaggio floreale presso il laghetto dedicato a Santa Lucia, le cui acque si ritiene abbiano un effetto benefico, per questo si depongono fiori in onore della santa ed è usanza bagnarsi gli occhi con le acque sorgive che alimentano il lago. Segue il rientro della processione in paese con spettacolo pirotecnico. Alle 22.30 la notte rocchese sarà accesa dal caratteristico “Ballo della Pupazza” nella piazza principale.

La chiesa abbaziale di Santa Lucia

Danneggiata durante il sisma del 6 aprile 2009, la chiesa di Santa Lucia fu oggetto di lunghi lavori di restauro ed è stata riaperta al culto dieci anni dopo, nel 2019. La sua fondazione risalirebbe all’XI-XII secolo, in piena epoca monastica, al tempo in cui il vescovo di Valva entrò in possesso delle reliquie della martire e il suo culto venne diffuso nelle dipendenze; ma notizie certe se ne hanno solo a partire dal 1313. Il culto di Santa Lucia è poi legato alla sua opera di guaritrice, essendo nel corso dei secoli divenuta protettrice degli occhi nell’uso popolare, credenza che si perpetua ancora oggi nel rito del laghetto. Anche se la si chiama comunemente abbazia, di tutto il complesso degli edifici per la vita quotidiana dei monaci sopravvive solo la chiesa. Agli occhi del pellegrino la sobria facciata si presenta con un portale risalente al XV secolo; una volta entrati, si scopre l’interno in stile romanico e diviso in tre navate che custodisce pregevoli affreschi di epoche diverse, databili tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. I dipinti riproducono scene della vita di Santa Lucia e storie del Nuovo Testamento che si sviluppano su fasce orizzontali, come nell’oratorio di San Pellegrino a Bominaco e nella chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa. Tutto sembra suggerire un percorso di visita a forma di anello: partendo dall’ingresso, attraversa la navata sinistra, giunge al transetto, lo percorre trasversalmente ed infine torna al punto di partenza attraverso l’altra navata.

La caratteristica della chiesa che salta subito all’occhio è il presbiterio insolitamente largo, ornato da un ricchissimo ciclo di affreschi trecenteschi. Si rimane impressionati dall’Ultima cena, che occupa praticamente tutta la parete settentrionale, dove il Cristo benedicente è collocato insolitamente a capotavola, all’estrema sinistra e non al centro. A rappresentare un unicum è invece una serie di particolari: manca la figura di Giuda, forse affrescato, ma poi cancellato, come farebbe intuire una lacuna nell’affresco e la presenza di Paolo e Barnaba, protagonisti degli Atti degli Apostoli, ma certamente assenti all’Ultima cena, che tra l’altro si svolge su di una tavola riccamente imbandita. A destra dell’Ultima Cena trova posto l’affresco con la patrona, Santa Lucia, insieme alla Vergine con il Bambino. Le sorprese non finiscono qui: alla destra della Madonna compare un santo in vesti pontificali, il cui viso è stato sfregiato: qualcuno ha voluto vedere in lui le sembianze di Celestino V che si spogliò degli abiti pontificali proprio nel giorno di Santa Lucia, in quel fatidico 13 dicembre 1294. Dalla navata centrale si accede, attraverso una ripida scaletta, alla cripta, che contiene i resti dell’originaria chiesetta di pastori. Qui si possono ammirare le tracce di due affreschi, con i volti bellissimi di una Madonna, attribuita ad Andrea De Litio ed una Santa Lucia di autore ignoto.

Storie e bellezze dal borgo

Probabilmente il primo nucleo insediativo di Rocca di Cambio era situato proprio nei pressi dell’attuale abbazia di Santa Lucia, sorto in seguito all’arrivo dei Longobardi, tra il VI e il IX secolo, nella valle aquilana. Secondo un’altra versione venne fondato dagli abitanti di Forcona e Aveia nell’anno 591 per sfuggire alle mire del duca longobardo Ariulfo. Le prime fonti scritte, datate tra il X e l’XI secolo, riportano il nome del paese come Rocca Ottonesca, in onore dell’imperatore Ottone Il di Baviera, che era giunto nella Marsica per una visita di alcuni giorni all’estremo sud dei suoi domini. Ottone II s’innamorò di queste terre, tanto che decise di edificare un castello ai piedi di Monte Rotondo e tornarvi per le battute di caccia.

Il piccolo insediamento urbano, col precedente nome di Rocca di Cagno, partecipò alla fondazione di Aquila nel 1254, insieme agli altri castelli e insediamenti del territorio, alla fondazione di Aquila e cambiò nome in Rocca di Cambio solo nel 1268. Nel 1294, per volontà di papa Celestino V, fu accorpata al contado aquilano, ricevendo i privilegi di Carlo II d’Angiò. Nel 1423 la fedeltà agli Angioini costerà molto cara a Rocca di Cambio, che verrà infatti occupata e saccheggiata dalle truppe di Braccio da Montone. Nel XVI secolo la rocca subì, in un primo tempo, un periodo di dominazione spagnola per poi passare sotto il controllo dei Colonna; solo nel 1895 il Comune acquisì l’autonomia completa. L’economia tradizionale del paese era fondata sulla pastorizia e sull’artigianato: i grandi frequentatori dell’altopiano furono infatti i pastori, alla ricerca di pascoli e acque abbondanti. Oggi la principale risorsa è sicuramente il turismo, invernale ed estivo, vista la vicinanza con uno dei centri sciistici più noti e frequentati in Abruzzo, Campo Felice.


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