Rimanete nel mio amore, produrrete molto frutto

A fine gennaio, la settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani

di don Daniele Pinton | 13 Gennaio 2021 @ 10:30 | ATTUALITA'
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La Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, che si svolgerà dal 18 al 25 gennaio 2021, creata dall’americano Paul Francis Wattson nel 1909 e celebrata ogni anno alla fine del mese di gennaio, sotto l’egida del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), con la partecipazione delle Chiese impegnate nell’ecumenismo, quest’anno avrà come motto “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (cfr. Giovanni 15, 5-9).

Anche nell’Arcidiocesi di L’Aquila, nel rigoroso rispetto delle vigenti prescrizioni per evitare la diffusione da Covid-19, da lunedì 18 a venerdì 22, alle 18,30, nella Chiesa di San Mario alla Torretta, la preghiera insieme con la celebrazione eucaristica, sarà incentrata sulla riflessione del giorno, proposta dall’Ufficio CEI per l’Ecumenismo.

Le diverse Confessioni cristiane, in quei giorni si ritrovernna in preghera, per realizzare l’unità voluta da Cristo per la sua Chiesa e per riflettere sui passi di riconciliazione compiuti finora, impegnandosi a vivere ed operare per l’unità, ma anche, continuando in questo impegno per far si che le divisioni possano essere sanate prima di tutto dalla misericordia di Dio e poi dall’impegno a conoscerci, stimarsi e testimoniare insieme il Vangelo.

Don Giulio Signora, Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo, nell’invitare la comunità diocesana alla partecipazione a questo tempo di grazia e di preghiera per rinsaldare l’unità e la comunione tra le varie Chiesa, ha affermato che

l’ecumenismo è un aspetto della fede cristiana, che contiene due dimensioni complementari, la preghiera perché l’unità voluta dal Signore si realizzi in quanto suo dono (ecumenismo spirituale), e l’impegno perché si superino le barriere che dividono i cristiani delle diverse confessioni (impegno ecumenico). La settimana che annualmente celebriamo a livello globale, ma anche quella che viviamo nella nostra diocesi, vuole anzitutto invocare l’unità come dono che il Signore ha promesso alla comunità dei credenti; per questo ogni sera si terrà una celebrazione eucaristica animata da un movimento o un’associazione ecclesiale diversa. L’intento primario è quello di tener vivo il cuore pulsante della Chiesa, cioè i suoi carismi e le sue ricchezze interne, perché l’invocazione dell’unità sia sentita da ciascun cristiano come propria e come vera. Solo in un secondo momento si può vivere quello che è l’impegno ecumenico propriamente detto, il tradurre cioè in segni concreti e visibili anzitutto quell’unità di fede che già viviamo con tutte le altre confessioni cristiane, e poi attuare quegli sforzi di avvicinamento caritatevole e pragmatico che ai cristiani uniti è chiesto come testimonianza efficace per il mondo. Probabilmente quest’anno, per via delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, non riusciremo a celebrare la Liturgia ecumenica con il parroco ortodosso e il pastore evangelico, ma questa mancanza può solo accrescere il desiderio di vederci di nuovo uniti insieme, appena il Signore ci farà dono di un ritorno ad una nuova normalità che lui vorrà per noi.

Il tema dell’edizione 2021 della Settimana di preghiera, come indicato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (Gv 15, 5-9), è frutto del lavoro della Comunità monastica di Grandchamp in Svizzera, che raduna “suore da diverse tradizioni cristiane e da diversi Paesi”.

La Comunità è stata fondata nella prima metà del XX secolo: negli anni ’30, alcune donne di tradizione riformata della Svizzera di lingua francese, appartenenti ad un gruppo conosciuto come le Dames de Morges, “riscoprirono l’importanza del silenzio nell’ascolto della parola di Dio e, allo stesso tempo, ripresero la prassi dei ritiri spirituali per nutrire la vita di fede, sull’esempio di Cristo, che si ritirava nei luoghi deserti per pregare”. Queste donne furono presto raggiunte da altre, che presero a frequentare regolarmente i ritiri spirituali a Grandchamp. Fu dunque “necessario provvedere ad una presenza stabile che offrisse preghiera e accoglienza al crescente numero di ospiti e di persone desiderose di ritirarsi in preghiera”. Negli anni, la Comunità di Grandchamp ha coltivato “forti legami sia con la Comunità di Taizé che con il padre Paul Couturier, figura-chiave della storia della Settimana di preghiera”. Oggi, a Grandchamp si contano “circa cinquanta suore, impegnate nella ricerca di itinerari di riconciliazione tra i cristiani, all’interno della famiglia umana e nel rispetto dell’intera creazione”.

Il tema della Settimana di preghiera, scelto dalle suore, ha permesso alle religiose di ‘condividere l’esperienza e la sapienza della loro vita contemplativa, innestata nell’amore del Signore, e di parlare del frutto di questa preghiera: una più profonda comunione con i propri fratelli e sorelle in Cristo, e una maggiore solidarietà con l’intera creazione’. Tre i pilastri su cui si basa il materiale redatto: preghiera, vita comunitaria e ospitalità. Essi si articolano come un appello a “rimanere in Cristo” per avvicinarci agli altri e superare le divisioni tra i cristiani.


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