Rieti e la vicinanza con il MuNDA: opere danneggiate dal sisma 2016 in mostra dopo il restauro

di Laura Di Stefano | 03 Settembre 2021 @ 06:00 | CULTURA
Rieti mostra Palazzo Dosi Delfini
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RIETI – La mostra “Oltre una sorte avversa: L’Arte di Amatrice e Accumoli dal terremoto alla rinascita”, è stata inaugurata il 22 Maggio 2021 e proseguirà fino al 9 Gennaio 2022 nella storica cornice di Palazzo Dosi Delfini a Rieti.
La Fondazione Varrone ha promosso e allestito le 11 sale del nobile palazzo, con 64 opere d’arte provenienti dai territori più colpiti dal sisma 2016, Amatrice e Accumoli, restaurate sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti.

La mostra, curata da Giuseppe Cassio e Paola Refice, è stata suddivisa in sei sezioni, in una maniera meno convenzionale della classificazione temporale, è stata scelta, infatti, una suddivisone più emozionale che periodica.
La prima sezione si intitola “Frammenti d’identità” e mette in luce elementi lapidei recuperati parzialmente, come, ad esempio, il modellino ideale di Amatrice che originariamente era scolpito nella statua di Sant’Emidio.
E’ proprio al culto di Sant’Emidio, protettore dai terremoti, che viene dedicata la seconda sezione “A flagello terrae motus: libera nos!”.

La terza viene intitolata “La protezione e la devota pietà”, una serie di opere esposte rappresentano un compendio di devozione popolare, a partire, ad esempio, dai bambinelli modellati in cera e avvolti in tessuti preziosi, fino ad arrivare alle importanti tavole di Dionisio Cappelli sulla società rurale del tempo.

La quarta sezione, “La preziosa sacralità dei riti”, è ospitata nella sala più importante, i broccati e i ricchi tendaggi di quest’ultima competono con la preziosità degli argenti delle opere di oreficeria esposte, come i reliquiari e le croci processionali, capolavori del celebre orafo Pietro Paolo Vannini.

Nella stessa sala viene mostrata al pubblico la tavola d’altare della chiesa di Sant’Andrea di Configno, opera che dà il nome alla quinta sezione “Il Rinascimento a Configno”. L’importanza della tavola è comprensibile al primo sguardo, la ricchezza dei materiali e la tecnica esecutiva permettono l’accostamento dell’opera, proveniente da un piccolo borgo, con quelle dei maestri umbri e toscani del Rinascimento.

La sesta ed ultima sezione,” I simulacri”, mostra delle sculture e dei dipinti su tavola, alcuni dei quali risalgono al tardo medioevo, in tutta la loro pregevolezza a seguito del restauro. La scultura e la rappresentazione mariana iconica, come ad esempio nel trittico della Madonna delle Coste di Accumoli e nell’antica Madonna di Cossito, sono una presenza assai numerosa nelle zone centrali d’Italia.

La tavola che proviene dal santuario della Madonna delle Coste, rientra nella tipologia della Madonna Regina Lactans, tema molto rappresentato nelle opere abruzzesi. L’icona, di origine eremitica, raffigura una Madonna del Latte nella statica posizione delle icone tardo medievali, ma con numerosi rifacimenti di epoche posteriori. Lo storico dell’arte Federico Zeri segnalò che soltanto la porzione del volto fosse originale e attribuì quest’ultima ad un maestro abruzzese della fine del XIII secolo. Impressionante è la somiglianza stilistica e figurativa tra la tavola di Accumoli e quelle esposte a L’Aquila, in particolar modo la si può notare mettendo in relazione l’opera con la “Madonna in Pantanis”, proveniente dalla non lontana zona di Montereale.

(Ne abbiamo parlato in alcuni articoli dedicati: La Virgo Lactans in Abruzzo, tra arte e leggende. La Madonna in Pantanis, La Virgo Lactans in Abruzzo, tra arte e leggende. La Madonna di Ambro, La Virgo Lactans in Abruzzo, tra arte e leggende. La Madonna del Latte di Gentile da Rocca)

La mostra è visitabile gratuitamente dal martedì al sabato dalle ore 17 alle 20 presso palazzo Dosi Delfini, Piazza V. Emanuele II, a Rieti.

 


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